Internet Explorer + Chrome = ChromIE? Proprio così
Roma – Ecco l’ultima idea partorita dai ragazzi di Mountain View: non possiamo scardinare Internet Explorer dall’esterno? Benissimo. Lo facciamo dall’interno, installando nel cofano del browser di Redmond un cavallo di Troia, pardon, il nostro motore. In altri termini, si fa vera l’eguaglianza: Internet Explorer + Chrome = ChromIE, termine inesistente ma che rispecchierebbe esattamente la realtà.
Tecnicamente parlando, si tratta di uno stratagemma che permette di installare all’interno del browser di Redmond un particolare software, cioè un plugin Open Source che porta all’interno della e blu l’HTML5 ed altre innovazioni. Per tutti quegli utenti che non sanno neppure di utilizzare IE e, magari, ne impiegano una versione neanche nuovissima, non si noterà assolutamente nulla di variato nell’aspetto, né alcun cambiamento nelle modalità d’uso.
Se poi, casualmente, ci si imbatte in siti dove è necessario interpretare tag specifici HTML5, la differenza salterà agli occhi: visitando, ad esempio, il sito 9elements nella pagina dedicata a un’animazione auludio e video specificamente costruita in HTML5, sarà impossibile non notare la differenza. Con Internet Explorer “da solo”, il sito protesterà e inviterà a dotarsi… di qualcosa di meglio. Attivando il “motore” di Chrome, invece, la pagina sarà visualizzata correttamente.
Per chi vuol vedere l’effetto che fa con Internet Explorer 8 senza installare nulla (il lavoro di Google è principalmente indirizzato alle versioni più vecchie di IE) può forzare l’impiego della funzione anteponendo un “cf:” alla URL. Un esempio è nei filmati qui di lato, dove può evincersi il diverso comportamento all’atto di far scorrere la barra “Inside”, presente in basso nelle pagine di questo sito: si potrà notare che con il motore originale Microsoft il click sulle frecce di scorrimento si limita a far scorrere il carosello, mentre con il motore di Chrome accade anche ciò che fanno tutti gli altri browser, ossia una dissolvenza che precede e segue l’atto dell’esecuzione del carosello (per visualizzare i filmati nel proprio riproduttore multimediale, è possibile scaricarli dai seguenti link: primo filmato e secondo filmato).
Cosa accade, dunque, “sotto” ad Internet Explorer quando si impiega questo plugin? Niente cavalli di Troia, un’espressione con cui più di qualche sito ha scherzato. Piuttosto, il celebre browser dalla e blu impiega il motore di rendering basato su WebKit, che da sempre caratterizza Chrome. Il che significa, spiegano da Google, “enjoy modern web apps at blazing speeds”, ovvero godersi le applicazioni moderne a velocità entusiasmanti. Ma non solo: da Google, questo magari non possono dirlo, ma qui lo diciamo in un orecchio ai lettori. Psssst: significa anche che alcune delle strane visualizzazioni di IE, di quelle che costringono gli sviluppatori a scrivere del codice appositamente per IE, saranno un ricordo del passato.
Oltre a questi vantaggi, c’è anche quello di impiegare il potente interprete Javascript V8 in luogo di quello interno: ciò conferisce una velocità e una morbidezza alla navigazione su quei siti che ne fanno impiego ricorrente, che all’Interno di IE decisamente non ci si poteva attendere.
Esaurito lo scenario visto lato utente, è impossibile non osservare – sia pure velocemente – lo scenario lato strategico: non molto tempo fa, attenti osservatori rilevavano ancora la predominanza di Internet Explorer e la difficoltà, salvo pochissime iniziative OEM, di far penetrare Chrome nel mercato del preinstallato. Con l’introduzione di questo “gingillo”, Chrome di fatto si intrufola anche dove… non c’è. Sarà infatti l’utente – o l’amministratore di sistema – a decidere di portarselo in casa.
Da ultimo, è bene ricordare che Google avverte circa la sperimentalità: non si tratta ancora di un prodotto definitivo. Dunque, è necessaria la prudenza senz’altro ma, al contempo, qualche prova può essere fatta scaricando il software da questa pagina di Google. E, forse, per quegli amministratori di sistema il cui obbligo a mantenersi su vecchie versioni di Internet Explorer per compatibilità irrinunciabile con gli applicativi aziendali o istituzionali è imperativo, forse uno spiraglio all’orizzonte inizia a vedersi.
Marco Valerio Principato















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