Google e la salute: fidarsi?

Google e la medicina: fidarsi?
Google e la medicina: fidarsi?
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 14/10/2014
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Sta nuovamente crescendo l’interesse di Google per il comparto sanitario. Dietro a ciò, come sempre, non c’è beneficenza, ma puri e semplici interessi.

Non è una novità che Google si interessi del comparto sanitario. Lo ha fatto sin da quando è uscito Google Health, anche se nel 2011 sembrava volesse disinteressarsi del settore. Ma in questi ultimi giorni il gigante è tornato ad avvicinarsi, lucidando App dedicate come Google Fit e, tra l’altro, più recentemente “offrendo” – virgolette d’obbligo – un servizio di videochat attraverso cui collegarsi con un vero medico.

È un equilibrio molto precario, quello di agire nel settore della salute. Ci sono normative, sia negli Stati Uniti che in Europa, piuttosto serrate a proposito di trattamento dei dati personali di pazienti affetti da patologie, quali esse siano.

Ciò non toglie che, esattamente come è avvenuto per Google Mail, la gente preferisca ignorare i risvolti della concessione di così tanti dettagli della propria vita a un oligopolio come quello in cui vive Google e pochissimi altri.

Ho osservato personalmente studi medici convenzionati italiani, di cui non faccio il nome per evitare grane, che nell’intento di offrire ai loro pazienti un servizio migliore hanno aperto una nuova casella email su Gmail e, su di essa, si fanno inviare richieste di certificazioni, di prescrizioni, appuntamenti per visite e ogni altra necessità di interrelazione con i pazienti stessi.

Voglio credere nella buona fede di quei medici che hanno preso simili decisioni. Ma vorrei ricordare anche agli stessi medici che così facendo permettono a Google di venire a conoscenza di una sterminata quantità di informazioni sanitarie, sia relative alla propria attività, sia – e questo è l’aspetto più grave – relative ai propri pazienti e alle loro patologie. Dovrebbero, invece, servirsi di account dove un simile rischio sia scongiurato e non è poi così difficile, specie per quegli studi che dispongono di un proprio sito Internet: il relativo provider senz’altro può offrire un ulteriore indirizzo email che, essendo pagato nel pacchetto acquistato per avere sito e nome a dominio, scongiura simili intromissioni.

Purtroppo oggi è facile, di fronte a un crollo del livello di intelligenza medio tanto diffuso, essere accusati di complottismo o di altre ridicole accuse di fronte ad avvertimenti del genere. Resta però il fatto che su questo tema esistono una irresponsabile leggerezza e una superficialità che possono solo essere condannate.

Dunque, i pazienti diffidino di servirsi di quegli indirizzi email, cortesemente messi a disposizione dagli studi medici, che facciano capo a Google. Su quegli indirizzi, al massimo possono inviare al proprio medico gli auguri per le feste, ma ogni altra informazione correlata alla propria salute è bene che resti confinata alla comunicazione interpersonale faccia a faccia, a una telefonata o a un fax.

Poi ognuno faccia quel che vuole.

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Marco Valerio Principato (2079 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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