Pirateria online: o la sai impedire, o la amplifichi

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 07/07/2015
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È senz’altro bene prendere nota dello studio del prof. Giorgio Clemente, da cui emerge l’assoluta vacuità dei provvedimenti antipirateria. Con l’occasione, forse è bene prendere nota che su queste pagine si era già detto. Da almeno sette anni.

Giorgio Clemente, Professore Emerito di Sistemi Operativi del Corso di Laurea in Ingegneria Informatica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, non ha dubbi: gli effetti dei provvedimenti antipirateria in materia di tutela del diritto d’autore hanno avuto non solo efficacia pari a zero, ma addirittura avrebbero favorito, in certo qual modo, un’ulteriore impennata della presenza del fenomeno.

Il docente lo ha documentato in uno studio (PDF), in cui analizza il tema nel periodo dal 31 marzo 2014 al 10 aprile 2015, rilasciato sotto licenza Creative Commons, dunque – a condizione di citarne la fonte – liberamente (ri)utilizzabile.

Qui non parliamo di semplici rilevazioni statistiche, di dichiarazioni di uffici stampa o di comizi: parliamo di un lavoro di ricerca, la meta più alta a cui mira qualsiasi ateneo, per contribuire a svolgere la quale ci si mette “in fila” e si concorre per superare una prova di sbarramento all’accesso ai corsi di dottorato di ricerca.

Ora, per carità, non oso neppure da lontano mettermi sullo stesso piano di un Professore Emerito. Non si tratta di un docente “ordinario”, qualcosa di più, come spiega Wikipedia:

A professori ordinari in pensione o per i quali siano stati accettate le dimissioni, i quali abbiano prestato almeno venti anni di servizio in tale qualità, le facoltà possono proporre al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di conferire il titolo di professore emerito (concesso attraverso DPR). Ai professori emeriti non sono riservate particolari prerogative accademiche.

Bene. Io sono solo un modestissimo laureato in Scienze della Comunicazione, sia pure con il massimo dei voti, la lode, la “tesi trattenuta” e l’intenzione di proseguire gli studi: dunque non sono nessuno. Però dietro questa pagina che state leggendo c’è un archivio. Che testimonia, a partire dal 1 settembre del 2008 – dunque anche ben prima di conseguire questo titolo di studio -, se mi sia mai occupato o meno dello stesso tema in tempi molto, molto antecedenti.

Diciamo che ho cominciato a dirlo ad appena un mese dall’apertura del sito, cioè il 27 settembre del 2008? Quello non è che l’inizio, e non è il solo articolo. Per chi, di lorsignori delle autorità, volesse divertirsi, incluso il prof. Angelo Marcello Cardani, posso suggerire due strade per trovare un’intera sporta della spesa di miei articoli sul tema su questo sito:

  1. utilizzando l’argomento “censure”;
  2. utilizzando le parole chiave tra virgolette “cose della rete”.

Fatelo solo dopo aver letto lo studio del prof. Clemente (così avrete una “base accademica” da cui partire ben più valida della mia), ma fatelo. Noterete che a un certo punto ho smesso di parlarne apertamente, salvo qualche rigurgito in cui non ho avuto la forza di trattenermi. Perché? Semplice: perché, dice il proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Alla fine uno si stanca pure.

Non si risolve il problema aggiungendo altre centomila leggi alle centomila già esistenti. Si risolve riscrivendo le regole da capo, in modalità 2.0, semplici, chiare, inequivocabili, comprensibili anche da un bambino. Come le “consegne” dell’ambiente militare, sulle quali ciò non accade.

Altrimenti, invece di arginare il fenomeno e portarlo gradualmente all’estinzione spontanea, lo si amplifica. E forse non è questo l’obiettivo da raggiungere.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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