Email universitaria: in mano a chi?

L'email dei principali atenei italiani, ormai vittima dei big della Rete.
L'email dei principali atenei italiani, ormai vittima dei big della Rete.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 15/07/2014
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Vista dall’interno, l’email universitaria in mano ai colossi (Google, Microsoft) è ancora più sconsolante. Ma la colpa è tutta degli atenei?

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Il momento del logon al sistema di posta.
Il momento del logon al sistema di posta.
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La Web App di Outlook, una volta eseguito il logon, sulla mia utenza universitaria.
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Intestazioni di un messaggio ricevuto da una ricercatrice di Roma Tre al mio indirizzo d'ateneo: come si nota, il percorso è evidentemente trattato dalla struttura Microsoft.
Intestazioni di un messaggio ricevuto da una ricercatrice di Roma Tre al mio indirizzo d'ateneo: come si nota, il percorso è evidentemente trattato dalla struttura Microsoft.
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Desidero riallacciarmi a un articolo pubblicato da Key4biz.it, firmato da Paolo Anastasio e segnalato su Facebook da Raffaele Barberio, direttore del sito. Il titolo mi ha colpito: «Università italiane, la posta elettronica in mani estere. Segreti accademici a rischio privacy».

Essendo tornato a fare lo studente, è chiaro che sia più sensibile al problema. Purtroppo è la realtà: anche l’università che frequento io, Roma Tre, fa parte della folta schiera di cui parla Anastasio.

Ciò che mi lascia perplesso è il modo in cui è stata “implementata” la novità: l’indirizzo ufficialmente comunicato a noi studenti è http://webmail.stud.uniroma3.it, il che lascia pensare a un sistema residente presso i server interni all’ateneo.

Neanche per idea: appena ci si collega a quell’indirizzo avviene un redirect, che punta il browser a https://sts.uniroma3.it/adfs/ls/?wa=[…], il che trae in inganno. Si osserva, infatti, l’uso di “https” che tranquillizza, e si osserva anche che si continua a restare entro il dominio “uniroma3.it”.

A quel punto si giunge alla schermata (vedi immagini in colonna) dove deve avvenire il logon per autenticarsi al sistema di posta. Non appena ci si autentica, termina l’idillio: il dominio “uniroma3.it” viene abbandonato e dopo aver attraversato “login.microsoftonline.com”, ci si ritrova con l’interfaccia utente caricata e si realizza di star usando tutt’altro: si impiega la Outlook Web App di Microsoft.

Altro che “uniroma3.it”. Dunque, siamo nel pieno della realtà descritta da Anastasio su Key4Biz.it.

I server di Microsoft – i quali, nota bene, fanno ciò che fanno quelli di Google, di Facebook e compagnia, cioè (come minimo) analisi linguistica computazionale al fine di estrarre dati di profilazione – espongono non solo noi studenti (che ancora, in quanto tali, non trattiamo quasi mai nulla di riservato), ma principalmente i ricercatori e i docenti, i quali magari sono convinti, specie nei dipartimenti non affini alla materia (come il mio), di essere al sicuro, e sono invece esposti a inevitabili compromissioni della riservatezza della corrispondenza.

Docenti e ricercatori, infatti, pur disponendo in gran parte di indirizzi che non comprendono il dominio di secondo livello “stud” come noi studenti, ma impiegano indirizzi come “nome.cognome@uniroma3.it”, sono ugualmente esposti: basta esaminare uno qualsiasi dei tanti messaggi che io stesso ho ricevuto da docenti e ricercatori, per rilevare che anche i loro messaggi sono trattati attraverso la struttura di Microsoft.

Specie in un dipartimento come quello che frequento io (FIL.CO.SPE., la ex Facoltà di Lettere e Filosofia, al cui interno è istituito il corso di Scienze della Comunicazione), è assai difficile che qualcuno se ne preoccupi: non siamo a Matematica o a Ingegneria, dove ci sono sia la scaltrezza che la preparazione accademica necessarie per rilevare simili circostanze.

Ma a quanto pare, come si apprende dall’articolo di Key4Biz.it, è stato necessario arrivare a un’interrogazione parlamentare per portare la questione all’attenzione delle autorità.

Dalle università, d’altra parte, possiamo attenderci una sola risposta: «dateci i fondi e provvederemo a ripristinare i servizi all’interno dell’ateneo».

Una risposta davvero non difficile da immaginare e che potrebbe – e dovrebbe – essa stessa essere oggetto di attenzione da parte delle autorità, che sinora hanno lasciato gli atenei in una sconsolante solitudine, privandoli dell’ossigneno necessario alla vita ogni giorno di più e caricandoli di incombenze burocratiche al di fuori di ogni ragionevole misura e, soprattutto, reale utilità.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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