Fake News: arriva la scure di Google. E io godo

The New Blog Times
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Pubblicato il: 26/04/2017
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Fino adesso avete lucrato spruzzando fake news come spore contaminanti. Ma il giochino sta finendo: Google ha affilato le sue armi ed è pronto a mozzarvi il collo. State pronti, perché il primo a cui non conviene è proprio lui.

A modo suo, ve lo ha già detto Matteo G. P. Flora1: la pubblicità ve la toglieranno ne cives ad arma ruant, affinché i cittadini non corrano alle armi. Si, a voi, proprio a voi dei vari siti spargi-bufale, millantatori e truffaldini, che state là dietro.

«Imbecille, la toglieranno anche a te». Non credo, ma seppure dovessero farlo, sapete bene che non me ne può fregar di meno.

«E allora perché l’hai fatta ricomparire sul tuo NBT?». 1) Non sono cose che vi riguardano; 2) perché piove, qualche goccia d’acqua cade e finché cade io la raccolgo; 3) perché c’è talmente tanta idiozia che il non averla è un riguardo inutile, un offrire le perle ai porci (salve le debite eccezioni).

Ma la questione importante è un’altra. Che circolino fake news non conviene a nessuno, prima di tutto a Google. Gli unici a cui conviene sono coloro che le diffondono e che guadagnano, anzi, no, rubano soldi agli inserzionisti, i quali – come spiega giustamente Flora – non hanno alcun desiderio di affiancare il proprio brand a dei siti propala-bufale.

Tali brand hanno iniziato essi stessi con l’escludere da AdSense tutti quei nomi a dominio che hanno individuato come “inopportuni”. E Google, che ovviamente se ne è accorto, perché monitora tutto ciò che avviene nelle sue properties, non è stato lì a guardare.

Sicché adesso ha studiato e introdotto notevoli modifiche alla valutazione dei siti. Propalare bufale significherà:

  1. vedersi penalizzati nel posizionamento sulle SERP2 (ah, godo);

  2. vedersi valutati da persone in carne e ossa, esperte e non raggirabili (ah, godo);

  3. vedersi penalizzati in caso di non aderenza alle linee guida sulla qualità della ricerca (ah, godo);

  4. vedersi abbassare paurosamente il PageRank, oltretutto senza poterlo rilevare perché non più dato pubblico (ah, godo).

Infine, laddove un sito dovesse usare sintassi e costruzione di frasi “tipica” da sito di bufale, registro linguistico di scarso livello, contenuti non originali e/o storpiati a bella posta, troppa pubblicità e poco contenuto, insomma che si dimostri in cattiva fede, avrà la bella sorpresa di vedersi cacciato da AdSense e di non poterne più fare impiego.

Lo si diceva, tempo fa: l’unico modo per arginare questo fenomeno, in assenza di un compendio di norme che possa regolarlo (anche perché è difficile farne di compatibili con la globalizzazione), è quello di togliere il mangime, e Google si sta preparando a fare proprio questo.

Certo (come ha ricordato anche Flora, ma nulla di nuovo sotto il sole: lo diceva già il collettivo Ippolita nel 20053), c’è il rischio che l’apparato statale, per non stare lì a guardare, cerchi di fare – maldestramente e senza risultati, ma questa è altra cosa – qualcosa di suo, cioè l’unica cosa che sa fare: porre limiti, vietare, limitare, restringere la libertà di espressione e riservarla alla “stampa ufficiale” – a.k.a. stampa di regime, oggi notoriamente eterodiretta – abbattendosi di fatto su qualsiasi sito non sia testata giornalistica, quindi inclusi blog e siti amatoriali.

Che poi l’essere testata giornalistica, oggi, non sia garanzia alcuna di qualità, su queste pagine l’abbiamo già dimostrato, ma ai legislatori non gliene importa nulla: devono “far vedere che hanno fatto qualcosa”.

Preparatevi. Il giochino sta per terminare.

«Cretino, potrebbe terminare anche per te». Certo, potrebbe, perché lo stato è cieco e incapace di discernere. Nel qual caso, mi comporterò come si addice quando si ha a che fare con i frequentatori di manicomi: gli dirò di sì e mi ritirerò in buon ordine a guardarmi lo spettacolo, verranno tempi migliori. Se non qui, altrove4.

Asibìri, come dicono i sardi.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


1 Vedi filmato Perché toglieranno la pubblicità a blogger e vlogger, Matteo G.P. Flora, 16/02/2017, in https://www.youtube.com/watch?v=GTGrr9yKMwE .

2 SERP = Search Engine Result Page, ossia la pagina dei risultati delle ricerche.

3 Vedi Ippolita, Open non è Free, in http://www.ippolita.net/en/prodotto/pdf-open-non-è-free-ippolita, dove nell’introduzione si dice: «Tutti usano carte di credito e bancomat, cellulari e computer, pochi si preoccupano della costante chiusura di orizzonti, delle continue limitazioni delle libertà sulle reti, che guarda caso corrispondono a tagli drastici delle libertà civili più tradizionalmente intese: più controlli ovunque, più paranoia per tutti, più polizia, più armi (naturalmente, “nel vostro interesse”, “per la vostra sicurezza”)».

4 Per una corretta percezione del termine altrove come lo intendo io, leggersi G. Marramao, Passaggio a Occidente – Filosofia e Globalizzazione, Bollati-Boringhieri, Torino 2010.

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Marco Valerio Principato (2089 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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