IPv6: in cinque mesi, in Italia saremo tutti alla frutta

World IPv6 Day 2012
World IPv6 Day 2012
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 19/01/2012
Commenti 3 commenti | Permalink

Il 6 giugno 2012 sarà il World IPv6 Day. L’Italia, naturalmente, non è pronta: con tutti gli strumenti di verifica ormai disponibili, ciascuno lo può verificare. Ed è un errore: anche questo fa parte del saper uscire da una crisi

Sono mesi, anni, quasi decenni che si parla di IPv6, la nuova versione del protocollo IP il cui spazio di indirizzamento è capace di coprire senza alcun  problema le esigenze di connettività Internet dell’intero pianeta, ormai cresciute a dismisura. Alle quali l’attuale protocollo IPv4 non può asssolutamente fare fronte. Eppure, in Italia ancora nulla si muove, almeno all’apparenza.

Le news in circolazione nei giorni passati hanno suonato – nuovamente – il tamburo sulle prospettive per l’anno in corso: il 6 giugno 2012 ci sarà – di nuovo – il World IPv6 Launch, quella che dovrebbe essere una versione di produzione dell’analogo evento di test accaduto lo scorso anno l’8 giugno (World IPv6 day), al quale l’Italia ha partecipato con numeri risibili.

Come al solito, le danze le apriranno i big: Google, Facebook, Microsoft, Akamai, Yahoo e qualche altro. Non si può però dimenticare che se il proprio provider non offre connettività IPv6, l’unica via d’uscita è rappresentata dal c.d. “dual-stack”, ossia l’avere, in poche parole, entrambi i protocolli in funzione, sia IPv4 che IPv6.

Se ci si astrae un attimo e si pensa alle due realtà, si arriva a una conclusione non tanto gradevole: Internet basata su IPv4 è una rete, Internet basata su IPv6 è un’altra rete e tra le due, salvo interventi mirati, non c’è alcuna possibilità di scambio dati. In altre parole, se Google – per esempio – passasse a IPv6 senza adottare alcuna architettura “doppia”, per chi resta servito da un provider IPv4-only Google diventerebbe semplicemente irraggiungibile, ossia scomparirebbe dal Web. Altrettanto dicasi per tutti gli altri.

C’è uno sforzo da fare, dunque, inversamente proporzionale al proprio ruolo nel Web: se si è dei semplici internauti, occorre avere il dual-stack sul proprio computer e un router ADSL adatto a funzionare anche con IPv6; se si è provider occorre avere tutta l’infrastruttura di rete e relativi macchinari dotati di dual-stack; se si è grandi operatori del Web (come Google, Facebook, ecc.) occorre avere non solo tutta l’infrastruttura di rete dotata di dual-stack, ma anche tutti i sistemi di calcolo e storage.

test-ipv6.comsu Tiscali: un pianto (click per ingrandire)

test-ipv6.comsu Tiscali: un pianto (click per ingrandire)

Invece, niente: se ci si collega al sito appositamente predisposto, test-ipv6.com, si potrà rilevare che nella maggior parte dei casi i provider italiani risultano del tutto estranei alla nuova rete e lo si nota in particolare dai loro DNS (in figura un lancio di tale test sul provider Tiscali), che non risultano in grado di lavorare sulla nuova rete. In altre parole, incapaci di risolvere un qualsiasi nome a dominio che faccia capo a un computer connesso in IPv6.

Di questo passo – dato che il 6 giugno, anche se fa ancora freddo, ci mette un attimo ad arrivare - il calendario avanzerà inesorabile e all’orizzonte è molto probabile si stagli più di qualche disservizio. È incredibile che ancora oggi nessun grande provider italiano (Telecom Italia,  Infostrada, Tiscali per primi) abbia diramato uno straccio di nota con cui dichiari agli internauti d’Italia cosa intende fare di fronte a questa necessità. Unica eccezione, al momento, è Fastweb, che partecipa e non sembra voltare le spalle al tema.

Siamo tutti qui, pronti ad accogliere vostre  notizie. Se avrete la bontà di darcene.

Marco Valerio Principato

Update – Grazie al lettore per la segnalazione sulla svista (Launch invece di Day), corretta, e per aver indicato la (stupefacente) partecipazione di Fastweb.


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Sezione in lettura: Editoriali

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Commenti
  1. gianrico scrive:

    In realta’ il dual-stack e’ solo una delle strade che verranno percorse nell’integrazione di IPv4 e IPv6. Infatti se avete il dual-stack vuol dire che avete sia un indirizzo IPv4 che uno IPv6, il che sara’ impossibile da ottenere visto che gli indirizzi IPv4 stano finendo.

    A livello globale la tecnologia di transizione scelta si chiama NAT64 per fornire accesso alla rete IPv4 dalle nuove reti solo IPv6. Il dual-stack sara’ per chi ha gia’ un indirizzo IPv4.
    In Italia siamo come negli altri paesi. Se hai un indirizzo IPv4 te lo puoi tenere senza fare niente. I provider stanno organizzando la loro rete ma non vedo perche’ bisogna creare del panico visto che le rogne sono loro piu’ che dell’utente finale.

    Gianrico Fichera

  2. Lorenzo scrive:

    Fastweb non sembra partecipare…
    Qui http://www.worldipv6launch.org/participants/?q=2 (link riportato nell’articolo) si dice che per essere elencati bisogna offrire di default IPv6 ai nuovi clienti… cosa che non mi risulta fastweb faccia.
    Spero che qualcuno mi smentisca

  3. [...] me, ovvero dal mio router? Dunque, con l’occasione, e visto l’imminente – almeno si spera – passaggio a IPv6, ho approfittato per sostituire il mio fido AVM FritzBox FON WLAN 7170 [...]


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