Zimbra ha 40 milioni di utenti, tutti paganti. Qui sarebbe così?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 09/03/2009
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Un servizio, se è valido e profittevole, va pagato. Per Zimbra 40 milioni di persone lo fanno. Potrebbe mai ripresentarsi lo stesso scenario in Italia? Molto, molto difficile

Molti netizen, specie in questi ultimi tempi, guardando alla Rete e ai suoi servizi sono un po’ accecati dall’operatività di pochi giganti, il cui operato sembra dominare la Rete e, nell’immaginario collettivo, può accadere che il nome di qualcuno di essi – o di un’applicazione da essi prodotta – si confonda con il più generale concetto di Internet nella sua interezza.

Un esempio può essere quello della posta elettronica: moltissimi, per le ragioni più disparate, hanno ormai associato il concetto di email a Google Mail, solo e soltanto Google Mail. Ma Google non è Internet, e proprio Yahoo! dimostra che è così. Yahoo! lo ricorda con un dato di fondo importante, perché la prima cosa che viene in mente di fronte alla ciclopica offerta di un servizio come Google Mail è prima di tutto la sua gratuità.

Gratuità che costituisce un richiamo pressoché irrefrenabile, perché insito nell’animo profondo della psicologia della Rete. Quella stessa gratuità, a ben pensarci, che spinge milioni di persone nel mondo a pirateggiare, a scaricare, a dotarsi di beni che in qualche modo la Rete deposità là, sul tavolo, anzi, sull’hard disk, a nostra disposizione, senza chiedere nulla in cambio (computer, ADSL ed energia elettrica a parte): chissenefrega se poi il gesto appena compiuto danneggia qualcuno.

Schermata di Gmail (privacy-zzata), il servizio di posta elettronica ormai usato da milioni di persone

Schermata di Gmail (privacy-zzata), il servizio di posta elettronica ormai usato da milioni di persone

Eppure la scorsa settimana, leggendo VentureBeat, ho notato che i segnali per accorgersi che qualcosa sta cambiando ci sono. Quali? L’ho detto nel titolo: Zimbra, l’applicativo messo a disposizione da Yahoo!, che gestisce non solo email ma rappresenta una vera e propria collaboration suite, ha ben 40 milioni di utenti, tutti paganti.

Impossibile negarlo: è un dato che rappresenta una consapevolezza del suo valore, tale da spingere 40 milioni di portafogli ad aprirsi e versare il dovuto obolo per usufruirne.

Se, di nuovo, ci si riflette, è una dinamica in contrasto frontale con quella della gratuità di cui sopra. E non è un caso se VentureBeat confronta il riscontro di Zimbra – se di confronto si può parlare – proprio con quello di Gmail. Confronto azzardato, perché sono prodotti che agiscono su segmenti (di clientela l’uno, di utenza l’altro) completamente diversi.

Significativo è il grafico di crescita in fondo alla pagina di VentureBeat: nel Q1-09 (gli americani hanno questo modo di definire i periodi di business: Q1-09 sarebbe il primo quarto fiscale del 2009, come Q4-08 sarebbe l’ultimo quarto fiscale del 2008) ha incrementato la sua clientela di circa 10 milioni di utenti rispetto al Q4-08 precedente.

Putroppo non altrettanto si potrebbe osservare in Italia. Saranno le origini, il profondo bizantinismo di alcuni, la paleolitica arretratezza mentale di altri, le attitudini alla scaltrezza (per essere buoni) che portate alle estreme conseguenze facilitano atteggiamenti truffaldini, opportunisti, prepotenti, arroganti, saccenti, menefreghisti.

Di questo, e di mille altre dinamiche simili, dovrebbero avvedersi alcuni personaggi, specie là dalle parti delle stanze dei bottoni. Anche là sono italiani, anche là circola nei cervelli la stessa scaltrezza, magari affinata da un substrato culturale meno sottile, che spinge a tentare di regolamentare una Rete che per sua natura non si farà mai imbrigliare. Perché è un’altra nazione, un pianeta dove è possibile recarsi in qualunque momento perché valica i confini geografici e corre libera, indipendentemente da chi legifera.

Continuando a legiferare con due (finte) spesse bistecche davanti agli occhi, l’Italia non potrà che restare a guardare il mondo che corre. E ad accontentarsi di Google Mail, gratuita.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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