Il Giornale: «sciopero blogger? Chissenefrega»

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 08/07/2009
Commenti 4 commenti

A una certa saccenza di categoria, stile fate tutti schifo e non contate nulla, roba, insomma, da “giornalisti”, ora si aggiunge un’anacronistica e anche molto patetica – mi scuserà – pretesa di cattedraticità da parte dei cosiddetti giornalisti, cioè alcuni di coloro che lavorano presso (certe, non tutte) testate giornalistiche, che nei confronti dello sciopero dei blogger del 14 luglio, adottano un atteggiamento tra il disfattista e l’arrogante, asserendo un bel chissenefrega. Con ciò ritenendo che dell’opinione di certi giornalisti – mi scuseranno ancora – ai blogger possa interessare qualcosa.

Loro ignorano (o fanno finta di ignorare) che la «giornata di protesta contro il decreto Alfano e l’emendamento ammazza-internet», che poi sarebbe è quella parte del decreto (comma 28, lettera a dell’articolo 1) secondo il quale «Per i siti informatici le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono» significa in pratica che, qualora tale decreto dovesse diventare legge, dovrebbero dovranno comportarsi come il resto della stampa ed esserne più o meno equiparati a tutti gli effetti, tranne che per le provvidenze erogate a sostegno della stampa, delle quali i veri blogger non hanno mai visto e mai vedranno un  centesimo. È ovvio che peggior bestemmia per loro non esista. A peggiorare le cose (dal punto di vista di “certi giornalisti”), c’è che a promuovere l’iniziativa ce ne è uno de l’Espresso, Sandro Gilioli, persona non certo priva di intelligenza se ha avuto seguito da personaggi come Guido Scorza e tutti gli altri. Evidentemente, nonostante sia giornalista, non tiene affatto il cervello a riposo, poggiato sulla tessera dell’Ordine.

Cosa pretenderebbero, “certi giornalisti”? È semplicissimo: vogliono impossessarsi di tutti i canali di informazione, Rete compresa, monopolizzandoli e facendone uso quasi esclusivo, con la lurida scusa dell’irresponsabilità e dell’anarchica allegria.  Che non era propria di una fase pionieristica di Internet, ma è un sintomo presente in qualunque scenario, vita reale compresa, già sanzionabile sotto tutti i profili. E che non era affatto precedente a quando «la rete» non era ancora divenuta ciò che è ora, ma esiste tutt’oggi insieme a tutti gli elementi che la contrastano, ne è dimostrazione lo  spirito democratico ed autofiltrante della Rete stessa. Certo, la Rete è un media rivoluzionario, ma pur sempre un media la cui frequentazione non è affatto obbligatoria, dunque le propaggini di altri media anche tradizionali che sono regolati dalla legge (come tutto lo è, comprese le responsabilità dei blogger) non sono affatto obbligati a presenziarvi, possono anche accomodarsi altrove.

Nel credersi una razza  superiore, invece, “certi giornalisti” si credono maestri anziché una sorta di colleghi legati da un comune obbiettivo (cioè quello di condividere un’informazione),  si ritengono capitani di fregata anziché umili strumenti unopuntozero quali sono:  in lingua italiana significa che vogliono continuare a poter fare l’accidenti che vogliono e quindi a scrivere e a ospitare qualsiasi «opinione» purché consona all’indirizzo editoriale, asservita al relativo padrone, che strette tiene le briglie proprio per non perdere quelle “provvidenze”. Loro non diffamano, informano. Loro non dicono sconcezze, affermano. Loro non forniscono tesi incontrollate, le impongono. Dietro un’altra lurida scusa, quella di essere “giornalisti”. Simbolo ne è un Ordine regolato da leggi talmente vecchie da essere seconde solo a quelle americane.

Chi è anonimo, la blogosfera lo sa ma “certi giornalisti” no, lo fa per un motivo. Se quel motivo è giusto, fa bene a farlo. Se quel motivo non è giusto, pagherà. Non solo perché le leggi sulla diffamazione già riguardano anche i blogger, che devono (e non dovrebbero) già rispondere per insulti e falsità come chiunque altro, ma perché la profonda essenza democratica della Rete li escluderà automaticamente, col metodo più semplice: ignorandoli.

