Thorsten Heins, così affonderai l’azienda

BlackBerry 10

BlackBerry 10

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 16/07/2013
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Se l’AD di BlackBerry non si decide ad «aprire le orecchie», «aguzzare gli occhi» e «accendere» tutto il cervello, non solo parte, credo che per BlackBerry siano guai.

Guardate da quanto tempo le voci di inserzionisti, partner, clienti privati e business, semplici appassionati o fan si fanno sentire: BlackBerry – ora si chiama ufficialmente così, niente più RIM: c’è stato l’ok degli azionisti – non sta andando nella direzione giusta. E da quest’orecchio, nessuno di noi capisce esattamente perché, “non ci vuol sentire”, almeno non sembra.

Sull’hardware, personalmente (mi riferisco a uno Z10), non ho lamentele: secondo me è ottimo. Mi ha sorpreso soprattutto la buona visibilità del display in pieno sole: migliore del Samsung. Ma, a parte le doti hardware, sono mesi che riassumo cosa non va nel BB OS 10, il nuovo sistema operativo. Lo rifaccio, brevemente, puntando il dito sugli errori a mio parere più grossolani:

1) privacy: anziché andar meglio, siamo andati peggio, nessun paragone con il controllo a grana fine delle versioni precedenti (dalla 7 in giù);

2) sicurezza: togliere il BIS (il BlackBerry Internet Service) in maniera definitiva e non lasciarlo, per esempio, opzionale è stato un errore madornale, tenendo conto che tra l’altro all’interno le funzioni ci sono, visto che in caso di “doppio impiego” (sia privato che di lavoro) in ambiente attrezzato il BES (Il BlackBerry Enterprise Service, ossia la versione “business” del BIS) c’è e funziona;

3) sincronizzazione offline: errore imperdonabile quello di avviare la vendita dell’apparecchio senza dotarlo sin dall’inizio (e non a “scoppio ritardato”, per di più parziale) di una funzionalità a cui gli utenti BlackBerry sono abituati da sempre, ossia la sincronizzazione completa via cavo con Microsoft Outlook;

4) le App: ce ne sono parecchie, ma lo store è troppo “indietro” rispetto a quel che si trova per iOS di Apple e Android di Google.

Ora vorrei ragionare su alcune cose.

Per quanto attiene la privacy (punto 1), la stragrande massa di persone ignoranti (non in senso offensivo: semplicemente di coloro che ignorano le conseguenze di una gestione lasca e poco puntuale delle varie opzioni di privacy) ritengono che essa non sia così importante. Invece lo è, eccome: è fondamentale che la si possa governare a puntino, esattamente come si è fatto fino alla versione 7 del sistema operativo. Nulla di “obbligatorio”, ma la possibilità deve esserci. Altrimenti davvero non si avrà più il controllo di nulla.

Sulla questione del BIS (punto 2) sarebbe stato molto meglio lasciarlo disponibile, magari opzionale. Del resto, parliamoci chiaro: BlackBerry puntava (e punta) a uno smartphone capace di attirare un vastissimo ventaglio di clientela: su questo punto ritornerò dopo.

Per quanto concerne la sincronizzazione (punto 3) non c’è niente da aggiungere: lo dovrebbero fare e basta, senza porvi altro tempo in mezzo. E non a metà, ma tutto (ossia: contatti, agenda, cose da fare/attività e note), non in parte (ossia solo contatti e agenda).

Sulla disponibilità di App in catalogo (punto 4), anche qui, c’è poco da discutere: qui sono i numeri a fare la differenza. Per il cliente medio, avere 100mila App  a disposizione è una cosa, averne milioni è un’altra: nessun “cliente medio” entra nel merito e si chiede quale sia il livello qualitativo di milioni di App rispetto a quello di un centinaio di migliaia. Ma se questo vuole il mercato, la casa deve adeguarsi, e per tempo: l’atteggiamento di rincorsa è la cosa peggiore.

Ora, andiamo più a fondo sulla questione del BIS. Perché sostengo che avrebbero dovuto lasciarlo come opzione? Lo spiega molto bene Randy Eckel su Minyanville.com: BlackBerry deve tornare alle sue radici. Ciò significa senz’altro tornare a offrire la garanzia di riservatezza, ma sostanzialmente significa dare garanzia di recapito dei messaggi e affidabilità di ricezione, con in più il “sollevare” lo smartphone da una continua attività di polling dei server, a tutto vantaggio della batteria e della tempestività, attraverso l’impiego di quello che è sempre stato uno dei punti di forza di BlackBerry: l’autentica modalità “Push”.

