Apple e l’aggiornamento surrettizio su NTP

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 24/12/2014
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(Update) Se Apple è stata in condizione di «infilare» nei «suoi» computer un aggiornamento – benché giustificabilissimo – senza dover interpellare i proprietari, chi le vieta di farlo anche in altre occasioni? Qualche riflessione sul tema.

Avrete senz’altro letto che Apple ha diramato un aggiornamento per i computer Macintosh (quindi per Mac OS X), volto ad aggiornare un bug sul protocollo NTP – quello che regola gli orologi sincronizzandoli con le fonti di tempo in Rete – in quanto è risultato molto pericoloso non farlo per il rischio di compromissione da parte di malintenzionati tramite Internet.

La particolarità della circostanza consiste nel fatto che l’aggiornamento è stato “iniettato” su tutti i computer surrettiziamente, senza che l’utente possa intervenire. Il che – intendiamoci – per la stragrande maggioranza dei casi è un bene, vista la cultura digitale media (vedi anche update in calce).

Tuttavia va notata una cosa: Apple, finora, non si è mai permessa di installare aggiornamenti senza richiedere il consenso dell’utente. Questa volta l’ha fatto. Pur riconoscendo l’assenza, o quasi, di qualsivoglia motivo ragionevole per non accettare l’aggiornamento, resta il fatto che esso è stato diramato prescindendo del tutto dalla volontà dell’utente e questo, in linea di principio, non sembrerebbe corretto.

Si perde, infatti, la certezza che Apple non possa in qualsiasi modo “entrare”, “manomettere”, alterare in qualsivoglia maniera lo stato di un computer senza il consenso del relativo proprietario. Come l’ha fatto stavolta – anche se per ragioni chiare, plausibili e condivisibili, nonché encomiabili perché volte alla tutela – può farlo anche altre volte, per ragioni delle quali si potrebbe non essere a conoscenza, in modalità silenziosa e senza alcuna apparente evidenza.

Ovviamente potrebbe fare altrettanto Microsoft con Windows, questo è ovvio.

La perplessità però resta, è innegabile. Il computer non è più quello “scrigno” privato nel quale possiamo sentirci davvero al sicuro, pazienza sui servizi in Rete, ma nemmeno da parte di chi produce il sistema operativo che lo muove.

Suggerirei di leggere, magari nei prossimi giorni, un interessante pezzo di Alessandro Gilioli su L’Espresso, intitolato «Siamo tutti sudditi di Google e Facebook». Contiene, a mio avviso, degli spunti di riflessione molto interessanti sul rapporto tra i big della Rete e le democrazie, con queste ultime in vistosa diminuzione di potere rispetto ai primi e un panorama ormai diviso tra tecnoentusiasti e tecnoscettici.

Ciò detto, adesso dovremo stare attenti anche ai sistemi operativi. Come se ci dicessero che il motore della nostra automobile è stato programmato per guastarsi dal costruttore stesso. Cosa non improbabile, se Android – come sembra – tenterà di “governare” anche quel mondo.

Buone feste a tutti, spegnete i computer e a rileggerci tra qualche giorno.

Update

Richiesta di Linux prima di aggiornare

Richiesta di Linux prima di aggiornare

Ditemi pure che sono un linaro, in fondo e per alcuni aspetti è vero. Il problema del bug c’è per tutti, Linux compreso. Però, guarda caso, Linux non fa alcuna installazione surrettizia. Anche in questo caso (vedi figura a destra), la politica è sempre quella di chiedere all’utente “cosa ne pensa” prima di “fare”.

Sarò esagerato, ma secondo me è questo il modo corretto di operare. Non quello di “fare e basta”. Anche se il 99 per cento delle persone, forse, il protocollo NTP non sa neppure cos’è. Non importa: c’è quell’uno per cento che andrebbe comunque rispettato.


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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