PDL Editoria: lettera aperta all’Onorevole Ricardo Franco Levi

1 punto2 punti3 punti4 punti5 punti (Nessuno)
Loading ... Loading ...

Invia questo articolo Invia questo articolo

Link nativo Link nativo

Indirizzo trackback Indirizzo trackback

Permalink Permalink

Aggiungi a Netvibes

Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 19/11/2008
Commenti 1 commento

«Dichiarazione di Ricky Levi (Pd), portavoce Governo ombra». Così apre il sito ufficiale del Partito Democratico, in cui l’Onorevole Ricardo Franco Levi dichiara ai netizen: “Cancellerò dal testo il breve capitolo su internet”. Non potevo fare peggiore lettura al primo giorno in cui mi rimetto in piedi dopo due giorni di dolori da influenza. Tanto ora debbo stare per forza a casa, ne avrò di tempo per leggere e rimettere in pari tutto.

Togliere quel pezzo, Onorevole “Ricky”, non significa aver risolto il problema. Che sia il caso di concedersi una “pausa di riflessione” non c’è dubbio. Purché in quella pausa si pensi e si rifletta sugli errori del passato, si tenga conto di ciò che ho ripetuto (e non solo io) fino alla nausea, tentando di farlo capire anche in inglese: impossibile creare una qualsiasi forma di legge che tenti di regolare un sistema duepuntozero servendosi di strumenti unopuntozero. Il risultato sarebbe un’accozzaglia di parole unopuntocinque che, come si dice a Roma, “non sa né di me né di te”, sarebbe spersonalizzato, vacuo, inapplicabile, inadeguato, inopportuno e, alla fine, effimero.

E, sul fatto che la Sua proposta vacilli comunque, sono confortato dal parere di giuristi, che hanno però il “difetto” di stare “da questa parte”: parlo di Daniele Minotti, che già da parecchio illustra il suo punto di vista, di Guido Scorza che già da qualche giorno avverte sui rischi di demagogia e, così come di loro due, di tanti altri giuristi telematici che in un modo o nell’altro hanno contato peli e pelucchi di questa singolare PDL.

La Sua proposta, Onorevole Levi, letta da chi non è giurista ma ha una certa confidenza con i numeri (l’informatica mi obbliga ad avercene) “stride”: nel testo c’è una commistione tra cartaceo e online, tra la vecchia stampa e la nuova editoria, tra informare e dare notizie, che tenta di mixare componenti incompatibili tra loro. Non ne verrà fuori un gradevole cocktail, piuttosto ne verrà fuori un ignobile liquido imbevibile un misero testo inapplicabile.

Continuiamo tutti a non capire perché tanta ostinazione nel voler asservire siti e blog che non hanno alcuna pretesa di assurgere a “testate” (= che non hanno alcuna intenzione di fruire delle “provvidenze” erogate a sostegno) alla responsabilità del “reato a mezzo stampa”, che di fatto già c’è. Continuiamo a non capire perché tanto accanimento contro l’aggiornamento giornaliero: se c’è da discutere di qualcosa, da evidenziare fatti, siti e blog personali andranno sempre ben oltre quello che fanno le “testate”: aggiorneranno non una, non due, ma tre, cinque, anche dieci volte in un giorno. Come taceranno per uno, due, tre, cinque giorni se non c’è nulla di rilevante da dire. E continuiamo, infine, a non capire perché impedire a chi ne ha la capacità di fornire informazioni con qualità uguale (o superiore, in alcuni casi) a quella offerta dalla “stampa”: ricordo il caso di un giudice britannico che, a fronte di una querela presentata da una stazione televisiva a pagamento contro un gruppo di hacker che forzò con successo la cifratura, replicò: “se non volete che vi sottraggano le trasmissioni, cifrate meglio“.

Dov’è, allora, la “lama del rasoio”, quel sottile confine al di qua del quale sei un “sito/blog personale” o poco più, e al di la del quale sei una “testata”? Non c’è! Questa è la realtà. Il che significa semplicemente che la Sua PDL ha un “footprint” inadeguato, che non può “normare” un sistema poliedrico e multicomportamentale qual’è la blogosfera o, comunque, la sfera dei siti non asserviti al sistema della “stampa”.

La verità, Onorevole, è un’altra: il Web 2.0 ha dimostrato di avere capacità di gran lunga superiori alla “stampa”, di saper andare oltre, di essere più fresco e immediato di ANSA, ADNKronos, Associated Press, AGI e tutta la lista delle agenzie. Se nel giornalismo tradizionale è noto il concetto di “ultim’ora”, nel Web 2.0 potrebbe coniarsi quello dell’ “ultimo minuto”. Oggi il blogger ha a disposizione strumenti che gli permettono di bloggare dal vivo, anche in multimediale se solo lo si desidera: basta avere il cellulare adatto e un idoneo interfacciamento – peraltro realizzabile con discreta facilità – tra il proprio blog e la relativa applicazione sul cellulare.

