Windows 10 «gratis»: riflettere bene prima di agire

Occhio alle paroline magiche...
Occhio alle paroline magiche...
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 03/06/2015
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Non solo Microsoft sottolinea la gratuità del passaggio a Windows 10, ma sfrutta il vassoio di sistema per «procacciarsi l’affare» dell’aggiornamento. Come mai?

Roma – Secondo quanto riportato dai principali organi di stampa, Microsoft ha iniziato a distribuire nei PC attivi dove girano versioni precedenti di Windows un avviso, dal quale è offerta la possibilità di «prenotare» l’aggiornamento gratuito alla versione 10 di Windows per quando questa sarà disponibile, ossia il 29 luglio 2015: ce lo ricorda l’Agenzia ANSA ma, ovviamente, già lo sapevamo da un pezzo.

L’avviso viene presentato nel vassoio di sistema e, previo consenso dell’utente, Microsoft provvederà a installare automaticamente l’aggiornamento a Windows 10 mediante Microsoft Update, per tutti coloro che hanno in funzione Windows 7, Windows 8 o Windows 8.1. La prenotazione è cancellabile in qualsiasi momento.

Dunque, tutto sembra facile, non ci sono interventi particolari da fare, nessun form da compilare, nessuna formalità e, per di più, gratis. È proprio quest’ultima parolina che dovrebbe invitare a una profonda riflessione prima di fornire il proprio consenso: una volta aggiornato, non si torna indietro (a meno di non disporre di un kit originale di Windows 8, 8.1 o 7 e reinstallare tutto, applicazioni comprese).

Lungi da noi l’idea di porre un freno all’innovazione: se lo facessimo saremmo degli sconsiderati. Tuttavia, innovazione è una parola da far coesistere sempre con riflessione e capacità critica: è l’unico modo per servirsene con consapevolezza, sapendo a cosa si va incontro.

Windows 10 vuole rappresentare il futuro dell’informatica. Non si tratta, come si vuol far credere, di un “semplice aggiornamento” installato il quale tutto andrà come prima, anzi, meglio: si tratta di una rivoluzione totale dell’intero modello funzionale su cui si baserà l’attività del personal computer, dei server e dei dispositivi mobili.

Fate caso ad alcuni cambiamenti anche nella dialettica della casa di Redmond. Ormai non si parla più di programmi, ma di applicazioni, da prelevare in un apposito App Store, esattamente come avviene per i sistemi operativi mobili, e da installare servendosi degli strumenti di installazione e controllo a cui è deputata la funzione di verifica dell’autenticità. Non è detto, quindi, che le tantissime applicazioni Open Source finora impiegate si possano installare con la medesima facilità incontrata finora.

Il nuovo sistema si arricchisce di una caterva di funzionalità, prima tra tutte l’assistente vocale Cortana. Così come accade per Apple, per far girare tutte queste nuove funzionalità occorrono due elementi: 1) potenza di calcolo e 2) memoria. Va tenuto presente, perché se il proprio computer riesce per miracolo a girare decentemente con Windows 7, passando a Windows 10 l’esperienza potrebbe essere deludente sotto il profilo delle prestazioni.

Un altro importante cambiamento di modello è l’impiego, molto più presente di prima, di soluzioni e strumenti concepiti per funzionare in un’architettura cloud: esempi sono One Drive e Office, una coppia indispensabile per impiegare il nuovo pacchetto d’automazione ufficio di Microsoft. Abbiamo già spiegato che cloud computing e cloud storage non sono “il diavolo”, ma bisogna comprendere bene cosa sono e come funzionano per non avere “sorprese” in corso d’opera. A questo proposito può essere interessante rileggere le riflessioni di Alfonso Maruccia, da anni collaboratore di Punto Informatico, che le ha riunite in un articolo ripubblicato su queste pagine con il permesso dell’autore.

Laddove Windows debba convivere con altri sistemi operativi – specie se il PC è abbastanza recente – bisogna tener conto anche del rischio Secure Boot: non sembra che Microsoft abbia inteso inasprire i controlli su quel piano, ma sarebbe oltremodo sconfortante ritrovarsi, dopo l’aggiornamento, con un PC non più in grado di avviare altro sistema operativo che non sia Windows 10.

Un’ultima riflessione la merita proprio quella parolina con cui Microsoft spera di promuovere la diffusione di Windows 10 con la maggiore velocità possibile: gratis. Come può un colosso come Microsoft, che ha investito anni di lavoro e centinaia di migliaia di dollari in ricerca e sviluppo, permettersi di dar via un sistema come Windows 10 “gratis”? L’unica risposta ragionevole è che in effetti non potrebbe, però lo farà. E allora da dove scaturirà il profitto attraverso cui continuare a investire in ricerca e sviluppo e pagare i dipendenti, se Windows 10 – almeno potenzialmente – non porterà in cassa nulla se non i proventi delle copie acquistate dalle aziende?

Evidentemente Microsoft ha spostato altrove le fonti di profitto. Infatti è così: nel momento stesso in cui si obbliga l’utenza a servirsi di un App Store e la si priva (o quasi) della libertà di installare quel che vuole, nel momento stesso in cui si inizia a far accettare l’idea di elaborazione dati distribuita (ossia con programmi che non “girano” sul computer, ma su un server nella nuvola, limitandosi così il computer locale a fungere da interfaccia tra il programma e i dispositivi di interfaccia utente, ossia display, mouse, tastiera e periferiche), eccetera, si tratterà di prestazioni sulle quali Microsoft fornirà un piccolo assaggio gratuito ma, laddove si pretenda di più, ci sarà da pagare. Ancora una volta, come aveva pronosticato Barry Diller nel 2009, «gratis» in Rete non esiste. E Windows sta diventando tutt’uno con la Rete, sta quasi perdendo la capacità di essere un prodotto autonomo.

Questo era solo un piccolo “assaggio” delle riflessioni sulle quali è bene soffermarsi prima di decidere: ciascuno, dietro questo stimolo, approfondirà nella misura che riterrà più congrua. In fin dei conti, c’è gente che ancora impiega Windows XP, nonostante ormai lo si possa collocare tra i reperti archeologici dell’informatica personale e nonostante sia ormai privo di supporto e di aggiornamenti da parecchio.

Windows 7, che ne è l’immediato successore, è ancora lungi dall’entrare in End Of Life (nel “fine vita”) strategicamente pianificato. Oggi Windows 7 è un sistema operativo flessibile, collaudato, robusto, funzionale, capace di far girare di tutto, ancora pienamente supportato da Microsoft, regolarmente aggiornato e, rispetto alle versioni successive, abbastanza “parco” nei consumi di risorse.

Dunque, restare aperti all’innovazione, senz’altro. Ma cadere nella trappola dell’attrattiva esercitata da lucine e lucette solo perché “nuove” è un errore da evitare con la massima determinazione. Se il 30 luglio sul vostro computer ci sarà ancora Windows 7 non accadrà assolutamente nulla di spiacevole: la fretta, come sempre, è cattiva consigliera.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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