Ecco a cosa serve un «Google operatore cellulare globale»

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 14/04/2015
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Cosa diavolo ci farebbe Google, che si occupa di tutt’altro, a fare l’operatore cellulare? A questo più che legittimo interrogativo ci sono due risposte, una relativa a Google stesso e una relativa a noi, comuni mortali. Ragioniamoci.

Molti si sono chiesti quale senso possa avere, per Google, la mira di diventare operatore cellulare “globale”. Le risposte a un simile interrogativo sono due: una riguarda Google stesso, l’altra riguarda noi, comuni mortali, utilizzatori di smartphone in casa nostra e all’estero.

Google è una realtà ormai definibile come “entità-mondo”, in piena ottica globale, dove tutti i concetti più tipici della categorizzazione filosofico-politica legati alle idee di nazione, stato, confini, sovranità, diritti fondamentali, eccetera, sono completamente rivoluzionati e inquadrati in una visione totalmente diversa rispetto a quella a cui sono abituati gli stati-nazione.

Gli operatori cellulari sono un nodo importantissimo della conoscenza. Dispongono di informazioni tanto delicate quanto vitali. Consideriamo il nostro impiego degli smartphone “messo a rischio”, sotto il profilo della riservatezza, dal potere esercitato dalle grandi multinazionali del bit sotto forma di App e sistemi operativi in qualche modo “spioni”.

Non abbiamo, però, mai nutrito il benché minimo dubbio nei confronti degli operatori cellulari: essi sono custodi di una nostra scheda personale del tutto veritiera, completa di ogni dettaglio che ci identifica univocamente, e dispongono senza alcuna limitazione dei dati relativi a tutto il nostro traffico, voce e dati.

Gli analisti questo lo sanno bene. L’anno scorso Apigee, azienda totalmente incentrata sullo sviluppo di API per il segmento business in piena integrazione con la filosofia dei Big Data, ha lanciato un segnale forte all’indirizzo degli operatori cellulari: in breve, sfruttate quei dati, ha detto.

Google ha semplicemente raccolto quel segnale, tutto qui. Non credete, è questa l’unica mira che ha, nessun’altra. Una mira che, però, almeno nel breve termine, ha un effetto collaterale positivo per noi comuni mortali: ed ecco la seconda risposta di cui in apertura.

Lo spauracchio – perché si forma, è innegabile – di un Google che ti si presenta sul mercato dicendo «diventa mio cliente con la tua linea cellulare: ti dò la possibilità di scorrazzare su Internet in molti paesi, presto in tutto il mondo, sollevandoti da qualunque preoccupazione di roaming» è un segnale non forte, ma addirittura assordante per gli operatori cellulari: è a rischio il loro proprio business.

Qualcuno, tempo fa (a dicembre scorso, esattamente), ha dato orecchio alla Rete e, per la prima volta, ha permesso a minuti, SMS e dati non usati del mese in corso di essere “travasati” nei mesi successivi. Era T-Mobile e il nuovo modello commerciale lanciato si chiamava Data Stash. Guarda caso, a marzo scorso la nostra TIM nazionale sostanzialmente ha fatto la stessa cosa.

Adesso c’è, dicevamo, lo spauracchio di Google operatore cellulare globale? Guarda caso, Sprint – operatore cellulare USA – lancia International Value Roaming, formula intesa a fornire ai suoi abbonati quantità illimitata di SMS e dati in America Latina, Europa e Asia. Per il momento vuole ancora 20 centesimi a chiamata per il servizio voce in roaming, ma è solo questione di tempo, anche perché l’iniziativa, a quanto pare, vuole allargarla a molti altri paesi.

Questo è il risultato di cui noi, comuni mortali, usufruiremo nel breve: una improvvisa, decisa e risoluta marcia indietro di tutti gli operatori cellulari di buona parte del (o di tutto il) mondo sull’annoso problema del roaming, a cui l’Europa ha cercato a lungo soluzioni riuscendoci solo in parte e molto lentamente.

Potete star certi: le scrivanie e i telefoni dei manager di tutti gli operatori cellulari del mondo, dopo la notizia di Google, scottano. E per ora è solo vantaggioso. Poi, chiaramente, starà all’intelligenza di ciascuno decidere se, quando e con quali scopi diventare o meno clienti di “Google Mobile”.


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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