Project Fi: Google si muove davvero nelle TLC

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 24/04/2015
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Il passo di Google, benché abbia influenze variegate nel mondo delle TLC a seconda della zona, rappresenta un primo segnale che prelude a un totale cambiamento di modello. Che sarà concreto, reale e «pericoloso» quando diventerà davvero MVNO globale.

Quale significato ha, per un normale consumatore, un Google che ti si presenta sul mercato come operatore di servizi TLC mobili “low cost”? Ha tanti significati, sotto tanti profili, nessuno dei quali farà piacere agli operatori di telefonia mobile a medio termine, specie quelli italiani. Per il consumatore, invece, qualche vantaggio c’è, anche se non a brevissimo termine.

SOS Tariffe, che pure fa una disamina molto dettagliata del nuovo servizio di Google chiamato Project Fi, sbaglia concettualmente. Lo definisce MVNO, ma non è proprio esatto: un MVNO è un operatore virtuale che impiega i servizi tecnico-logistici di un operatore reale (esempio: PosteMobile che impiega la rete cellulare e i servizi di Wind, oppure Fastweb che impiega Tre Italia, su Wikipedia c’è la tabella completa).

Google non fa esattamente questo. Non ancora, almeno. Anche se un gigante del calibro di Hutchison Whampoa, il colosso delle TLC dietro a Tre Italia e a molte altre reti europee ed asiatiche, sta preparando esattamente quanto occorre per farglielo fare facilmente.

Ad oggi il servizio, ancora tecnicamente limitato agli Stati Uniti e su invito, richiede il possesso di uno smartphone Nexus 6 per essere impiegato. La “porzione” di attività svolta da Google sotto forma di MVNO è infatti legata ad un accordo MVNO con Sprint e T-Mobile (che sono operatori “minori” negli Stati Uniti: i big sono AT&T e Verizon), i quali possono essere impiegati indifferentemente dagli utenti a seconda della ricezione.

Il “nodo” è altrove: la tecnologia di cui Google si serve (e che è il vero valore aggiunto portato) è una sorta di roaming automatico tra rete 4G e rete Wi-Fi, gestito dal Nexus 6 in maniera del tutto trasparente, sfruttando una VPN verso Google e un archivio di reti Wi-Fi aperte e gratuite di cui il colosso del Web dispone.

I costi non sono poi così tanto “low-cost”, se si pensa di impiegarlo in e per l’Italia. Ai venti dollari di canone (a cui si debbono aggiungere 10 dollari per ogni gigabyte di dati, benché recuperabili il mese successivo se non usati) bisogna aggiungere il costo delle chiamate. Se si chiama via rete cellulare, sono venti centesimi di dollaro al minuto. Se la chiamata parte via Wi-Fi, dipende dal paese che si chiama. In linea generale, sono un centesimo di dollaro al minuto per la rete fissa italiana, quattro centesimi al minuto per le reti mobili degli operatori reali, venti centesimi per gli altri MVNO.

256 Kbps su rete 3G!

256 Kbps su rete 3G!

E quanto alla connessione dati via rete cellulare, il gigabyte a 10 dollari localmente è offerto su rete 3G alla stratosferica velocità di 256 Kbps, ossia parente prossimo della modalità EDGE (2,5G), che non sembrerebbe poi così entusiasmante in assenza di reti Wi-Fi.

La configurazione di servizio, dunque, è complessa e non sembra troppo alla portata di un utilizzo generale, semplice, abbordabile anche dal “consumatore comune” che non si mette a spulciare tutte le pagine per conoscerne i dettagli più profondi. Senza contare che, almeno per ora, ci vuole un Nexus 6: altri soldi da spendere. Chi pensava di rimediare un invito e farne impiego “al posto” del proprio attuale operatore forse dovrà ripensare bene lo scenario.

Le prospettive per questo tipo di servizio a livello internazionale per i non-americani ci saranno dopo, quando non solo Hutchison Whampoa avrà aperto l’intero proprio “parco reti cellulari” agli operatori virtuali mondiali come vorrebbe fare Google, ma l’avranno fatto anche altri consorzi, che probabilmente nasceranno con lo stesso obiettivo e la cui presenza avrà l’effetto, per un big, di dover sottoscrivere contratti con una manciata di “grandi gruppi di operatori” e coprire così, in poche mosse, tutto il mondo. Eventualmente, “condito” il tutto con il roaming trasparente via Wi-Fi, di cui Project Fi rappresenta i prodromi.

Riassumendo: nel breve, gli operatori cellulari italiani stanno (ancora) in una botte di ferro. Quando una Wind ti consente di parlare per mille minuti al mese, di inviare mille SMS e ti concede due gigabyte di Internet a velocità 4G, tutto per nove euro al mese, non c’è Project Fi che tenga, almeno in Italia. E anche senza offerta, specie per chi ha pretese più modeste, la spesa è nettamente inferiore e poi gli italiani ormai sono “abituati” a non dover pensare a quale rete è in uso (se Wi-Fi o cellulare), né a quale numero viene chiamato, perché ci sono “i minuti”. Con Google bisognerebbe ricominciare a preoccuparsene, almeno per ora. Dunque, può essere di (relativo) interesse solo per chi viaggia moltissimo.

