iPhone 3G, follia collettiva

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 10/08/2008
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Roma – Ora che il rumore mediatico sull’iPhone 3G si è stabilizzato, si possono cominciare a trarre con calma le prime conclusioni. E partiamo, come da definizione, da un articolo presente sul BITS del New York Times, il cui titolo recita: «L’iPhone di Apple è pronto per l’utilizzo business? Beh, quasi, dice Gartner».

È quel “quasi” – una traduzione “libera” che però rende l’idea, secondo me – che deve far riflettere. Gartner Group è da anni leader sulle analisi di mercato e i suoi studi costano migliaia e migliaia di dollari perché riescono davvero a delineare un quadro di scenari complessi sui quali si muovono i marketing di mezzo mondo.

Perché Gartner non dice “sì, è pronto”? Semplice: perché non lo è. Né il quotidiano né Gartner possono gettare troppo fango su Apple. Ora Steve Jobs potrebbe dire: «ma io non l’ho progettato specificamente per un utilizzo business». Non ce ne importa nulla, non è questo il punto. L’utilizzo “business” non è una lista di caratteristiche specifiche per quell’uso, ma un complesso di parametri che determinano, nell’ambito delle caratteristiche esistenti, l’usabilità e l’affidabilità dello strumento.

Uno strumento la cui batteria, durante una giornata di uso intenso che spazia dalla telefonata alla navigazione, dal GPS alle email, non riesce ad arrivare a fine giornata è già zoppo: chi fa un uso professionale dei cellulari sa bene che già quelli con la maggiore autonomia costringono comunque il professionista ad avere in tasca una seconda batteria pronta, perché altrimenti alle 17, orario in cui stiamo per prendere l’aereo per raggiungere un’altra città, non riusciremo a parlare con chi fra tre ore ci attende all’aeroporto, perché la batteria di stamane è completamente scarica.

Infatti, il quotidiano dice: «but corporations would also want to buy for their employees», cioè … ma che le aziende desiderino acquistarlo per i loro impiegati. Già: e la dirigenza, i manager? Semplice: continueranno ad usare i loro BlackBerry, Titan II di HTC e simili.

Anche perché è impossibile, al momento, metter su un VPN per l’accesso diretto alla rete aziendale. E di certo, se devo andare a discutere i particolari di una nuova operazione commerciale su cui c’è riservatezza fino al lancio e mi mancano alcuni dettagli, non me li faccio certo spedire via email su rete Internet: voglio la sicurezza di un circuito privato.

Mentre (sempre per un uso professionale) in linea di massima ignoro l’esistenza stessa della fotocamera, non mi interessa minimamente che non gestisca MMS e qualche altra cosa che ai “normali” clienti appare come grave manchevolezza, ci sono molte altre cose sulle quali non posso prescindere.

Per esempio, non posso fare dei normali copia/incolla, non posso salvare o editare allegati, non posso accedere al filesystem, non posso avere diversi gruppi di preferiti, non  posso installare ciò che voglio (serve per forza iTunes), non posso catturare un numero di cellulare inserito in un SMS e tramutarlo immediatamente in un contatto per la rubrica. Ma non è finita: niente Flash, niente Java sul browser, non ha il registratore vocale, non posso usarlo come modem, non posso collegarlo via Bluetooth al media center dell’auto (il suo Bluetooth si collega solo con auricolari, dunque audio: niente gestione rubrica dall’esterno), non posso trasmettere una Business Card via Bluetooth ad un altro cellulare… mi fermo, anche se dovrei parlare di usabilità della tastiera e gestione di email e SMS, non proprio complete e affidabili. Ah, dimenticavo: posso sentirci musica mentre sono in aereo. Che sciocco… per quella basta un normale lettore MP3 da taschino, più piccolo, molto più economico e spesso in grado di funzionare anche come Pen-drive…

Non serve girare: basta andarsi a leggere uno dei blog più gettonati del momento, quello di Salvatore Aranzulla, che ha scalato Virgilio Tecnologia (sorprende il PR 0 del sito “padre”?), dove il ragazzo parla con entusiasmo tipicamente giovanile del suo nuovo iPhone 3G. Ecco, quello è il punto di vista giovanile medio.

Ma occorre anche andarsi a leggere i numerosi commenti lasciati al post, dai quali traspare con chiarezza il contrapporsi di entusiastici pareri giovanili a quelli di chi, dall’alto di una maggiore esperienza di vita e, magari, di diverse esperienze professionali, non vede solo pregi. Se poi facciamo:

  1. qualche considerazione sui prezzi e sui piani tariffari italiani
  2. una veloce lettura anche tra le righe nelle proposte dei grandi operatori

presto ci rendiamo conto che nella realtà l’impero non è crollato, bensì non è mai esistito. Piuttosto, gli operatori italiani (Wind e 3 Italia sono al momento rimasti fuori, quindi si parla di Vodafone e TIM) hanno sfruttato iPhone per continuare a propinare tariffe oltraggiose, più che mai. Altro che “5 Megabyte anche all’estero”, che ai ritmi odierni bastano due allegati email in PDF per superarli…

Ragazzi, svegliamoci: iPhone ha solo una cosa di bello ed è l’interfaccia Touch. Per l’uso professionale, continuiamo ad usare PDA e palmari di sempre, stendiamo un velo pietoso e per il resto compriamoci un bell’iPod Touch, tutt’al più. Will it blend?

Marco Valerio Principato

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