Amazon lancia Kindle Unlimited. Ma il lettore NON è al centro

Dite quel che volete, ma per me gli attuali Kindle sono PICCOLI.
Dite quel che volete, ma per me gli attuali Kindle sono PICCOLI.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 05/11/2014
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L’iniziativa di Amazon per conquistare altri segmenti di mercato, specie tra i «lettori cartacei incalliti», sembra contenere qualche errore, principalmente di marketing.

Tutti si affrettano a chiamare Kindle Unlimited un servizio “All You Can Eat”1, a descriverne i grandi vantaggi e le ampie disponibilità di titoli.

Si tratta di un servizio, in effetti, decollato quest’estate negli Stati Uniti e ora atterrato anche da noi. Jeff Bezos, AD di Amazon, vuole € 9,99 al mese: con quella cifra ti mette a disposizione 15mila e passa testi italiani e 700mila e passa in altre lingue inclusi nel “progetto”. Ciò non significa accedere all’intero catalogo di Amazon, ma solo a quei titoli – non pochi, comunque – che siano stati inclusi.

Nota bene: non è un’operazione equivalente all’acquisto del libro. Funziona come una biblioteca: di fatto il libro viene prestato, se l’abbonamento scade o non si rinnova quei titoli verranno ripuliti dal proprio e-reader. E non se ne possono avere più di dieci contemporaneamente. Per fare simili manovre, ovviamente Bezos ha studiato bene il percorso: la cosa più semplice per usufruirne è avere un lettore Kindle, così finalmente te ne vende uno, anche a te che hai resistito finora.

E qui viene il punto. Significa che quegli ebook sono tutti protetti. Che chi legge non ha – ancor meno che con il normale acquisto – il “possesso” del libro, una sensazione che i lettori incalliti dei libri cartacei riescono a dimenticare con estrema difficoltà. Se poi parli loro di DRM – ossia di ammennicoli che ostacolano il maneggio libero del libro, si irrigidiscono e molto facilmente rinunciano. Senza contare la posizione degli editori, che sono molto prudenti nell’abbracciare questa nuova filosofia.

Io continuo a pensare a due ostacoli principali per la diffusione di questa nuova filosofia, anzi, tre.

Primo ostacolo

L’intangibilità. Già i lettori sono poco inclini ad acquistare un bene che fino a oggi era toccabile, sfogliabile col dito, scarabocchiabile, era possibile fargli le orecchie, prestarlo, annusarlo, sentire l’odore dell’inchiostro e via dicendo. Di questi meccanismi, che nel tempo si sono rivelati assai ardui da far superare, editori e fornitori di servizi dovrebbero tenere conto: in qualche modo occorre poterli riprodurre. In parte ci hanno provato e ci sono riusciti, in parte no.

Secondo ostacolo

Il DRM. La gente non lo vuole. Io men che meno. Ne abbiamo già parlato più volte, ma non c’è niente da fare: ci sono più scuole di pensiero sul tema. Io continuo a sostenere che il DRM, anziché favorire lo sviluppo del mercato degli ebook, lo ostacola e finisce per ridurre i potenziali profitti che potrebbero derivarne. Capisco anche i timori degli editori, ma forse sarebbe il caso di pensare che è l’approccio a essere sbagliato.

Terzo ostacolo (specifico Kindle)

Un servizio come Kindle Unlimited, che per certi versi potrebbe anche vellicare il lettore cartaceo incallito, risulta essere troppo vincolante a un reader Kindle. E oggi Jeff Bezos non vende più alcun lettore e-ink2 il cui schermo sia abbastanza grande da riprodurre una vera pagina di un vero libro. Al lettore cartaceo incallito non riuscirai mai a vendere un ebook reader il cui schermo è più piccolo di una pagina vera e il cui layout fa sì che le pagine siano di più e con meno parole rispetto al libro vero. Qualche speranza Bezos poteva averla finché vendeva il Kindle DX, ma ora che l’ha tolto di mezzo a mio avviso s’è dato la classica zappa sui piedi. Quelli che vende ora saranno pure comodi perché vanno in tasca, ma sono troppo piccoli. Così come la gente si porta l’iPad senza problemi, così un lettore cartaceo si porterebbe un Kindle DX, senza fare storie. Forse sbaglio, ma sono convinto sia così. E un servizio che nasce praticamente cucito addosso al solo Kindle, non so quanto possa trovare riscontro su un mercato ostico e complesso come quello dei lettori.

Il mio TrekStor, con alcuni dei miei ebook.

Il mio TrekStor, con alcuni dei miei ebook.

Dunque, attendiamo per vedere gli effetti: saranno i numeri, come sempre, a parlare. Io mi ostino, per ora, a tenermi il mio super-vecchio e super-inefficiente lettore TrekStor, un’autentica schifezza se paragonato a un display e-ink: è un normalissimo TFT, a risoluzione neppure elevata, che spesso costringe ad aumentare lo zoom perché non è abbastanza nitido. E su uno schermo così piccolo (è un sei pollici e mezzo) ciò è particolarmente sgradevole per l’occhio.

Infatti, dopo lo schermo TFT, la sua pecca più grave sono le dimensioni. Il libro di Federico Rampini (che si vede elencato nell’immagine) è assolutamente poco godibile su un display così piccolo. Sicché è accaduto che alla fine l’ho letto sul computer: almeno si vede come Dio comanda. L’avrei letto molto volentieri su un Kindle DX, magari al tiepido sole invernale di una panchina. Cosa che con un display TFT è impossibile.

Secondo me, di questi fattori Bezos non sta tenendo conto. E non è la migliore strada per conquistarsi quel (sostanzioso) segmento di mercato costituito dai lettori cartacei incalliti. E a quel che vedo, non conquista neppure me, che sono un buon lettore, ma non necessariamente cartaceo incallito. Per me Bezos sta facendo un errore. Di marketing, prima di tutto.

Marco Valerio Principato

  1. Espressione figurata: lett. significa tutto ciò che puoi mangiare, richiamando metaforicamente quei servizi di ristorazione in cui a prezzo fisso vengono messe a disposizione un numero illimitato di pietanze, divorabili finché il proprio stomaco non dica “basta”. Della serie: mi dai un prezzo fisso – mensile, giornaliero, annuale, poco importa – e ti faccio leggere quello che ti pare.  [Torna al testo]
  2. La tecnologia di carta e inchiostro elettronici, quella grazie alla quale i display che la impiegano consumano pochissimo e sono perfettamente leggibili anche in pieno sole, a differenza dei tablet, ma per contro sono display lenti e poco inclini al touch.  [Torna al testo]
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Marco Valerio Principato (2081 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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