Apple ancora una volta in anticipo. Dove? Sul marketing

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 16/06/2015
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Nel turbine delle novità presentate da Apple alla Conferenza Sviluppatori ce ne è stata una molto meno «cliccata» ma ugualmente importantissima: l’attenzione alla privacy dei clienti, mossa strategica. E pericolosissima per la concorrenza.

Nel parlare di quanto Apple ha raccontato in occasione della Conferenza Sviluppatori 2015, tenutasi lo scorso 8 giugno al famoso Moscone Center di San Francisco, la maggior parte dei media si è concentrata sulle novità, tangibili e intangibili, legate ai prodotti hardware e software. Pochi – forse nessuno, almeno in Italia – si sono soffermati sulle strategie di marketing messe in atto da Apple su temi meno evidenti, ma non per questo meno importanti, come la tutela della privacy.

Quel tema, forse anche grazie a qualche sito, localmente (e immeritatamente) incluso questo, in questi ultimi tempi sta guadagnando un po’ più di attenzione e gli osservatori più acuti come Walt Mossberg ovviamente l’hanno notato, come hanno notato il frame che Apple ha concesso al tema in sede di Conferenza Sviluppatori.

Che l’attenzione su quel tema sia in “risalita” – per fortuna – non c’è dubbio: la prova è Google, che in Android M sta pensando di ripristinare le «App Ops», operazione con cui è possibile un minimo di governo sulla disseminazione di informazioni verso le App arraffone che si impicciano di tutto ciò che trovano sui nostri smartphone, anche ben oltre le loro “competenze”.

A tenere un breve panel incentrato sul tema privacy è stato Craig Federighi, Senior Vice President della divisione Software Engineering di Apple: in pratica quella che è la principale “autorità” in materia di software nell’azienda di Cupertino.

Senza dilungarsi in tutti i dettagli sviscerati da Mossberg, è bene fare caso al fatto che non solo Apple ha fatto percepire all’esterno un altro pezzo importante del valore che ha da offrire come organizzazione, ma ha accuratamente sottolineato i diversi comportamenti paragonando la casa di Cupertino e il maggior concorrente: Android e, quindi, Google. In questo modo ha dato un’ulteriore sferzata alla differenziazione, su un piano a cui il grande pubblico inizia – in virtù di una certa risalita della considerazione sul tema – a prestare attenzione, come quello della tutela della privacy. Inoltre, ha dimostrato ai mercati di apprezzare il valore che essi rappresentano per l’azienda, anche in quel settore.

Federighi, con questa mossa strategica (c’è da giurarci: debitamente studiata e concordata con la divisione Marketing), ha assicurato all’azienda la fiducia di quei segmenti di mercato ancora “resistenti”: le grandi organizzazioni (o, per dirla in anglosassone, il mercato enterprise), le imprese in generale, i professionisti e tutti coloro che, in uno smartphone e/o in un tablet, non cercano il giocattolo, ma uno strumento di lavoro e di supporto, serio e affidabile.

A preoccuparsi di questa mossa dovrebbe essere prima di tutto BlackBerry, il cui amministratore delegato John Chen è abbastanza ermetico circa le iniziative e le strategie di marketing dell’organizzazione che dirige: l’unica cosa che lascia trasparire è un deciso orientamento al solo mercato enterprise, non curandosi minimamente di quello consumer.

Philip Kotler lo boccerebbe. In ogni caso, sia che confermi di essere solo enterprise-oriented sia che non lo confermi. Perché in ogni caso BlackBerry semplicemente non ha adottato alcun piano comunicativo di marketing: solo per parlare di pubblicità, quella fatta in TV negli Stati Uniti e in Canada non ha convinto, in Europa praticamente non ne ha mai fatta, in Italia men che meno. Apple l’ha fatto. Samsung l’ha fatto. Huawei l’ha fatto. Persino Telecom Italia, anche per quelle parti che si rivolgono esclusivamente alle imprese (es. Impresa Semplice) l’ha  fatto. Loro no. E le conseguenze sono evidenti, lampanti.

Per BlackBerry, se mister John Chen non si dà una mossa e si concentra sul marketing rivolgendosi non solo alle imprese, ma decentemente anche al segmento consumer, il tempo di vivere di rendita sui fasti del passato si esaurirà molto presto. Il tutto non grazie a chissà quale rivoluzionaria novità di Apple, ma semplicemente grazie alle attenzioni giuste alla cosa giusta al momento giusto con il mezzo giusto con il giusto anticipo: il marketing.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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