Invece di mettere un guinzaglio una museruola alla “nuova stampa” (è l’unico imbrigliamento terminologico che Le posso concedere) perché non pensare che, forse, va davvero rivisto tutto in chiave aperta, più moderna e più spigliata? Dobbiamo pensare che ci siano ragioni non palesi per cui lo fate? Cercate, voi politici, di convincerci del contrario, per favore. Altrimenti resteremo convinti che si tratti solo di una strenua e geriatrica difesa di parte, utile solo a tenere in vita certe “corporazioni”, francamente oggi un tantino anacronistiche.

E non tirate fuori risibili e ridicole argomentazioni come il “fare impresa”: tra l’avere qualche banner che al massimo allevia le spese di hosting e il fare impresa c’è una bella differenza, costituita da qualche zero dopo gli interi dell’Euro. In quel caso, e solo in quel caso, trovo che, producendo reddito vero, l’attività debba contribuire come qualsiasi altra attività produttiva. Ma non si può guardare la torta solo al centro: se è innegabile che qualche soldo entra con l’apposizione dei banner, non c’è motivo per non mettere in conto anche le fatture mensili dell’hosting provider. E allora, se un blogger spende 149,95 dollari al mese per avere un hosting di qualità e incassa cifre variabili tra 100 e 200 dollari al mese dalla pubblicità direi proprio sia difficile attribuirgli l’etichetta di impresa: sarebbe un’impresa da Kamikaze.

Suvvia, siamo realisti. Se – come è – 50 dollari in un mese forse avanzano, il mese dopo invece ce li rimetterà il blogger, vista l’instabilità del flusso prodotto dai banner. Dunque, in sostanza, forse il blogger nell’arco dell’anno riesce a non rimetterci. Ma da qui a dire che faccia impresa… Andiamo! Non siamo tutti TechCrunch o ArsTechnica, eh! Qualora lo diventassimo (magari fosse, per alcuni aspetti) sarò il primo a dire: “adesso ha ragione, Onorevole Levi. Ora ho un milione di visite al giorno, incasso oltre 5mila dollari al mese di pubblicità, dunque è giusto che paghi”. E lo farei volentieri, a quel punto. Anche senza percepire alcuna “provvidenza” prevista per le “testate”.

Quanto al sapersi comportare in Rete, Onorevole, sappia che la blogosfera ha la capacità di autovigilarsi: oltre certi limiti può star certo che un blogger non andrà, pena l’autoesclusione. Proprio su queste pagine, recentemente, abbiamo suonato l’allarme dopo aver letto cose strane scritte da alcuni a seguito dell’esperimento di Ginevra. E, come ben saprà, basta linkare l’articolo di qualcuno perché del proprio articolo compaia un “estratto” nei commenti dell’altro. Impossibile restare all’oscuro. In questo caso ancor più che in tutti gli altri è solo la “stampa” a restar fuori. Cioè indietro, per essere esatti.

Marco Valerio Principato

Argomenti trattati:
, , , , , ,

1 punto2 punti3 punti4 punti5 punti (Nessuno)
Loading ... Loading ...

Invia questo articolo Invia questo articolo

Link nativo Link nativo

Indirizzo trackback Indirizzo trackback

Permalink Permalink

Feed RSS Home Feed RSS Home

Feed RSS Ultimissime Feed RSS Ultimissime

Feed RSS Commenti Feed RSS Commenti

  1. gianfranco56 scrive:

    Dopo aver letto il testo del DDL presente sul sito della Camera dei Deputati, consultabile da chiunque abbia interesse al seguente indirizzo: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0014370.pdf
    mi sembra di poter affermare che la notizia è priva di fondamento.
    Posto che tale DDL raggiunga l’Aula( attualmente si trova Assegnato il 6 novembre 2008 in sede referente alla VII Commissione Cultura) e venga messo ai voti, cosa che io ritengo molto improbabile, mi pare di poter escludere che riguardi i Blog.
    Anzi, dalla lettura dell’art. 8 che riporto di seguito, essi, al pari di ogni altra iniziativa personale e non imprenditoriale, sono esclusi dall’obbligo di registrazione dal registro degli operatori di comunicazione.
    Cordiali saluti
    Gianfranco

    A

    RT. 8.
    (Attività editoriale sulla rete

    internet).
    1. L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete

    internet
    rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

    2. Per le attività editoriali svolte sulla rete

    internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito
    di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

    3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla

    rete

    internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono
    il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.