WhatsApp fa un regalo a Google

Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 08/10/2015
Commenti Commenta | Permalink

Temete di perdere la configurazione, le vecchie chat in WhatsApp? Niente paura, ci pensa «papà Google» con Google Drive. Avanti, accorrete a regalare altri dati, tanto è «mal comune».

Come se non bastasse quel che già fa, WhatsApp ha ora implementato il backup di sé stesso all’interno di Google Drive. Basta avere una versione aggiornata della celebre App di chat e sarà possibile, utilizzando le proprie “credenziali unificate” Google, salvare la configurazione, le chat stesse e quant’altro occorre sulla memoria della grande G.

Non mi dilungo sui dettagli tecnici, lo ha già fatto abbondantemente Android Police. Quel che mi preme ricordare è che questa è un’ulteriore breccia nel terreno, già particolarmente disastrato sul piano della privacy, in cui WhatsApp opera: parliamo di un’App che si appropria dell’intera rubrica dello smartphone e la carica sui propri server, mantenendo la propria copia continuamente aggiornata, “ufficialmente” allo scopo di eseguire dei match tra coppie di nomi/numeri e indicare ai medesimi la possibilità di chattare.

Peccato che questo significhi, per chi impiega quell’App, non tutelare i dati personali di tutti coloro che ce li hanno affidati, consentendoci di memorizzarli all’interno dei nostri smartphone.

E dire che c’è anche chi si stupisce se, dopo aver toccato certi argomenti in chat su WhatsApp, si vede comparire su Facebook una pubblicità “a tema” (stessa cosa accade per Instagram, ovviamente).

Ora, siccome anche Google vuole “essere della partita”, con tutti i backup che settecento e passa milioni di utenti faranno su Google Drive, anche AdSense/AdWords avranno nuovi elementi per “sintonizzare” la propria offerta pubblicitaria. E la gigantesca macchina dei Big Data gongola, perché si aggiungono nuovi e ulteriori elementi in grado di aiutarla a rispondere a pressoché qualsiasi domanda.

Sono riusciti a circuire, imbrogliare e truffare, con l’abuso e l’impiego dei dati personali ben al di là delle righe, settecento milioni di idioti, che sono anche convinti di essere nel giusto ovvero, laddove la coscienza dica loro di non esserlo, non sono comunque disposti neppure a “cambiare giocattolo”. Come degli infanti non ancora in grado di parlare.

Mancassero le alternative, potrei tentare di capirlo. Ma non mancano. Pertanto l’idiozia, in certi casi dolosa, in altri colposa, è comunque imperdonabile. E meno male che l’UE ha sentenziato l’assenza di tutela sui dati personali per le aziende che fanno circolare i medesimi al di fuori dell’Unione, come se servisse farselo dire da loro e non fosse già abbastanza evidente.

Ma sta bene a tutti così. Ben gli staranno le conseguenze. Continuate, continuate pure.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, , ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.