Grande Fratello, da scherzo a realtà

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 23/10/2014
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Editoriali – Google sa già tutto, Facebook sa già tutto, Twitter sa già tutto. Ma vogliono sapere di più, ancora di più, fino all’inverosimile. E si stanno inventando i metodi più impensati, tanto potenti quanto invasivi, per farlo. E noi, pecore, tutti zitti.

Non mi piace affatto come si stanno mettendo le cose. E quel che mi piace ancora meno è l’assoluta immobilità intellettuale della gente. Nessuno che alzi la voce seriamente, nessuno che si voglia rendere conto della situazione. Tutti a fare le pecore pur di continuare a usufruire di quella pletora di “servizi” apparentemente gratuiti.

Ieri sera alla trasmissione «Rete padrona», in onda su LaEffe (il canale di Feltrinelli, mi pare il 50), l’hanno detto chiaro: ciascuna pecora di cui sopra, in media, per Google vale circa 500 dollari l’anno. Il gigantesco e inesorabile ecosistema messo su a Mountain View, tanto ermetico e impenetrabile quanto onnipresente, è come un diavoletto: lo cacci da una parte e rientra dall’altra. Gli assesti una palettata trattandolo da mosca fastidiosa, e resuscita dall’altra. Gli assesti un uppercut quando ce l’hai di fronte, e te lo ritrovi alle spalle che ghigna su di te.

E che dire di Facebook, che sta spingendo l’acceleratore sul commercio di dati come non mai: preme il pedale talmente forte che ormai sotto al pedale s’è formato il buco. Twitter sta facendo lo stesso anzi, per alcuni aspetti peggio: specie chi non ha un indirizzo email sarà costretto a rivelare a Twitter di tutto e di più, con la solita, risibile scusa: “per la vostra sicurezza”, “nel vostro interesse”, naturalmente con più controlli, più compromissione con le varie NSA della situazione, e via discorrendo (consiglierei la lettura, in proposito, dell’ormai vecchio – è del 2005 – ma ancora attualissimo «Open non è Free: comunità digitali tra etica hacker e mercato globale», il cui ebook è leggibile gratuitamente da qui).

Ci sono telecamere ovunque, ora uno stilista ha creato una giacca – ne ha parlato Mashable – totalmente tappezzata di telecamere. Se chi la indossa ha timore di qualcosa, schiaccia un pulsante e via Wi-Fi (per ora) viene inviata un’immagine a 360 gradi di tutto ciò che circonda chi indossa quella giacca. Altro che Google Glass. Per non parlare di quelle, ormai molto diffuse, nascoste nelle pupille dei manichini in vetrina, ne avevamo parlato anche qui, cercatelo, adesso non ho voglia di mettere link se non strettamente indispensabile.

Le autorità – lo raccontava ieri sera la trasmissione di LaEffe – sono arrivate al punto di scoprire prima del padre che la figlia è in gravidanza: potenza dei Big Data, che potrebbero essere un enorme aiuto nella lotta contro le epidemie, le malattie (Ebola, per esempio), potrebbero essere un aiuto enorme a beneficio della società ma sono talmente invasivi che chiunque ne disponga ha un potere enorme, stratosferico, superiore a quello di qualsiasi capo di stato, capace di stabilire parametri completamente nuovi per la categoria della sovranità.

Non mi piace, ripeto. Questi signori, in combutta con i capi di stato (o con pressioni lobbyistiche al limite della corruzione, inimmaginabili), ci stanno riducendo davvero a un gregge di pecore da sfruttare, misurare, circonvenire, disossare e, all’atto in cui non dovessimo più alimentare la “macchina” o direttamente (con soldi) o indirettamente (con esposizioni della sfera privata sempre più profonde), distruggerci senza remore.

È questo il mondo che vogliamo? Un mondo Grande Fratello che non ti lascia in pace nemmeno quando sei in bagno a riflettere?

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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