Tuttavia il passo di Google è un passo necessario per mettere piede in quel mondo. E quando potrà davvero, a tutti gli effetti, diventare un MVNO globale, allora si che saranno dolori. Nessuno, assolutamente nessuno terrà conto delle implicazioni sul piano della sorveglianza e del tracciamento. Tutti – o la stragrande maggioranza – si concederanno, rivelando a Google ogni minima attività svolta, ogni passo fatto, in Italia come nel resto del mondo, e nessuno se ne preoccuperà.

A quel punto per i consumatori ci saranno sicuramente (apparenti) vantaggi in termini economici, perché le tariffe, sia degli MVNO “mondiali” che degli operatori locali, scenderanno vertiginosamente – per forza di cose – e soprattutto si azzereranno o si ridurranno al minimo i costi di roaming. “Apparenti” perché, naturalmente, si paga sotto forma di saccheggi nella propria privacy.

Una sola cosa è certa: questo passo di Google, pur non avendo grande influenza nell’immediato, è un segnale fortissimo che indica l’approssimarsi di un totale cambiamento di modello, finora tipicamente feudatario, al quale gli operatori cellulari hanno abituato il pubblico. I consumatori, come detto, faranno presto a tradire. Gli operatori cellulari, invece, dovranno rivoluzionare completamente i propri piani industriali e di marketing, il che – in definitiva – non è poi così male.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Pietro ha detto:

    La ringrazio molto Marco.

    La mia è chiaramente un domanda difficile da pronostocare anche perchè il progetto è solo all’inizio. Mi faceva piacere sapere la sua impressione se per esempio arrivasse in Italia Google, lei cosa “consiglerebbe” a Telecom/TIM? quali potrebbero essere per la società gli svantaggi di siglare un eventuale accordo/partnership? oppure i vantaggi?
    Grazie nuovamente,
    un saluto

    • Pietro, a mio personale avviso, così com’è la Sua domanda è “mal posta”.

      Dare un “consiglio” a Telecom/TIM quando Google fosse già arrivato in Italia come MVNO globale sarebbe impossibile semplicemente perché troppo tardi: subirebbe (ma non solo TIM: tutte le aziende di telefonia cellulare operanti in Italia) una concorrenza frontale fortissima, in cui competere per trattenere la propria clientela sarebbe pressoché precluso, sia sul piano tariffario, sia su quello delle prospettive di profitto, sia di crescita. Figurarsi ottenere nuova clientela, tenendo conto che già oggi, essendo un mercato saturo, ottenere nuovi clienti è possibile solo “sottraendone” (con offerte allettanti che, però, assottigliano i profitti) ad altri operatori.

      Per iniziare a “consorziarsi”, gli operatori a mio avviso non debbono attendere che Google arrivi: debbono agire prima, così da risultare già pronti ad essere parte integrante di quel mercato di offerta cui Google si rivolgerà con la sua domanda di erogazione di servizi di telefonia e Internet mobile quando sarà il momento dello “sbarco” in Europa e, quindi, in Italia.

      Ovviamente il “consorziarsi” agli occhi di un mega-MVNO non è un’operazione finanziariamente, economicamente e strategicamente indolore: ha dei costi e delle implicazioni. Va oltrettutto tenuto presente il comparto normativo, specie sul piano antitrust.

      Ecco perché, attese le premesse, occorrerebbe a mio avviso acquisire più dettagli possibile sulle reali intenzioni di Google, acquisire profonda conoscenza delle prospettive regolatorie europee e locali in una simile evenienza e prepararsi di conseguenza, con largo anticipo ma, al contempo, contenendo il più possibile le spese e le alterazioni strutturali societarie. Fare questo quando Google sarà “già qui” sarebbe troppo tardi: la via certa per essere, nella migliore delle ipotesi, “assorbiti” da un “consorzio” fatto da altri in tempi opportuni, se non quello di fallire.

      Spero di essere riuscito a condensare le parti essenziali di un’idea che, come ripeto, richiederebbe ben altro spazio per essere espressa compiutamente.

      Un saluto e grazie per l’intervento.

