LimeWire morto? Macché: risuscitato. Si chiama LPE

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 10/11/2010
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Quindici giorni: son bastati 15 giorni perché il LimeWire appena ucciso dalla magistratura americana risorgesse a nuova vita. Più duraturo, più efficiente e più efficace di prima

Roma – Non è da molto che LimeWire ha ricevuto il colpo mortale: era solo fine ottobre quando i giudici a stelle e strisce gli hanno ordinato di chiudere. Ma, come spesso accade in queste circostanze, rieccolo in piedi, più forte che pria: si chiama LimeWire Pirate Edition, aka LPE.

“Dopo poco – racconta una fonte a TorrentFreak – un’orda di scimmie pirata è penetrata nella nave abbandonata, ha riparato le vele, ripulito i cannoni e lo ha rilasciato gratuitamente alla comunità”.

Ed ecco nascere LimeWire Pirate Edition (LPE). Fondato sulla versione 5.6 Beta di LimeWire, l’ultima rilasciata nel corso dell’anno e poi abbandonata dopo l’ingiunzione dei tribunali, è di nuovo viva e vegeta e, per molti aspetti, migliore di quella uccisa dalla RIAA.

“Tutte le dipendenze dai server LLC di LimeWire sono state rimosse, tutte le impostazioni remote disabilitate, le toolbar per Ask (il motore di ricerca, ndB) sono state tolte dal pacchetto e tutte le caratteristiche di quello che era LimeWire PRO sono state attivate, gratuitamente”, ha riferito la fonte al sito.

Non solo: ” LimeWire Pirate Edition dovrebbe funzionare meglio di come funzionava l’ultima versione operativa di LimeWire (la 5.5.10) e dovrebbe continuare a funzionare per ancor più tempo. Niente AdWare o Spyware – precisa la fonte – le scimmie pirata stanno facendo tutto questo a beneficio della community”.

Insomma, quello che TorrentFreak ha ricordato essere un “secret dev team” (una squadra segreta di sviluppatori) ha rimesso in piedi il cadavere, facendone uno strumento ancor più potente.

Per il momento è disponibile solo per l’ambiente Windows e, secondo TF, la LPE funziona perfettamente e sta già circolando in BitTorrent: non a caso, su pagine come questa già lo si trova regolarmente recensito e con tanto di link per scaricarlo tramite BitTorrent, o tramite alcuni dei siti di hosting simili a quelli di cui la MPAA statunitense si sta tanto preoccupando.

C’è per l’ennesima volta da chiedersi: quanto vale la pena di investire tempo, energie, avvocati, denaro e risorse nella (fallimentare) repressione di simili realtà, quando ne togli una e in men che non si dica ne spunta un’altra, invece di chiedersi il perché non si riesce in alcun modo a “estirparle”?

Ma, come al solito, “non c’è peggior sordo di quello che non vuole sentire”.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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