UE, un territorio tutt’altro che neutrale

Parlamento europeo.
Parlamento europeo.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 28/10/2015
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«In Europa finisce il roaming», «approvata la neutralità della Rete» ed altri titoli simili sono solo retorica sterile. La Rete è in pericolo, stavolta sul serio. E non sarà senza conseguenze.

Sì, certo, come no. «Dal 15 giugno 2017 il roaming europeo sarà un ricordo: telefonate, SMS e Internet entro l’Europa senza sovrapprezzi, come a casa». Però i provider potranno metterci un tetto (loro lo chiamano cap), superato il quale si pagherà a parte, con buona pace dei propositi iniziali.

«Approvata la Net Neutrality Europea», dicono. Però le parole “net neutrality” neanche compaiono nel testo del provvedimento, approvato ieri dal Parlamento europeo con 500 voti a favore e 163 contrari senza accogliere nessuno degli emendamenti proposti per arginare i “danni”.

Di fatto accadrà che solo le grandi multinazionali del bit, come le ho più volte definite nella mia tesi di laurea, avranno sufficienti portafogli a fisarmonica per pagare gli accordi con gli operatori e garantirsi così la corsia preferenziale necessaria per raggiungere l’utenza.

Tutti gli altri saranno “al palo”: startup, piccole imprese, idee innovative – un esempio per tutti: PostPickr, che si è recentemente scontrato con Facebook – piccole e medie aziende erogatrici di servizi, eccetera. Un freno all’innovazione senza precedenti, su cui il fondatore del Web, Sir Tim Berners-Lee, si è prodigato per cercare di scongiurarlo, purtroppo senza alcun successo.

Per aver contezza di quanto accadrà, chi conosce il tedesco può gustarsi il filmato originale, prodotto da T-Mobile e spiegato su un sito dedicato; chi, invece, desidera la traduzione può avvalersi di quello incorporato nell’articolo di Alessandro Longo su Repubblica. Il filmato è un’infografica animata di una chiarezza esemplare che, attraverso un insieme di metafore e di sinestesie, riesce a far capire esattamente qual è il piano degli operatori, fissi e mobili.

E come raccontava già all’inizio dell’anno TechDirt, la propaganda contro la neutralità della Rete ha raggiunto livelli pazzeschi, ricorrendo persino a parodie con trame e attori “porno” per ridicolizzare lo sporco, sporchissimo lavoro fatto da operatori fissi e mobili in connivenza con i politicanti corrotti, intenti solo a innalzare i propri profitti (gustatevi i due filmati, inclusi in fondo).

C’è una combutta incredibile tra i decisori operativi dell’UE e gli operatori fissi e mobili, dove questi ultimi hanno moltissima voce in capitolo, grazie a operazioni di lobbying su cui investono cifre rilevanti (e ciò dimostra, dato che essi ben sanno cosa vuol dire ROI – vedi Wikipedia – quanto pensino di “rientrare” di tali “investimenti”): hanno persino pensato, laddove i big come Google non volessero pagare, di bloccargli la pubblicità. Altro che i “traffici” dietro AdBlock: se potessero, farebbero un “UE-Block”.

Ma come dice Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo polacco, «assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità», spiega. «I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato».

È esattamente questo che stanno facendo i grandi operatori: orientare i bisogni umani. Il che significherà la distruzione di Internet per come l’abbiamo conosciuta finora: pronta a tutto, uguale per tutti, capace di offrire le stesse opportunità a tutti.

«La Rete, infatti, dimostrandosi anche in questo di una democraticità ineguagliabile, permette con piena libertà tutte quelle cose», scrivevo nella tesina del mio esame di Scienza Politica.

Ormai l’esame l’ho superato e anche bene (30/30L); ciò non toglie che, alla luce di quanto si prospetta al di là di cavi e fibre ottiche, quell’elaborato d’esame avrebbe bisogno di essere rivisto, come diceva Amartya Sen a proposito del disegno weberiano (mio esame di Filosofia Politica, pag. 25).

Perché in assenza di neutralità e in presenza di mercificazione pesata di ogni singolo bit (tecnicamente: QoS), di democratico – se nulla cambia – alla Rete resterà ben poco. Traffici sgraditi, come ad esempio le VPN, potrebbero risultare al limite di uno stato di “isolamento”, dovendo mettersi “in fila” per attendere i comodi del Signor YouTube, del Signor Netflix – appena arrivato anche in Italia -, del Signor Facebook, eccetera.

Non credo che questo, a medio/lungo termine, risulti costruttivo.

Se ne accorgeranno. Quando cominceranno a piovere disdette su disdette, quando i mercati inizieranno un inevitabile processo di ridimensionamento della spesa media per la connettività fissa e mobile, quando Internet sarà stata trasformata in un semplice mazzo di cavi virtuali – uno per ciascun servizio “pagante” e briciole per gli altri – probabilmente qualcuno si chiederà che diavolo starà succedendo, come mai le “Star” e le “Cash Cow” della matrice BCG di turno si staranno trasformando in “Dog”.

Ma allora sarà troppo tardi.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Alessio ha detto:

    Segnalo che l’articolo di Longo su repubblica punta in realtà a punto informatico…

    link corretto è http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/10/27/news/parlamento_ue_roaming_net_neutrality-125997075/

  2. Alessio ha detto:

    Non entro nel merito dell’articolo ma le faccio i complimenti per come espone gli argomenti.

    Mi ha chiarito meglio concetti che non avevo ancora afferratto appieno

    Complimenti e avanti così, la leggo sempre molto volentieri




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