Se in pratica in certi casi ciò non succede, la responsabilità non è davvero tutta dei blogger disonesti: è anche di chi, invece di perdere tempo con DDL come quello in argomento, dovrebbe adoperarsi per fare scuola di pensiero e offrire bagagli culturali utili a costruire un sistema normativo duepuntozero, allineato ai tempi e non bizantino e trogloditico come quello attuale. Cosa che, invece, si guarda bene dal fare. Risalire ad un responsabile è molto meno difficile di quel che sembra, basta non essere distanti anni luce dalle Cose della Rete, malattia che invece affligge proprio i giornalisti e i legiferatori unopuntozero. E se alla fine ti spunta solo un incolpevole ragazzino che pensava di scarabocchiare i muri della sua cameretta virtuale o poco più, non è molto diverso dallo scenario in cui avrebbe fatto la stessa cosa per strada. Ugualmente sanzionabile.

Va da sé che lo sciopero abbia tonalità in alcuni casi apocalittiche (e il bavaglio, e ci vogliono zittire, il solito martirio) e va da sé che la maggioranza degli aderenti può dare l’impressione di non aver capito neppure di che cosa si sta parlando. Ciò non significa che il problema non esista, tanto meno che nessuno abbia capito nulla. Inoltre, ciò non vuol dire che non sia ora di sensibilizzare certi personaggi che credono, come sempre, di poter fare i propri comodi a proprio vantaggio, facendosi beffe della democrazia in cui avremmo la pretesa di essere ma in cui, in realtà, non siamo affatto.

A uno come Gilioli, poi, io non direi che ha il cervello a riposo, che è un’opinione del tutto personale: piuttosto, mi chiederei se la sua attività possa portare dei risultati concreti e cercherei di capire come mai un “collega” si sia sentito in dovere di lanciarsi in una simile iniziativa.

Eviterei anche di affermare che  i blogger ne escono come dei reazionari e basta, altro che la rivoluzione e la rete e tutte le menate. Lo eviterei perché a) non tutti i blogger sono uguali, come non lo sono i rispettivi blog, e b) quel che è capitato a “certi giornalisti” può capitare da un minuto all’altro, esattamente negli stessi termini, a qualsiasi blogger. E oggi per di più è irrilevante se un blog sia servito da un computer nel Winsconsin o ad Agrate Brianza: la responsabilità c’è ugualmente ed è la stessa. Potrà solo essere leggermente meno semplice risalire al titolare, ma con un pizzico di preparazione tecnica ci si arriva lo stesso. E qualsiasi tecno-blogger che si rispetti è disposto ad offrire la propria, gratuitamente, se per una giusta causa.

Ma a parte me, che non conto niente e ne sono perfettamente consapevole, il problema più generale resta un altro: i blogger ragazzini sono innocui (o pericolosi, punti di vista) esattamente come quando fanno i ragazzini per strada, a scuola, a casa. Quelli più grandi non sono affatto tutti uguali, non si può fare di tutt’erba un fascio. Evidentemente, “certi giornalisti” non hanno mai avuto l’umiltà di leggersi almeno alcuni blog i cui contenuti, la cui serietà e la cui autorevolezza non crescono solo in virtù della tiratura, ottenuta anche grazie a determinate provvidenze, ma perché sono gli stessi netizen a determinarla attraverso le loro letture, le loro interazioni e i loro commenti. Già, i commenti: perché qualunque blog, miei cari “giornalisti”, non può definirsi tale se sotto ogni post non compare la possibilità di lasciare commenti in diretta, in tempo reale. Se qualcuno ha qualcosa da dire su questo mio articolo, non ha affatto bisogno di attendere o di scrivermi: si reca sul sito dove c’è l’articolo originale, va in basso nella pagina e scrive, in piena libertà, smentendo tutto quello che asserisco, oppure aggiungendo del contenuto che ritiene io abbia omesso, oppure concordando, insomma, come meglio crede. E tale commento ha automaticamente la stessa, identica visibilità dell’articolo in quanto residente sulla stessa, identica pagina del sito. Dunque, le condizioni che il DDL Alfano richiama sono semplicemente già presenti: di qui la sua perfetta inutilità, che ha però lo sgradevole effetto collaterale di spostare sull’estensore dell’articolo la responsabilità di un gesto che può essere compiuto direttamente dalla parte interessata, subito e senza alcun ritardo, altro che 48 ore.

