Safari 4, difetti di gioventù, ma spopola

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 15/06/2009
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Roma – A partire dalle agenzie più note, la notizia circola con insistenza: Safari 4, il nuovo browser di Apple uscito dalla versione Beta da qualche giorno, secondo una nota della casa è stato scaricato oltre 11 milioni di volte in tre giorni.

Agenzie e principali fonti ricordano che, secondo la società di analisi StatCounter, Internet Explorer di Microsoft è utilizzato per circa il 60% del traffico Internet globale, mentre Firefox di Mozilla ha quasi il 30% e Opera è al 4%, appena sopra Chrome e Safari.

Se ne potrebbe concludere che gli internauti amino essere smanettoni: Chrome di Google e Safari di Apple, lo si è visto più volte, sono browser ancora molto poco inclini agli add-on (come le estensioni di Firefox, ad esempio) ma, in compenso, molto veloci ed immediati. La loro posizione in coda alle statistiche lascerebbe dunque supporre che interessi di più la possibilità di personalizzare le funzioni piuttosto che la velocità.

E mentre per Chrome l’attesa ferve sino a far nascere siti sui quali si discute nello specifico proprio dell’argomento estensioniplugin, per Safari non è altrettanto. Su Safari, al momento, il concetto di extension resta confinato in un alveo sistemistico non proprio alla portata di tutti.

Il nuovo Safari 4, con la spettacolare e scenografica schermata Top Sites

Il nuovo Safari 4, con la spettacolare e scenografica schermata Top Sites

Ma non occorre dimenticare, insieme a qualche piccola scossa di assestamento, che Apple segue una filosofia di mercato e di ingegnerizzazione particolari: estensioni di terze parti non metterebbero la casa di Cupertino in grado di fare asserzioni secche sulle prestazioni del proprio browser. La resa, l’affidabilità e le caratteristiche di base sarebbero troppo sottoposte a variabili fuori controllo.

Tuttavia, la gran quantità di download riscontrata da Apple è un fattore indicativo che potrà forse dimostrare, nei confronti di Safari 4, una certa inversione di tendenza. Al momento, ciò che si “vede” è una possibile ascesa di Chrome ove proponga concretamente un meccanismo di estensioni simile  (nel funzionamento, ma non necessariamente nei dettagli tecnici) a quello di Firefox e una possibile ascesa di Apple con il suo Safari 4 in quanto prodotto senz’altro “chiuso” e poco incline alle personalizzazioni spinte, ma veloce ed affidabile.

Inoltre, inutile negarlo, anche a chi resta dalla parte di Redmond, il look & feel di Mac OS-X piace, piace moltissimo: altrimenti non si spiega come mai vi sia tanto interesse, da parte di fonti notoriamente inclini a spiegare smanettamenti, pardon, personalizzazioni spinte, nell’illustrare in dettaglio come cambiare tema e come dare a Windows un look che non faccia rimpiangere (almeno esteticamente) altri sistemi.

Chi, tentato dai link appena forniti, volesse provare a vestire il proprio Windows “da Mac” o da altri sistemi faccia ben attenzione, tuttavia. I temi più completi che si trovano in Rete, specie quelli per conferire a Windows aspetto e comportamenti esteriori analoghi a un Mac arrivano, ma ad un prezzo: sono piuttoso invasivi e spesso appesantiscono il computer, in certi casi non di poco.

Marco Valerio Principato

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