Privacy, contro Google per arginare l’emorragia d’impresa

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 04/03/2013
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Editoriali – Antonello Soro, garante privacy italiano, sostiene la lotta dei garanti privacy contro Google: occorre un’azione forte e decisa, anche repressiva. Ne va di cittadini e imprese.

I garanti di tutti e 27 i paesi europei impegnati nella tutela della privacy hanno unito i loro intenti accordandosi sulla volontà di prendere provvedimenti contro Google e i big della Rete, acciocché agiscano e modifichino le proprie politiche. Entro l’estate una speciale task force cercherà di far “ragionare” il gigante del Web nell’intento di ricondurlo a più miti consigli sul tema della privacy. E l’opera potrebbe estendersi presto agli altri big.

La piacevole novità non sta solo nell’unità di intenti, di cui è parte anche il garante italiano Antonello Soro, ma anche nella generale adesione decisa lo scorso venerdì, dalla quale dovrebbe scaturire un segnale forte e compatto delle volontà del vecchio continente.

“L’azione congiunta di tutti i Garanti europei nei confronti di Google mira ad affermare l’esigenza del rispetto della riservatezza dei cittadini europei anche da parte dei big delle Rete e dalle imprese che operano nel settore delle comunicazioni elettroniche ovunque siano stabilite”, ha detto venerdì scorso il dott. Soro.

Il garante italiano, nel sancire la propria adesione alla linea, ha sottolineato un aspetto molto importante. Se Google (e i big della Rete) non si adegueranno, le imprese locali – penalizzate dal dover ottemperare a norme più restrittive sul tema rispetto agli OTT – concluderanno di far meglio a traslocare all’estero: mani più libere, minor carico fiscale, maggiore libertà d’impresa, in una parola “fuga”, al più presto.

In un momento così recessivo non solo per l’Italia ma per buona parte dell’Europa questa è l’ultima cosa da agevolare: fuga di capitali, di cervelli, di know-how e di specificità imprenditoriali equivale ad aiutare ancora la recessione nella sua (finora) inarrestabile marcia.

L’attività in prima linea è affidata al garante francese, che ha alle spalle non solo la condivisione di intenti con gli altri garanti sullo specifico tema, ma anche motivazioni connesse con la mancata corresponsione al fisco d’oltralpe delle quote fiscali, che Google (e la maggior parte degli altri big) non versano in toto ma solo in minima parte, grazie all’accurata dislocazione delle rispettive sedi legali, collocate laddove il carico fiscale è molto inferiore.

Non solo: in Francia è anche nata un’altra idea, da un lato diabolica, dall’altro condivisibile, vista la reiterata elusione di qualsiasi richiesta fatta arrivare finora a Mountain View. Idea che, tra l’altro, si applicherebbe anche ad altri big, e cioè quella di tassare la raccolta dei dati personali. Ci sta lavorando Nicolas Colin, autore di una delle relazioni in cui si delinea la possibilità.

Certamente è assai improbabile che sia Google, sia gli altri giganti ottemperino alle richieste tanto facilmente.

Del resto, ciò comporterebbe una revisione radicale non solo delle politiche “scritte” – il famoso fine print che nessuno legge quando si accettano i “Termini e Condizioni d’Uso” – ma una rivisitazione di interi sistemi e di intere architetture, a partire dal sistema operativo mobile Android per finire a Google OS, senza contare il corpus della totalità delle Google Properties (Google Mail, lo stesso portale di ricerca, Google Documenti, Google+, eccetera), che dovrebbero assumere comportamenti diversi in relazione alla provenienza della richiesta di servizio. Altrettanto sarebbe per gli altri big.

Questa volta, però, sembra che in Europa ci sia una certa determinazione. La posizione espressa dal dott. Soro, corroborata da intenzioni combacianti con gli altri 26 paesi, sommata alle recenti indagini avviate su applicativi per smartphone come WhatsApp e alle pressioni effettuate su Microsoft per analoghe motivazioni inerenti l’applicazione Skype sembrano confermare che i molteplici sforzi compiuti dalle associazioni di consumatori, dagli utenti stessi e dalle numerose attività di osservazione e informazione provenienti da social network e blogosfera stiano portando concretezza e risolutezza.

Forza, vecchia Europa. Ce la possiamo fare.

Marco Valerio Principato


Per approfondimenti:

  • Corriere delle Comunicazioni, Antonello Soro: “Azione repressiva contro Google”, online
  • The New York Times, French Tax Proposal Zeroes In on Web Giants’ Data Harvest, online
  • Italia Oggi, I big di internet sono minimi, online
  • The New York Times, European Countries Seek More Taxes From U.S. Multinational Companies, online
  • Dagospia, Il fisco italiano vuole […] (titolo troppo lungo), online
  • Article 29 WP, Google’s privacy policy: European data protection authorities are coordinating their enforcement actions, online (PDF)
  • Osservatorio della Rete (Facebook), ricerca argomento “Google”, online

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