Certo che un irresponsabile deve restare tale ovunque bazzichi, e niente sorry: la tua libertà non può andare a discapito della mia, la regola non cambia mai, neppure in internet, ed è già così, non c’è alcun bisogno di un DDL puntualizzante che getta scompiglio e non risolve il problema, semplicemente perché il problema non c’è. Gli scioperanti temono che un semplice obbligo di rettifica possa «disincentivare e soffocare la comunicazione on line non solo nei blog, ma anche nelle piattaforme di condivisione dei contenuti». Certo che lo temono: perché una rettifica può rendersi necessaria anche in presenza di un gesto informativo compiuto in perfetta buonafede. Ma con un obbligo come quello imposto dal DDL, significherebbe rischiare per nulla, visto che, come detto sopra, la rettifica è già possibile, da subito, in tempo reale, senza alcun bisogno che il titolare la “firmi”.

Gli assennati, infatti, non hanno niente da temere se non certe prese di posizione sterili ed equivoche, che esternano solo un’acredine del tutto ingiustificata ed un’invidia feroce per trovarsi, grazie ad un media come la Rete, messi nei fatti alla pari con gente che non ha superato le stesse difficoltà nel confrontarsi con un Ordine antiquato e recalcitrante, che scherma l’ingresso di nuovi adepti con mezzi e mezzucci, invece di porsi come strumento di scoperta, tutela e formazione di penne valide.

I vigliacchi ci sono ovunque, in Internet come in strada. Li hai sotto il naso e vorresti acchiapparli. Ma spesso non riesce, in Internet come in strada. Per questo vogliamo colpevolizzare la Rete o la blogosfera? Vigliacco è piuttosto chi si trincera dietro una tessera, invece di guardare in faccia la realtà.

Qui in particolare, poi, davvero non ho nulla da temere: sulla pagina principale c’è il mio nome, i post che scriviamo sono sempre firmati, quando sono frutto di lavoro di più persone e sono genericamente firmati Redazione, com’è già ovvio che sia senza alcun bisogno di ulteriori DDL, ne rispondo sempre e comunque io, che sono titolare del nome a dominio.

Se i blogger si inquietano, quindi, oltre che per evidenti ragioni di inadeguatezza complessiva della normativa, è per ricordare ancora una volta che si legifera su qualcosa di inutile: è il concetto stesso di rettifica ad essere superato. Sarebbe come pretendere, a 30 anni dalla sua scomparsa definitiva, di legiferare oggi sull’obbligo di disfarsi di tutte le apparecchiature elettriche di illuminazione alimentate a 125 Volt (un valore che negli anni 60 era lo standard per gli apparecchi di illuminazione domestici) per sostituirle con altre nuove, alimentate a 220 Volt.

Svegliamoci, per favore. Guardiamo in faccia la realtà. E, per chi ha voglia di guardarsi i video qui di seguito, qualche altra opinione.

Marco Valerio Principato

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  1. Diana Marte scrive:

    14 Luglio: Sciopero dei blogger
    Vincenzo Vita: “Iniziativa del tutto condivisibile”

    E’ del tutto condivisibile l’iniziativa dei blogger di scioperare il 14 luglio contro il ddl Alfano. Con l’intervento del Presidente Napolitano sembra scongiurata l’ipotesi della fiducia anche al Senato. Tuttavia, l’attenzione deve rimanere alta per evitare i rischi che il provvedimento in discussione comporta per uno dei diritti fondamentali della democrazia, la libertà della rete e nella rete.

    http://www.vincenzovita.net/sciopero_blogger.html

  2. [...] Buona lettura e mi raccomando… commentatelo se ritenete di dover dire qualcosa (anche solo dei complimenti). [...]

  3. [...] su una nota testata e come qualcun altro, molto meno noto ma ugualmente inc…to ha inteso rispondergli. Può essere mai questo un argomento da trattare su Google News in Scienze e [...]

  4. giovanni scrive:

    Ottimo articolo! Uno dei piu’ belli che abbia mai letto. Continuero’ a leggere altri tuoi articoli e’ stato un piacere.

    Se i politici e gente di potere avesse potuto prevedere l’impatto della rete non ne avrebbero mai permesso la sua nascita’. Adesso non sopportano che il cittadino normale ne faccia uso e cercano ogni mezzo e scusa per togliere questa fondamentale liberta’. L’informazione.

    E’ un po’ come quando i produttori discografici avevano cercato di bloccare lo scambio e la compravendita di musica via internet. Ricordo ancora che per una cassetta spendevo 15/20 mila delle vecchie lire. Assurdo. Questo e’ e sempre sara’ il loro obiettivo, fare sempre piu’ soldi, vendendo di tutto e approfittandosi di un’audience impotente.

    Ormai c’e’ un effetto dominio che non si puo’ piu’ fermare mentre loro con mentalita’ preistorica dei tempi del ghiaccio si ostinano a voler trattare i loro cittadini come bimbi ignoranti.