Do Not Track, Microsoft e il W3C si piegano alle lobby

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 08/04/2015
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Specie adesso che si sta delineando Project Spartan, Microsoft «changed its mind», ha cambiato idea, sul Do Not Track: piegandosi immediatamente agli aggiornamenti del W3C, ha deciso di cambiare impostazione predefinita. Leggiamo tra le righe.

Internet e società sono ormai diventati compagni inseparabili. Il mondo della pubblicità lo sa bene. E se fino a oggi Microsoft aveva in certo qual modo assunto una posizione, decidendo che l’impostazione predefinita del Do Not Track (DNT) in Internet Explorer fosse a “on”, adesso non lo farà più: starà all’utente, e solo all’utente, decidere.

Per chi non sapesse: il Do Not Track è semplicemente un “segnale” che ogni sito Web raccoglie dai browser degli internauti che vi navigano. Esso può trovarsi in tre condizioni selezionabili dall’utente: “acceso”, “spento” o “non impostato”. Nel primo caso significa “non voglio essere tracciato”, nel secondo “potete tracciarmi”, nel terzo “non mi esprimo: fate come volete”. Il segnale è rivolto, naturalmente, alle organizzazioni di advertising che incastonano pubblicità nei vari siti Web in cui ci si imbatte e che, a seconda dell’impostazione, dovrebbero comportarsi di conseguenza e tracciare o meno ciò che l’internauta fa sul Web.

Il condizionale è dovuto al fatto che non c’è alcun obbligo: nonostante l’indicazione, è a cura del sito visitato decidere se onorarla o meno. Due anni fa Yahoo disse che se ne sarebbe infischiata e avrebbe comunque proceduto a tracciare, indipendentemente dall’impostazione. Onorare l’impostazione, dunque, è solo un fatto di “onestà commerciale”, dote piuttosto rara e spesso osteggiata dai big della Rete.

Molti operatori del Web, però, lo fanno e, se trovano il DNT impostato ad “acceso”, onorano l’impostazione e non tracciano, rinunciando a ottenere informazioni sulle abitudini di navigazione, siti visitati, permanenza su certe pagine e ogni altro dato utile per profilare la potenziale clientela degli inserzionisti.

Nonostante ogni buon proposito, il DNT non è ancora uno standard vero e proprio, tanto è vero che il W3C – il consorzio degli standard per il Web – ha ancora in corso di modifica la bozza di regolamento che tratta la questione e la ha aggiornata il 24 marzo scorso.

Proprio leggendo quest’ultimo aggiornamento, Microsoft ha deciso di cambiare posizione, visto che si prepara a cambiare del tutto il proprio modello di esperienza Web con Project Spartan: dal 2012 fino a oggi, Internet Explorer veniva installato con l’impostazione DNT “accesa”, così da fare in modo che anche l’internauta meno illuminato non rischiasse il tracciamento e decidesse in proprio se mutare stato. Adesso no: il DNT verrà semplicemente lasciato a “non impostato” e sarà unico ed esclusivo compito dell’utente decidere se impostarlo o meno.

Da questo possiamo ricavare una bella lezione. Il Web, come parte integrante e fondamentale di Internet, è sempre stato e continua ad essere regolato e gestito dall’America. Il consorzio che decide gli standard del Web è il W3C ed è, ovviamente, americano. Le grandi aziende – come Microsoft, ma non solo – sono il “mezzo” attraverso cui quegli standard si propagano alle masse.

Cosa fanno le lobby dei grandi circuiti di advertising? Fanno il loro mestiere: fanno pressioni, molto forti, acciocché gli standard non volgano mai “contro” di loro. Il W3C si è semplicemente adeguato e, nel suo testo, dice:

Key to that notion of expression is that the signal sent MUST reflect the user’s preference, not the choice of some vendor, institution, site, or network-imposed mechanism outside the user’s control; this applies equally to both the general preference and exceptions. The basic principle is that a tracking preference expression is only transmitted when it reflects a deliberate choice by the user. In the absence of user choice, there is no tracking preference expressed.

In italico (trad. di chi scrive):

Chiave di questa nozione di espressione [di volontà] è che il segnale inviato [l’impostazione DNT, ndB] riflette la preferenza dell’utente, non la scelta di un vendor, istituzione, sito o meccanismo dettato da politiche di rete al di fuori del controllo dell’utente; ciò si applica ugualmente sia alle preferenze generali che alle eccezioni. Il principio basilare è che l’espressione di una preferenza sul tracciamento debba essere trasmessa solo quando rispecchi una scelta cosciente dell’utente. In assenza di tale scelta dell’utente, non ci sarà alcuna preferenza espressa.

Il discorso tra le righe è chiarissimo: «Microsoft (e altri): non ti permettere di essere tu a fare la scelta al posto dell’utente, perché così facendo precludi ai circuiti di advertising l’accesso a dati preziosi, che potrebbero invece giovarsene, specie ottenendoli da tutti coloro che, più o meno beoti, di fronte a una simile scelta non sanno neppure di cosa si parla e rappresentano, per di più, i target più facilmente indirizzabili e manipolabili».

A questo punto decidete voi: a) cosa pensare delle grandi multinazionali del bit,  delle autorità statunitensi e dei circuiti di advertising, inclusi quelli che, obtorto collo, presenziano in questo sito (senza fare nomi: AdSense di Google, Facebook, Twitter e tutte le lucine che vi piacciono tanto); b) se dedicare o meno un po’ d’attenzione a comprendere il fenomeno, acquisirne consapevolezza e trasformarla in conoscenza, così da operare una scelta, possibilmente cosciente, e non lasciare nulla al caso né alla volontà d’altri.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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