GigaOM avvia la versione Pro. E il resto? Spazzatura?
Poco tempo fa in Rete ci sono state grosse disquisizioni sull’eventualità di far pagare l’informazione online. Diatribe che trovano la loro sede naturale e logica negli Stati Uniti, non certo in Italia, e questo per varie ragioni.
Come sempre accade quando «qualcuno importante» prende posizione, si formano due partiti: quello che non concorda e continua nella propria strada (in questo caso di gratuità), e quello che concorda e, ove possibile, si adegua. A questa seconda corrente sembra aver aderito GigaOM, il blog lanciato da Om Malik, molto noto, seguito e apprezzato per i suoi pregevoli pezzi in tema di connettività, giochi, Web 2.0, come da… oggetto sociale.
In altre parole, è nato GigaOM Pro. Ossia una versione professionale di GigaOM dove chi vuol leggere si deve abbonare, pagando 79 dollari.
Non nascondo che alla lettura della notizia sono rimasto un tantino perplesso. Mi chiedevo: dove vuole arrivare, Om Malik? Ha solo bisogno di monetizzare o si sta espandendo e vuole realizzare un «Wall Street Journal dei blog», mezzo a pagamento e mezzo gratuito?
Le conclusioni a cui sono arrivato, francamente, non mi piacciono per niente, non ci vedo nulla di male ma anche nulla di buono: spiego perché.
Creare una sorta di appendice (GigaOM Pro) ad una realtà già esistente ed apprezzata (GigaOM) implica necessariamente una diversa distribuzione degli effort. Si tenderebbe a pensare che se la versione Pro tira, i pezzi migliori andranno su quella sezione piuttosto che su quella gratuita. Anche perché nella versione Pro – e ci mancherebbe altro – non c’è pubblicità, mentre in quella gratuita naturalmente c’è.
A pensarci bene, però, quegli stessi pezzi migliori, pubblicati sulla versione gratuita, proprio perché tali porterebbero molto più traffico, facendo di conseguenza lievitare comunque l’introito. Senza contare che l’audience della versione Pro è per forza di cose più limitata.
Vero è anche che la lista dei collaboratori di GigaOM Pro è pregevolissima: a parte quella degli analisti, in quella dei contributor si possono però scorgere alcuni nomi che coincidono con quelli presenti nella versione gratuita. Per citarne alcuni, Celeste LeCompte scrive sia sull’uno che sull’altro; stessa cosa per Sam Dean.
Mi domando, a questo punto, quale sia il livello di effort che profonde nella scrittura chi ha, per così dire, il «doppio incarico»: di certo scriverà più volentieri (e meglio) dove la carotina è più sostanziosa, no?
Come diceva il buon Antonio Lubrano ai tempi della trasmissione Mi manda Lubrano (oggi Mi Manda Rai Tre), “la domanda sòrge spontanea” (l’accento grave è voluto: il buon Lubrano pronunciava sòrge con la “o” aperta): cosa resterà del vecchio GigaOM, antecedente a questa novità? Un modo elegante per dire: quale sarà, dopo GigaOM Pro, la qualità dei pezzi scritti sul GigaOM gratuito?

Rank di GigaOM di una settimana, in corrispondenza all'annuncio dell'uscita di GigaOM Pro
Come può evincersi dal Traffic Rank di Alexa (che per GigaOM inizia ad avere un certo valore, considerato che ha pagerank 8 su Google, un livello al pari praticamente di tutti i principali quotidiani italiani, vedi figura), c’è stata un’impennata in corrispondenza dell’annuncio, ma subito dopo la linea è a precipizio verso il basso. Se si esaminano attentamente tutti gli altri parametri, si vedrà che da dopo l’annuncio ci sono leggere, ma stabili e continue discese.
Certamente è presto per fare considerazioni, bisogna attendere che il grafico si «prolunghi». Ma occorre ricordare, a mio personale avviso, che 1) GigaOM, con tutto il rispetto, non è il Wall Street Journal e, 2) la clientela di GigaOM Pro, a questo punto, si restringe all’alveo di coloro che si sentono talmente a proprio agio con la lingua da non esitare minimamente a pensare come attuabile la fruizione a pagamento della parte migliore.
Dunque, non vedo questa iniziativa troppo di buon occhio. Anche perché GigaOM nasce come blog: il trasformarsi – o, meglio, sdoppiarsi – in una sorta di rivista di alto livello a pagamento un pò á la Wired, gli sfila brutalmente da sotto i piedi quel senso duepuntozero su cui ha fondato la propria stessa nascita.
Questo, almeno, è il pensiero europeo che credo di interpretare, naturalmente con la possibilità che sbagli clamorosamente. Cosa che mi auguro, per loro: non resta che attendere, i numeri parleranno meglio delle parole.
Marco Valerio Principato




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