Samsung: «Windows Update non mi piace»

Samsung ha cliccato «Non mi piace» su Windows Update.
Samsung ha cliccato «Non mi piace» su Windows Update.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 25/06/2015
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Perché Samsung ha cliccato «non mi piace» su Windows Update? Ossia, perché i suoi PC contengono un «Samsung Update» inamovibile che disabilita Windows Update?

La battaglia dei titani. Samsung contro Microsoft: la prima installa sui suoi PC il suo sistema di aggiornamento software, che però è infastidito dal sistema di aggiornamento software del produttore del sistema operativo. E allora cosa fa? Disabilita Windows Update, e lo tiene disabilitato.

Certo, perché, come qualcuno osserva, “Samsung Update” ha cura di mantenere installato tutto il bloatware o crapware o foistware che dir si voglia1 senza intralci, garantendo così alla casa gli introiti addizionali prodotti dagli agreement2 sottoscritti con i produttori delle medesime inutilities, spesso e volentieri semplice mezzo per tracciare, spiare e riferire, quando non addirittura rappresentare vero e proprio adware e/o spyware surrettizio.

Naturalmente Samsung è dura di comprendonio e ha molte difficoltà a confrontarsi su un tema che scotta, perché intacca direttamente i propri profitti derivanti da quegli agreement. Naturalmente Microsoft protesta e ricorda come un’operazione del genere metta a serio rischio l’integrità del sistema operativo, per via della perdita degli aggiornamenti di sicurezza. Il “dibattito”, se così vogliamo chiamarlo, è avvenuto a suon di comunicati tramite i media, senza uno straccio di nota ufficiale.

Una circostanza del genere, in un’utenza sveglia e presente nei confronti della realtà, dovrebbe produrre un solo risultato: dare consapevolezza dello stato di ipertrofia narcisistica del super-ego del gigante coreano, forte dell’essere il più grande dominatore del mercato consumer con i suoi smartphone basati sul sistema operativo mobile più cloaca della privacy del mondo.

Da un simile gigante che si comporta così non c’è che da aspettarsi violenza su violenza, coercizione su coercizione, imposizioni e diktat degni di periodi storici molto bui, dei quali evidentemente non si conserva ricordo abbastanza nitido per decidere di sottrarsene rapidamente.

Talis pater, talis filius: se questo è il comportamento di Samsung sui papà dei device mobili, cioè i computer, è ovvio che i vostri amati gadget, orgogliosamente portati sempre attaccati a sé, anche al bagno, sono oggetto del medesimo atteggiamento (realtà come CyanogenMod ne hanno fatto la propria bandiera).

Un banale produttore di hardware non dovrebbe mai permettersi di fare una cosa del genere nei confronti di un produttore di sistemi operativi. Almeno non così, brutalmente, surrettiziamente, al punto da scatenare un simile dibattito nel quale pochi, delle masse di utenti Samsung, ci capiranno qualcosa.

Invece l’ha fatto. Dando ragione, alla fine, a Steve Jobs3. Dovrebbe essere sufficiente per crearsi una solida opinione circa la considerazione che il gigante coreano merita dal pubblico. Ma ovviamente non accadrà.

E ora speriamo – anzi, sperate – che trovino un accordo, un compromesso, una soluzione di negoziato, quel che vogliono. Altrimenti c’è solo una cosa da fare: far tabula rasa sul PC e installare un sistema operativo da zero, senza sciocchezze tra i piedi. Sperando che dai file di Samsung si riesca a installare solo il necessario.

  1. Ne parliamo da lungo, lunghissimo tempo, addirittura da prima che questo sito aprisse al pubblico, ormai quasi otto anni fa.  [Torna al testo]
  2. Piace tanto alle nuove leve del marketing approssimativo usare questo termine, soprattutto se fuori luogo. Ma significa semplicemente “accordi”.  [Torna al testo]
  3. Il cui giardino incantato certamente è fonte di profitti per Apple, ma diamine: porsi al di sopra di chi produce il sistema operativo è troppo. E allora bisogna dire che Jobs “ha fatto bene”: in casa Apple una cosa del genere potrebbe accadere molto difficilmente.  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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