  2. Pietro ha detto:

    Buonsera Marco,
    ho letto con attenzione i suoi articoli. Mi piacerebbe capire da lei quali potrebbero essere i futuri passi dei più importanti operatori telefonici nel caso Google arrivasse in Europa. Secondo lei quale potrebbe essere la miglior strategia? “alleanza” con Google oppure mantenere una propria indipendenza? secondo lei quale e perchè sarebbe la strategia migliore?

    grazie mille
    Pietro

    • Caro Pietro,

      Lei mi fa una domanda a cui è praticamente impossibile rispondere nello spazio di un commento… Direi solo, in questa sede, che se di alleanza si dovrà parlare, quella di certo non potrà essere con Google, ma con una sorta di holding (un po’ come Hutchison) in cui confluire in prospettiva. Google si raccorderebbe con quelle entità, certo non direttamente con gli operatori: si immagina cosa comporterebbe la pletora di SLA da esaminare e firmare? Forse, dunque, val la pena di osservare attentamente le mosse di Mountain View in questa direzione e, se dovesse emergere la certezza della prosecuzione di Project Fi (o altro simile: poco importa), non farsi trovare impreparati, il che significa aver creato in anticipo un consorzio, una holding o altra formula idonea, da “mandare avanti” per un rapporto che, a quel punto, necessariamente si formerà ad alti livelli, nettamente al di sopra del singolo operatore.

      Ma, come ripeto, le Sue domande richiederebbero un vero e proprio panel, e anche piuttosto lungo.
      Un saluto e grazie per l’intervento.

  3. Cari amici di SosTariffe.it, il problema è altrove ed è a carattere filosofico, più che definitorio. Il fatto che anche altre fonti abbiano compiuto lo stesso errore non può consolarci.

    Google non intende diventare un MVNO “sic et simpliciter”, evidentemente: la sua mira – lo abbiamo letto e scritto tutti – è quella di diventare operatore GLOBALE. Difficile farlo servendosi solo di due operatori locali, per di più anche “minori”.

    Per essere più espliciti, con quello che ha fatto adesso, Google è diventato un piccolo MVNO, fondato su due soli operatori. Non esattamente coincidente con l’essere operatore MVNO globale, mira che Google ha chiaramente manifestato.

    Per questo ritengo che il definirlo un “semplice” MVNO sia almeno… limitativo, rispetto alle sue prospettive. E sappiamo bene che Google, quando si muove, lo fa in grande, al netto di qualsiasi considerazione sulle schedature, la privacy, i Big Data eccetera eccetera.

    Un saluto cordiale e, in ogni caso, congratulazioni perché il vostro articolo era l’unico degno di essere citato per il grado di approfondimento.

    MVP

  4. SOS Tariffe ha detto:

    The New Blog Times sostiene che SosTariffe.it sbagli concettualmente nel definire Google un MVNO (Mobile Virtual Network Operator) con riferimento al servizio Project Fi, perché l’attività svolta da BigG nella veste di MVNO è confinata a un accordo sottoscritto con Sprint e T-Mobile, perché è necessario possedere un Nexus 6, perché il servizio in oggetto è su invito, perché i clienti di Project Fi possono fruire senza soluzione di continuità sia delle reti cellulari di Sprint sia di quelle di T-Mobile, perché il nodo è altrove, nel roaming automatico tra reti 4G (di Sprint e di T-Mobile) e reti Wi-Fi aperte e gratuite di cui Google dispone.

    The New Blog Times invita a guardare una tabella disponibile su Wikipedia in cui sono elencate le reti di appoggio degli MVNO attivi in Italia. Una tabella pubblicata nella pagina web della voce di Wikipedia riguardate la definizione di MVNO.

    «In telecomunicazioni un operatore virtuale di rete mobile, in inglese Mobile Virtual Network Operator, in sigla MVNO, è una società che fornisce servizi di telefonia mobile senza possedere alcuna licenza per il relativo spettro radio né necessariamente avere tutte le infrastrutture necessarie per fornire tali servizi utilizzando a tal scopo una parte dell’infrastruttura di un operatore mobile reale».

    Alla luce della definizione di cui sopra, non è chiaro perché SosTariffe.it sbagli nel definire Google un MVNO con riferimento al servizio Project Fi.

    Anche The Verge esprime riserve sull’equiparare Google a un MVNO in senso stretto: «Project Fi seems different, at least in the sense that you need to own an expensive flagship phone to participate and that it would work for global traverlers in 120 different countries». Salvo poi scrivere: «But the basic principles still apply», vale a dire che i principi di base possono applicarsi anche a Project Fi.

    SosTariffe.it è comunque in buona compagnia nell’errore. È in compagnia, per esempio, di FierceWireless, che ha detto la sua sull’impatto di Project Fi nel mercato wireless con un intervento intitolato “Google’s ‘Project Fi’ MVNO won’t shake up the wireless industry, but it could give it an important nudge”.

    È in compagnia, per esempio, di Ars Technica: «Google has just launched the site for “Project Fi,” its heavily rumored MVNO service. The service combines Sprint and T-Mobile along with Wi-Fi and will seamlessly switch between the networks. Google has an interactive coverage map here».

    È in compagnia, per esempio, di VentureBeat: «The new offering makes Google a mobile virtual network operator (MVNO), selling cellular service that runs on T-Mobile and Sprint infrastructure». Ed è in compagnia, per esempio, di Total Telecom: «Google’s Project Fi MVNO is not cheap…or is it?»




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