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Bloccare AdBlock: un'idea perdente in partenza.
Bloccare AdBlock: un'idea perdente in partenza.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 09/10/2016
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«Se non togli AdBlock non ti faccio leggere», «per favore, fate la carità, sbloccate almeno il nostro sito» e altre suppliche del genere. Se non potete permettervi il lusso, o diventate a pagamento (se potete) o chiudete.

Piantatela. Siete ridicoli. Grotteschi. Puerili. Infantili. Un bimbo delle elementari sarebbe più furbo e più svelto di voi.

Ci basta già il doverci sorbire, a ogni visita, il banner per il consenso ai cookie grazie a quella porcata europea della cookie law. Che sarebbe niente, se non bastasse già il semplice scroll per far sì che l’intera pagina venga ricaricata, rubando – sì, rubando – ogni volta altro traffico dal proprio piano dati.

Una manovra, questa, principalmente messa in atto dalle testate più disoneste, mentre altri, più discretamente, si limitano a non fare nulla.

Già, perché – ammesso e concesso – che abbia cliccato “Ok” ai cookie una prima volta, poi quell’insulsa domanda non dovrebbe essere più posta, almeno per quel sito. Invece no: perché quando apri dall’App Facebook o Twitter o LinkedIn o quel che sia, non usi il “tuo” browser ma quello incorporato nell’App. Il quale, ogni volta, cancella i cookie.

Ma tornando ad AdBlock, la manfrina del supplicare la gente di toglierlo è inutile. Chi l’ha installato, l’ha fatto per un motivo, e quel motivo è esattamente il non essere sottoposti a una gragnola di tracciatori, spie e controspie, cookie ineliminabili, script malevoli, sbertucciamenti vari del livello di privacy, occhiate indiscrete sulla propria attività online ed altri rilevamenti di nessuno scrupolo.

È semplice. La pubblicità online, nei termini in cui AdBlock la blocca, ha frantumato i maroni. Facebook almeno ci prova a proporre qualcosa che possa interessare e a volte ci riesce pure. Twitter e gli altri social lo stesso. Lo fanno in modo più discreto, senza aprirti qualcosa che ti copre il testo che leggi e finché non clicchi da qualche parte indefinita non si toglie dai piedi, senza essere “violenti” (poi magari tracciano quanto e più degli altri, ma almeno evitano di fracassare i genitali).

Oggi, per sopravvivere senza essere travolti da un’orda di slider, autoexpand, popup, popunder, finestre che non si chiudono e quant’altro, la coppia minima necessaria è navigare con Ghostery e AdBlock.

Non piangete lacrime di coccodrillo. La colpa è vostra perché, ingordi come siete, infilzate talmente tanta immondizia nelle vostre pagine, da esservi resi davvero ripugnanti. Ogni lettura diventa una lotta ad abbassare il volume, fermare i filmati autoavvianti, chiudere finestre che ti coprono l’articolo e via discorrendo. Se foste stati più moderati, sia voi gestori di siti che i circuiti pubblicitari, forse adesso non saremmo a questo punto.

E non pensate di cavarvela trasmigrando interamente su mobile, o quasi: il computer da tavolo non è destinato a scomparire così presto. Forse accadrà – forse – se e solo se anche da mobile sarà possibile fare la stessa cosa: decidere. Per ora i giganti del mobile ancora non vogliono. Per ora. Ma ricordate: anche quel mercato è saturo, perciò uno dei pochi modi per conquistare altri clienti sarà quello di dare loro maggiori libertà.

Dunque, se non volete/potete permettervi di pubblicare qualcosa “per la gloria” (o quasi), lasciate perdere. Cambiate mestiere. Ma se intendete ancora proporre al pubblico i vostri contenuti, allora riaccendete il cervello, installateci il plugin BrainSblock e vedrete che andrà tutto bene.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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