Orgoglio LGBT, al costo di un click

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 30/06/2015
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Siete davvero convinti che basti un click – anzi, due, per l’esattezza – per dimostrare il proprio «orgoglio LGBT»? Io direi di no, si dimostra in ben altro modo. E non solo.

Ventisei milioni di persone hanno applicato alla propria foto profilo su Facebook l’arcobaleno automatico per dimostrare il proprio “orgoglio”. Al costo di un semplice click.

Al di là della storia e del contesto dell’evento (su cui, per maggiori dettagli, ha indagato Federico Guerrini su La Stampa), in ossequio al principio di Gregory Bateson, ricordiamo che “l’informazione è una differenza che produce una differenza”. Si applica perfettamente al caso.

Aderire alla proposta di Facebook: un click. Viene proposta la schermata riprodotta in colonna a sinistra sulla mia foto profilo. Un altro click per confermare il proprio “orgoglio” ed ecco la prima differenza: la foto profilo è cambiata.

Ma si è prodotta un’altra differenza: prima Facebook non sapeva che eravamo “orgogliosi”. Adesso invece lo sa. Ed è difficile – come sottolinea anche Federico Guerrini – che ora resista «alla tentazione di analizzare a posteriori i dati prodotti».

Per questo il 28 giugno – in tempi non sospetti – ho scritto su Facebook: «Serve solo a misurare il grado di omosessualità latente (che abbiamo tutti, in misure diverse), ovvero ad aggiungere un altro dato alle “schede personali” che Facebook ha di ognuno di noi. Non per dimostrare la propria sensibilità a un tema sociale che dovrebbe trovare riscontro prima nell’adesione agli artt. 2 e 3 della Costituzione, poi nei fatti, e solo per ultimo, se il caso, nelle chiacchiere. ‪#‎sapevatelo‬».

E lo ribadisco. Facebook può anche giurare, spergiurare, dissanguarsi, minacciare di tagliarsi le vene, pur di farmi credere che si sia trattato di un hackaton (una gara di programmazione interna), non ci crederò mai: ci sono precedenti che mi autorizzano a non farlo. E se non bastasse, vedete un po’ che ne dice Nicole DeMeo, Chief Marketing Officer della global mobile marketing company Glipsia.

Piuttosto, mi associo a Stacy Biasola, la collega dottoranda in Scienze della Comunicazione dell’Illinois citata da Federico Guerrini: «questo è uno di quegli studi di Facebook a cui voglio partecipare!». Almeno imparerei qualcosa di utile.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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