Sceriffi, più in Italia che in America
Non è vero che il paese degli sceriffi è l’America: a quel ruolo ormai sta assurgendo l’Italia. Un Bel Paese che già è visto all’estero come il paese di “Mafia, Pizza, Spaghetti, Mandolino”, ci mancava solo che l’AGCOM ora debba sguinzagliare i suoi vigilantes per vegliare sulla Rete cattiva che trafuga contenuti.
Certo, il decreto Romani almeno in prime battute non è stato ben accolto. Troppe sono le perplessità che suscita ma, peggio ancora, troppe le incertezze. Piuttosto poco professionale sembra anche il battibecco tra esponenti politici: da un lato l’On. Roberto Cassinelli cerca di placare gli animi sul suo blog ma dall’altro, grazie a illustri giuristi che con calma ed equilibrio sviscerano proprio quegli aspetti “dubbi”, emergono pareri opposti.
“… la sua stessa arringa è ricca di passaggi per i quali (Cassinelli, ndB) non può che far riferimento a interpretazioni possibili, opzioni e soluzioni interpretative”, spiega Guido Scorza, presidente dell’Istituto Politiche Innovazione, sul suo blog. “È un’analisi puntuale e condivisibile ma quando si parla di libertà di informazione e si sta per varare un nuovo testo di legge non ci si può accontentare delle interpretazioni che appaiono più logiche e di buon senso dinanzi ad un testo ambiguo”.
Scorza evidenzia, in buona sostanza, il rischio che l’adozione del decreto Romani trasformi a tutti gli effetti AGCOM in uno sceriffo della Rete. E al suo timore si affianca anche il Sen. Vita, che ha pubblicato un appello nel quale invita gli internauti a riflettere sui poteri dei quali si dota il Governo con una simile normativa e sulle relative conseguenze.
Il timore, evidentemente, di non trovare troppo riscontro negli internauti è palesato anche dalla solerzia con la quale l’Ufficio Stampa dell’On.le Cassinelli si è premurato di inviare in copia alle Redazioni di molti siti, incluso questo, un comunicato con la posizione da egli assunta (figura a sinistra).
Ci vuole chiarezza, signori Onorevoli. La gente vuole chiarezza, non vuole strumentalizzazioni e vuole capire esattamente dove con la legge il Governo vuole andare a parare. E da quel che si legge, le proposte attuali sembrano minare un po’ troppo la libertà di informazione in Rete.
Che l’occasione abbia stimolato un fervente dibattito è senz’altro un aspetto positivo. Ma non si speri, nel trambusto, di riuscire a sfuggire agli occhi della Rete: è una manovra, ormai, assolutamente impossibile. E di sceriffi, qui, ne abbiamo già abbastanza, quasi tutti dislocati ovunque tranne dove servono davvero.
Marco Valerio Principato















