Pubblicità online, cambi di paradigma

AdSense di Google che si pubblicizza su Facebook. Ohibò!
AdSense di Google che si pubblicizza su Facebook. Ohibò!
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 11/03/2015
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Se prima era Facebook a pubblicizzarsi su Google per farsi conoscere, ora sta accadendo il contrario. Sta cambiando, come previsto, il «modello» del Web.

C‘era una volta Google AdSense. O, meglio, c’è ancora. Ma non va più come prima. Prima AdSense era il deus ex machina, era “la” pubblicità online. Adesso non più: adesso c’è il social, c’è Facebook, soprattutto. Poi anche Twitter, Instagram, eccetera.

Se osservate l’immagine in testa (potete ingrandirla cliccando sulla lentina sotto la foto), capite subito di cosa si tratta: AdSense di Google che si fa pubblicità su Facebook, sotto forma di “contenuto sponsorizzato”.

In altre parole, Google ha sottoscritto un contratto con Facebook, il quale presenta nelle bacheche delle persone presumibilmente interessate – quella in figura è la mia bacheca – un contenuto che invita a impiegare AdSense, con l’invito «fatti trovare su Google».

E c’è anche… lo “sconto”: l’annuncio recita «Crea oggi il tuo primo annuncio, e fatti trovare dagli utenti che stanno cercando quello che offri. Ottieni un credito di €75 quando spendi €25». Che, al contempo, è un sistema per “ripagare” chi, visto quel contenuto sponsorizzato, decide di impiegare AdSense.

Questa era la “notizia”, per così dire. Prima era Facebook a pubblicizzarsi su Google, ora è il contrario. Come interpretare tutto ciò? Facebook sta diventando più grande di Google? Lo sta “scalzando” dalla sua posizione di re della pubblicità online? Oppure è in difficoltà e cerca di fare del proprio prodotto pubblicitario un pro-dotto, ossia “portato avanti”?

Con calma, riflettiamo. Facebook non sta diventando più grande di Google, sta solo evidenziando quanto diversificata e ancor più diversificabile sia la sua utenza, dimostrando con ciò una capacità di targetizzazione elevatissima. Non è un grande sforzo: Facebook sa tutto di noi, perché siamo noi che gli diciamo tutto. Molto più di quanto possa fare Google, nonostante ogni sforzo.

A Mountain View, sede del colosso del Web, non sono fessi. Sanno benissimo che il futuro prossimo è social. Per questo avevano lanciato Google+ (o Google Plus, che scriver si voglia). Solo che non sono riusciti a farlo attecchire più di tanto. Un po’ come l’eterna questione “WhatsApp o altri”: l’opinione comune è “tutti hanno WhatsApp”, quindi gli altri sistemi semplicemente “non esistono”, anche se fanno tutto ciò che fa WhatsApp, lo fanno anche meglio e spesso fanno anche di più. Stessa cosa per Facebook: “tutti hanno Facebook”, quindi non esistono né Google+, né Ello, né altri. E Mark Zuckerberg questo lo sa bene.

Quindi per Facebook non è questione di “scalzare” Google dalla sua posizione di re, ma solo di approfittare del fatto di essere al vertice di un modello diverso, nel quale regna un’estrema eterogeneità di pubblico e in cui, come dicevo qualche tempo fa su NelFuturo.com, l’ecosistema è tale da far svolgere – almeno tendenzialmente – tutto “all’interno”.

C’è dunque il grosso rischio che AdSense, per Google, dopo aver goduto per anni della qualifica di Star nella sua matrice BCG, sia passato a quella di Cash Cow e stia ora lentamente abbandonando anche quella. Il passo successivo, secondo la teoria del marketing, è quello di diventare Dog, e non è certo il migliore degli obiettivi. Finora AdSense è stato una fonte di reddito ineguagliabile, ma adesso c’è la seria possibilità che questo gettito inarrestabile subisca un lieve e graduale declino, semplicemente dovuto a un modello di fruizione del Web che sta cambiando.

Sarebbe ora interessante sapere, a fronte di questa constatazione (che a Mountain View hanno senz’altro già fatto da parecchio, per prendere una decisione come quella di pubblicizzarsi su Facebook), cosa passa per la testa ai piani alti dei Google HQ, gli HeadQuarters (il “quartier generale”).

Non è tutto negativo, sia chiaro: la pubblicità, come ho sempre detto, non è “il diavolo”. Può essere (oggi, sul Web) aggressiva, invasiva e tracciante, ma è comunque portatrice di informazione e, dunque, può portare conoscenza.

Qualcosa, sul tema, deve cambiare, è evidente.

Osservazione in corso.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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