Con l’occasione trovo sensatissima la proposta di Eckel di presentare analoga possibilità (a pagamento, ovvio) per iOS e Android e di rendere l’applicazione BlackBerry Messenger un servizio crossmediale, ossia capace di far dialogare i tre “mondi” (BB OS, iOS e Android) non solo tra loro, ma anche con il computer, almeno limitatamente a Windows e Mac OS X (inutile chiedermi se secondo me dovrebbero farlo anche per Linux: certo che si).

Vediamo perché. Per i clienti giovani, teenager, ragazzi e comunque per coloro che usano lo smartphone più come “giocattolo di lusso” o come strumento addizionale, l’utilizzo del BIS non ha vantaggi concreti: per “messaggiare” usano WhatsApp o Viber, per l’email usano Google o Yahoo! o Outlook.com (ora che non c’è più Live Messenger), dunque a loro il BIS non serve. Va benissimo lasciargli la possibilità di non averne bisogno, vanno benissimo il design e l’architettura “più generaliste” che ho illustrato quando ho parlato per la prima volta del nuovo oggetto della casa canadese.

Per chi invece utilizza l’email propria, su proprio dominio, o – comunque – vuole la vera, vecchia affidabilità old-style di BlackBerry, perché non dargliela? E perché non promuovere, presso gli operatori, la opzionalità di quel servizio a un costo simbolico – per esempio – di 1 euro al mese? Sono convinto che tutti coloro i quali apprezzano il BIS, a partire da me, lo pagherebbero volentieri.

Qualche giorno fa il Times of India ha pubblicato un articolo da cui si apprende che l’AD di BlackBerry, Thorsten Heins, ha ammesso che il lancio della nuova linea di smartphone negli Stati Uniti è risultato ben poco soddisfacente. Si moltiplicano le segnalazioni di grandi rivenditori che abbassano il prezzo della versione sussidiata (cioè con contratto biennale obbligatorio con un operatore cellulare) finanche a 49 dollari, pur di venderlo (basta qualche ricerchina su Google News per verificarlo, ecco un esempio).

Purtroppo non è (solo) una questione di prezzo. Ci sono una sostanziale insoddisfazione, una insofferenza e un risentimento provenienti proprio da coloro che già erano clienti – felici – di BlackBerry: ciò che si aspetta quel segmento del mercato, che non è affatto trascurabile (sono milioni di clienti) nella transizione da BBOS 7 a BBOS 10 è di avere tutto ciò che già aveva e, in più, avere tutto ciò che manca a BBOS 7 per non farlo sentire “distante” da iOS e Android, questa è la verità. Non posso credere che l’azienda non ci abbia pensato.

Dunque, non è solo una questione di “lancio” mal riuscito o mal curato, non è con la rimozione del marketing manager Richard Plasentin, capro espiatorio sprecato, o di T.A. McCann, responsabile messaging e social, o – peggio – di Marc Gingras, progettista del BlackBerry Hub (vedi questo articolo su Smartcompany.com.au) che si risolve il problema, né con i tagli al personale di cui si parla nelle News.

Il problema si risolve dando soddisfazione alla clientela, tutta. “Dai a ognuno ciò che vuole”, dice il proverbio. Ma quel che fa più stizzire è che la nuova linea di smartphone e il nuovo sistema operativo versione 10 hanno tutto ciò che occorre per dare attuazione al proverbio. Sarebbe solo questione di “ascoltare” la Rete e, in generale, i “lamenti” che da essa si sollevano. Invece di perdere tempo con un BlackBerry Q5 – che francamente non so proprio quale posto possa occupare nel mercato – o altre menate del genere, si proceda a un puntuale allineamento delle prestazioni e dei servizi. Possibile che l’AD Thorsten Heins non riesca a capire che si tratta prima di tutto di una questione filosofica, prima ancora che tecnica e commerciale? Non ci posso credere.

Per quanto mi riguarda, oggi io sono uno Z10-pentito, che ha tentato di rispolverare un Bold 9000 accorgendosi presto della sua indadeguatezza hardware e di memoria, e che pur di non perdere certe caratteristiche ha scelto di riadagiarsi su un Bold 9900, riponendo lo Z10 nella sua custodia “fino a nuovo ordine”. Quel “nuovo ordine” significa che Thorsten Heins e tutto lo staff debbono aprire le orecchieaguzzare gli occhiaccendere tutto il cervello e non solo una parte e dare concreta attuazione a una sterzata decisa, mirata in questa direzione.

Una cosa sola è certa, secondo me: se Heins non si deciderà a impugnare lo sterzo e sterzare con decisione da questa parte – quella che ho qui sommariamente delineato – a mio parere otterrà solo un effetto: farà la parte del capitano che, diligentemente, affonderà con tutta la nave. E sarebbe un vero peccato.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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