Google e il dominio. Del mondo

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 25/06/2014
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Quando qualcuno diceva che Google dominerà – e domina – il mondo, aveva ragione. Diceva anche che dovremmo preoccuparci e parrebbe proprio che sia il caso di farlo.

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Il mondo visto da Google (da un'immagine di controinformazione.info)
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Anche qui è arrivato. Anche a registrare i nomi a dominio della Rete. Con questo passo il gigante di Mountain View, a.k.a. Google, si predispone a prendere per mano i suoi “beni intermedi” – cioè noi cittadini del mondo – sin dal primo, vero “passo” in Rete.

La titolarità di un nome a dominio (ciò che compone l’indirizzo di un sito: la parte che è a volte preceduta da “www” e seguita dal codice paese, come “it” per l’Italia) – è un po’ come quando ci solleviamo, smettiamo di stare carponi e cerchiamo di mettere un piede dietro l’altro per imparare a camminare seriamente.

Metaforicamente è come se Google avesse predisposto un’accurata risonanza magnetica: si entra da davanti, con l’atto di acquisizione di un nome a dominio, e quando si esce da dietro la grande G ha scandito tutto, sin nella più intima particella di cui siamo composti ai fini della Rete.

Perché farà come fanno tutti gli altri, quando si registra un nome a dominio: dovrà chiedere – e memorizzare, da subito – nome, cognome, data di nascita, residenza anagrafica, numeri di telefono e fax e quant’altro. Schedati dal primo minuto.

Poi serve qualcuno che svolga il servizio DNS: altrimenti il resto della Websfera non saprebbe come tradurre il nostro nome a dominio nuovo nuovo in un indirizzo IP da raggiungere. E Google si offrirà: ha il suo sistema di DNS. Sta tentando di farlo usare persino presso qualche provider nostrano, figurarsi se non gli conviene, è fonte di una marea di informazioni.

Poi serve l’hosting: ci vuole qualcuno che metta a disposizione un computer, reale o virtuale che sia, sul quale alloggiare quanto vorremo scrivere e far vedere al mondo. E Google, naturalmente dietro percentuale, “proporrà” pacchetti di hosting con organizzazioni, diciamo così, “convenzionate”, facendosi nel frattempo un’idea della nostra capacità di spesa. Eh si, perché se sceglieremo cose tipo Altervista vuol dire che non abbiamo un centesimo, ma se scegliamo un pacchetto “top” di BlueHost o simili, allora qualche soldino ce l’abbiamo.

E dal tipo di pacchetto di hosting scelto si vedrà anche con quale tipo di offerta pubblicitaria circonvenire l’incauto nuovo cittadino del Web: pacchetti AdSense pronti per Wordpress o per Joomla, oppure offerte AdWords per siti più grandi.

Naturalmente servirà anche la posta elettronica: ogni nome a dominio “moderno” deve avere il suo “info@nomeadominio.ext” e la grande G ci proporrà un pacchetto Gmail su misura, così saprà anche tutto quel che passa per l’email. Magari integrato con Google Voice, così anche le telefonate sono fonte di informazioni. Magari anche con un’App dedicata per Android, così saprà anche dove stiamo, che facciamo, con chi parliamo, quando, dove e per quanto tempo, quali siti visitiamo, quanto tempo ci stiamo, eccetera.

Manca solo che offra un servizio di DNS dinamico come quello di DynDNS e avrà messo sotto controllo anche i sitarelli amatoriali, fatti dentro casa, con “l’ardire” di essere raggiunti dal Web.

Praticamente, aveva ragione Siva Vaidhyanathan, nel suo libro “La grande G – Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci”1(c’è sia in italiano che in inglese, a chi piacesse): il gigante sta completando l’opera. Lasciamolo lavorare.

Marco Valerio Principato

  1. Un ringraziamento a Teresa Numerico, docente del dipartimento di Logica e Filosofia della Scienza dell’Università Roma Tre, per avermi aperto ancora di più gli occhi durante il corso di laurea: se ho letto quel libro lo devo a lei.  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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