La Rete? Ha le orecchie e gli occhi. Eccome

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 06/05/2015
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Vi hanno mai detto «inutile che scrivi, tanto non ti legge nessuno perché non sei un influencer, non sei “noto”, non sei conosciuto»? Posso dimostrare il contrario.

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Il messaggio ricevuto dalla segreteria del dott. Soro, parzialmente oscurato per rispetto della privacy.
Il messaggio ricevuto dalla segreteria del dott. Soro, parzialmente oscurato per rispetto della privacy.
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Non date mai retta a coloro che dicono: «tanto chi ti legge?», è una menzogna. Nonostante i tentativi di rendere poco rilevante la presenza di alcune realtà del Web da parte dei giganti, c’è sempre qualcuno che ti legge.

Ne ho avuto dimostrazione ieri: il mio editoriale intitolato Antonello Soro e la cautela, pubblicato su questo sito alle 8:45, è stato letto – tra gli altri – dalla persona giusta: il dottor Antonello Soro, ossia, per chi non lo sapesse, il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Ho infatti ricevuto, alle 16:15 di ieri, un messaggio dal formulario del sito (v. figura in colonna) in cui la segreteria del presidente mi comunica che il dott. Soro avrebbe piacere di leggere, «se possibile», la mia tesi di laurea.

Non solo è possibile, ma per me è un estremo piacere. Un gesto che dimostra un sacco di cose: che dopo una vita da informatico (peraltro non ancora abbandonata, come dimostrano i miei siti), varcare la soglia di una Facoltà di Lettere e Filosofia1  e affrontare un corso di Scienze della Comunicazione, con mente sgombra da pregiudizi e luoghi comuni quali quelli di certi personaggi2 e raggiungere il (primo3) traguardo a pieni voti, con lode e con… trattenimento della tesi, a qualcosa serve.

Significa anche che una persona come il dott. Soro si rivela attenta e, soprattutto, focalizzata sul tema centrale riguardante l’istituto che presiede, cioè l’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Certamente da me non avrà nulla da imparare, ma evidentemente vuole accertarsene e trovo giusto tendergli la mano. Chissà che la circostanza, invece, non fornisca a me l’occasione per imparare ancora, è molto probabile e, anche qui, applico la mia “filosofia”: pronto a studiare.

Significa anche che la mia attenzione per la riservatezza, le mie raccomandazioni sulla privacy – largamente inascoltate anch’esse, lo so bene, ma non importa – non sono prive di senso: se mai, ad essere priva di senso è la quasi totale disattenzione del pubblico su un tema che ci riguarda tutti, ci piaccia o meno. Priva di senso non equivale e non sta per “colpevolezza”: coloro che non si rendono conto di trascurare un tema fondamentale come questo lo fanno semplicemente perché, per usare un termine del marketing, non ne conoscono il valore.

Significa anche, infine, un certo grado di gratificazione per aver cercato di ragionare su uno scenario nel quale è immersa l’ormai stragrande maggioranza delle persone4, tutte intente a comportarsi perfettamente da masse, senza farsi domande, senza riflettere, senza desiderio di “conoscere” per comprendere. Che poi è la base della filosofia.

Ben venga, quindi, questa richiesta. Ed avendo il dott. Soro preso contatti con me per via telematica, sarà ancor più piacevole fornire il materiale attraverso lo stesso mezzo. Anche perché la versione stampata sarebbe priva dei materiali multimediali che corredano la tesi e ne ridurrebbe la completezza.

Dunque, estote parati: non è vero che non vi legge nessuno. Come questa circostanza dimostra, nonostante qualsiasi tentativo di manipolazione da parte dei big, la Rete è “democratica inside“, ha occhi e orecchie. Dipende da come e da cosa si scrive.

  1. Oggi si chiama Dipartimento Fil.Co.Spe., Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, ma quando mi sono iscritto la Facoltà non era ancora stata “rinominata”.  [Torna al testo]
  2. Senza fare nomi: Bruno Vespa, la cui affermazione scolpita nel marmo su YouTube continua ad riuscirmi indigesta. Qui: https://www.youtube.com/watch?v=PLjyCq3-ogw.  [Torna al testo]
  3. Non è finita: come noto, intendo proseguire gli studi, ritenendo che un vero dottore sia tale solo se continua a fare lo studente.  [Torna al testo]
  4. Anche se, va detto, ne conosco diverse ancora abbarbicate ai vecchi cellulari “senza Internet”, con nessuna intenzione di cambiare, e spesso mi chiedo fino a che punto siano da considerarsi “antiquate”: potrebbe essere molto più miope considerale tali che non ritenerle lungimiranti e sagge.  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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