Cancellazione cache e cronologie: reati?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 18/06/2015
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Se doveste recarvi negli Stati Uniti e portate con voi smartphone e/o tablet e/o computer, fate attenzione: cancellare la cronologia e la cache dei browser potrebbe portarvi in galera. Se possibile, lasciateli a casa.

Qualche giorno fa Alfonso Maruccia ha raccontato su Punto Informatico un singolarissimo episodio americano: la «legge nota come Sarbanes-Oxley Act risale al 2002, era stata presentata come reazione allo scandalo Enron ma ha avuto, tra le sue conseguenze, quella della nascita del nuovo reato informatico di eliminazione di prove a mezzo cache».

Tale reato è alla base di un caso recente: la libera interpretazione di quella legge ha fatto sì da esporre a vent’anni di carcere una persona che, in relazione alla vicenda di cui Maruccia racconta, ha proceduto alla cancellazione della cronologia e della cache del browser sul proprio computer, oltre che alla rimozione di alcuni contenuti.

Un fatto, visto con occhi europei e più specificamente italiani, che fa sorridere: secondo i magistrati americani, dunque, non dovrebbe essere lecito impostare il proprio browser in modalità di navigazione anonima, presente nella maggior parte dei browser Internet moderni, dal momento che in tale modalità è il browser stesso a farsi carico di tale operazione.

Cosa avrebbero fatto in quel caso i signori magistrati americani? Avrebbero arrestato Mitchell Baker (per chi usa Firefox)? O Satya Nadella (per chi usa Internet Explorer o Edge)? O Larry Page (per chi usa Chrome)? O avrebbero denunciato il titolare di questo sito (cioè chi scrive) per favoreggiamento, per aver a suo tempo suggerito comportamenti atti a limitare o impedire di sbirciare in cache e cronologia?

Anche per lorsignori magistrati a stelle e strisce, magari con l’ausilio di una traduzione più accurata rispetto a quella fornita dal traduttore automatico di Larry Page, forse un’attenta lettura di un compendio di nozioni in tema di legittimazione globale sarebbe caldamente consigliabile, prima di interpretare così liberamente una norma nata per scopi diversi ormai, a dir poco, anacronistica.

Forse avrebbero imparato – magari non solo loro, ma anche qualcuno da queste parti – che oggi le regole non possono più essere basate sul principio Cicero pro domo sua: devono essere glocali, altrimenti, semplicemente, non se le fila nessuno.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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