YouTube sbarca sul mobile, ma il Ministro Alfano lo fermerà

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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 23/03/2009
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Invece di dare semplicemente una notizia ai lettori, colgo al volo l’occasione dell’editoriale ed esprimo un paio di pensierini, tanto la notizia arriva lo stesso. Ebbene, YouTube vuole sbarcare sui cellulari e, naturalmente, che fa? Si rivolge agli ambienti più noti, Windows Mobile e Symbian, e sforna un’apposita YouTube App.

È sempre stato – ed è tuttora – orientamento di questo Blornale non farsi mai trascinare in questioni a sfondo politico, bensì limitarsi ad osservare i fatti. Quindi, alla luce della più fredda, schietta e razionale logica matematica, riscontrare ed evidenziare eventuali storture.

Lo sbarco di YouTube sui cellulari non può che avere un significato: il mondo online si sta spostando sempre di più nell’area mobile. Lo dimostra il crescente impiego che si fa del social networking sul mondo mobile e YouTube, essendo anch’esso un business, non fa eccezione.

Proprio mentre arriva questa novità, scoppia una polemica tra il Ministro della Giustizia, Alfano, e YouTube: “Vogliamo intervenire – ha detto il ministro della Giustizia – Come in Youtube ad esempio. Il nome stesso di rete rimanda a una maglia difficile da controllare, ma stiamo lavorando sul tema”.

Ma bene, sembra quasi quasi che lo staff di YouTube ne avesse avuto il presentimento: tu mi vuoi tappare la bocca da qualche parte? E io mi trovo un’altra platea, non mi faccio certo fermare da te, questo il senso che si potrebbe dare all’apparente contemporaneità dei due fatti.

L’alzata di testa del Ministro, stando a quanto raccontano le cronache, deriverebbe da “un incontro pubblico del Pdl” in cui “ha risposto a un bambino della classe 5 B della scuola elementare Brignole Sale di Albaro. Dimenticando che anche internet è già sottoposto alle leggi dello Stato”, si legge su La Repubblica. “Il bambino lo interrogava sulla possibilità di interventi specifici contro gli eccessi presenti nel web, in particolare sul più famoso sito di condivisione video, Youtube”.

La risposta l’ha già data il quotidiano, inutile sottolinearla. Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di normare qualcosa che già è regolato: chissà come pensa, il Ministro Alfano, di (far) intervenire il governo sulla vicenda, solo Dio lo sa. Non vorrei che stessimo per assistere ad un nuovo episodio di diversi film già visti, come la censura di The Pirate Bay del GIP Mascarino & collaboratori, la tutela dalla pedofilia della Carlucci, i trecentomila siti sull’anoressia della Lorenzin o il Copasir che s’accorge dopo (almeno) tre anni che esistono i software-spia per cellulari.

Ma ho tanto l’impressione che sia proprio così, e forse non sono il solo. Voi che ne dite?

«Vengo anch’io! No, tu no. Vengo anch’io! No, tu no. Vengo anch’io! No, tu no. Ma perché? Perché no».

Marco Valerio Principato


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