Perché Mark Zuckerberg è un «pinocchio»

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 10/12/2014
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Attenzione a credere alle parole di Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook. Anche quando sembra sincero, basta mettere a confronto iniziative e posizioni dell’azienda, e gli «altarini» vengono subito fuori.

Con quella sua aria da “ragazzo” evergreen, sempre con la T-shirt rigorosamente grigia o giù di lì, lo sguardo furbetto, le snikers o all’incirca e qualche residuo di lentiggini, Mark Zuckerberg riesce ancora a farsi credere, anche quando le racconta grosse.

Nel corso della cover story pubblicata da Time se l’è presa con Tim Cook, con Apple, perché secondo lui il modello di business adottato a Cupertino non è “in sincrono” con la clientela a causa dei prezzi elevati, un segnale di ghettizzazione in contrasto con il suo progetto di connessione del mondo, incluso quello “meno sviluppato”.

Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, oggi ha trent’anni. Ma quale “ragazzo”, è un uomo fatto. Ma di quale mancanza di sintonia, ma di quale modello di business va cianciando, se poi il primo sistema operativo mobile – e l’unico, per ora – sul quale ha esportato le funzionalità di Graph Search a distanza di quasi due anni è proprio – e solo – iOS di Apple? «Even now, it will only be available on iOS», lo dice chiaro Re/Code.

Manco era nato, che già Graph Search presentava problemi di privacy. Problemi che non si limitavano all’interno del “mondo” Facebook, ma si potevano propagare all’esterno. Poi, come tutto ciò che accade in Facebook, qualcosa è stato aggiustato ma, sostanzialmente, è il pubblico che s’è abituato alla novità.

Perciò, quando “Zuck” fa il tenerone, o parla di privacy, o di giustizia o altruismo o altro, mettiamocelo bene in mente: è fiction null’altro che fiction.

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Marco Valerio Principato (2079 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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