La «mappa malandrini» di Facebook Messenger, e non solo

La mappa prodotta dall'estensione «Marauders Map», ora disabilitata da Facebook.
La mappa prodotta dall'estensione «Marauders Map», ora disabilitata da Facebook.
La Redazione
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Pubblicato il: 04/06/2015
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La nascita di un’estensione per browser come «Marauders Map» deve senz’altro far riflettere sulle code digitali. Ma anche alcune disattenzioni in un articolo di stampa…

Roma – Uno studente del Massachusetts Institute of Technology la scorsa settimana ha creato un’estensione per il browser Chrome in grado di ricostruire su una mappa, come quella riprodotta qui in testa, le posizioni precise dei propri “amici” di Facebook, mappate attraverso l’App Facebook Messenger.

Aran Khanna – questo il nome dello studente – presto arriverà come stagista nell’azienda di Mark Zuckerberg, racconta Dario Marchetti su La Stampa, alquanto stupito della precisione con cui l’estensione riesce a posizionare geograficamente e perplesso circa le implicazioni sul piano della privacy, al punto da fargli paragonare la questione alle operazioni di sorveglianza svolte dai soliti noti come la NSA a stelle e strisce.

L’articolo, in verità alquanto “frettoloso”, erroneamente contiene un link che porta al documento scritto su Google Documenti, del quale probabilmente il giornalista si è servito per redarre la bozza senza troppe precauzioni (e che probabilmente, se leggerà qui, forse toglierà… ma ovviamente abbiamo tratto uno screenshot).

La circostanza è utilissima per riflettere su come Marchetti stesso chiude l’articolo: «la difesa della privacy d’altronde non può essere delegata a terzi, ma deve partire, sempre e comunque, da utenti consapevoli e informati».

Già: «utenti consapevoli e informati», categoria alla quale il giornalista farebbe forse bene ad avvicinarsi un pochino di più, vista la dimenticanza: proviamo a immaginare se, invece di un articolo di questo genere, si fosse trattato di un articolo di cronaca nera, nel quale Marchetti prendeva appunti su Google Documenti con tanto di nome delle fonti, indiscrezioni, rivelazioni e indicazioni, magari anche su minori, tipiche del processo di indagine giornalistica.

Avrebbe compiuto violazioni di ogni genere, a partire dalla Carta di Treviso, per finire ai codici di autoregolamentazione, ai codici deontologici, eccetera. Ecco perché, su queste pagine, ribadiamo sempre l’importanza di valutare con attenzione il ricorso al cloud, che – come abbiamo già spiegato – non è da rifuggire in assoluto, ma va compreso a fondo per non rischiare di trovarsi in circostanze potenzialmente molto spiacevoli.

Quanto a Facebook, che secondo l’articolo di Marchetti avrebbe disattivato l’estensione di Khanna e rimosso i geotag dalla versione Desktop di Facebook Messenger, val bene la pena di ricordare che non solo la condivisione della propria posizione è attiva di default, ma che anche disattivando l’estensione, Facebook non si è privato di quei dati: esso continua a disporne. E non solo nessuno fa niente per regolamentare questa condivisione selvaggia e incontrollata di informazioni personalissime, ma c’è anche gente secondo cui, su queste pagine, siamo esagerati.

A ognuno le opportune riflessioni: i dati per riflettere ci sono tutti.


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