Facebook: «da grande farò CompuServe»

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 22/05/2015
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Un paradigma che negli anni ’80 del ‘900 ha funzionato benissimo, sia pure per altri scopi, sembra proprio essere quel che Facebook vuol fare nei paesi in via di sviluppo con l’iniziativa Internet.org, ma attenzione: non tutti sono così sciocchi da non accorgersene.

L’articolo pubblicato ieri da TechDirt mi ha molto colpito. Si intitola Facebook’s Plan To Be The Compuserve Of Developing Nations Faces Mounting Worldwide Criticism. In lingua tricolore vuol dire “Il piano di Facebook di diventare il CompuServe dei paesi in via di sviluppo sta riscuotendo crescenti critiche in tutto il mondo”.

Mi ha colpito perché io so bene cos’era CompuServe. Quando la posta elettronica ancora non la aveva nessuno – c’era solo nei grandi centri di ricerca di poche università e in pochi altri luoghi privilegiati – io già la avevo tramite CompuServe: bastava scrivere a 100010,3617@compuserve.com, era quello il mio indirizzo.

Karl Bode, l’autore dell’articolo, ce l’ha con Facebook perché sostiene che stia tentando di assumere un ruolo simile a CompuServe nei paesi in via di sviluppo con la sua iniziativa Internet.org. Bode fa notare come alcuni partner dell’iniziativa stiano mollando il progetto, a causa di sostanziali contraddizioni in termini di neutralità: è Facebook a decidere chi è dentro e chi è fuori e alle accuse risponde che “è meglio di niente”.

Bode fa anche presente che ben trentuno paesi hanno scritto una lettera aperta a Facebook, evidenziando le gravi disparità circa la discriminazione sui contenuti accessibili all’interno dell’iniziativa, decisi unilateralmente da Facebook che, a quel punto, si pone anche come anomalo e singolare mediatore tra eventuali attività di sorveglianza e “rete visibile”.

Bode sottolinea altresì che all’interno di Internet.org sono del tutto vietati tutti i siti cifrati (quelli che usano HTTPS come protocollo) e ricorda che anche EFF, la Electronic Frontier Foundation, ha detto la sua in tema di neutralità e sicurezza circa Internet.org con una ben precisa dichiarazione.

Sotto pesante “attacco”, Facebook ha diffuso su Internet.org un comunicato, fondato sul principio linguistico della comparazione ripetitiva (mito/fatto, mito/fatto), tipico di chi ha difficoltà ad argomentare in maniera semplice e diretta ma vuol colpire, cercando di persuadere e sapendo di avere poche possibilità di convincere.

«La pretesa di Facebook di far credere che Internet.org sia esclusivamente altruismo è adorabile, ma non è chiaro, ammesso ci sia, chi davvero ci creda», dice Bode. «Sostanzialmente è ovvio che Facebook desideri essere presente sin dal “piano terra” per poter dominare il mercato pubblicitario di domani, e quale miglior modo di far ciò se non posizionarsi come il giardino recintato á la CompuServe dei paesi in via di sviluppo», osserva.

Chi sa cos’era CompuServe, ma anche chi ha letto il mio articolo del 2009, comprenderà bene il peso di questo paragone fatto da Bode. Un modello che, ai tempi, era davvero funzionale – pur essendo un walled garden, un giardino recintato, per forza di cose, non esistendo ancora nulla di ciò che oggi ci collega alla Rete – di cui Facebook in qualche modo si è “appropriato”, cercando di sfruttarne i vantaggi con ben (o mal, secondo pareri) celata astuzia.

«Facebook potrebbe stroncare l’intero problema sul nascere in due semplici passi», chiude Bode. «Per prima cosa, Facebook dovrebbe smettere di agire come se tutti fossero così sciocchi da non intravedere le sue reali motivazioni. In secondo luogo, se Facebook è davvero così preoccupato riguardo i paesi poveri, dovrebbe riversare un po’ del suo denaro laddove ci sono bocche da sfamare e fornire accesso alla vera Internet, libera da evidenti interferenze, censure e preoccupazioni per la neutralità e la privacy».

Ecco perché Facebook, da grande, vuole fare CompuServe. Ma deve stare attento, perché come scrivevo al commentatore che, per conto del sito Roba da Donne e relativa Pagina Facebook, ha espresso rincrescimento per aver visto la pagina stessa essere sottoposta per prima a un “unlike” nel filmato da me prodotto, «come tutte quelle circostanze in cui si schiaccia troppo il pedale, anche il buon Zuck si avvicina pericolosamente a prendere dall’utenza qualche ceffone di quelli forti. Vedasi la questione di WhatsApp (leggete i commenti, oltre l’articolo, e altri che ho dovuto cassare perché scurrili)».

Il mondo globalizzato è piccolo, caro Mark. L’avete voluto voi e adesso vi cuccate pro e contro.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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