Smartphone e privacy, la coppia impossibile. O quasi

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 09/11/2015
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La grande stampa cerca di montare un micro-scandalo per la quotidiana razzia di dati compiuta dai principali e più diffusi sistemi operativi mobili. Ma c’è davvero così tanto da stupirsi? La clientela è completamente cieca, anzi, accecata.

Roma – Chissà perché c’è scalpore per la ricerca del Mit e degli atenei di Harward e Carnegie-Mellon, condotta su 110 applicazioni disponibili su Google Play e App Store, dalla quale risulta che «le applicazioni per i dispositivi Apple e Android sono come spie: condividono con altre piattaforme – come Google, Apple e Facebook – una grande quantità di informazioni personali degli utenti e non sempre richiedendone esplicito permesso», si legge su La Stampa.

Eppure non dovrebbe stupire nessuno. Tutti o pressoché tutti, a quanto sembra, non si pongono né si sono mai posti il problema. Si utilizza WhatsApp senza pensare a cosa e chi c’è dietro. Si racconta tutto su Facebook, comprese questioni personalissime, senza remora alcuna. Si postano foto di marmocchi, benché propri figli, senza pensare al (loro) futuro, quando esiste una carta di Treviso che obbliga i giornalisti a tutelarne le identità. Si pubblicano selfie su Instagram ai limiti della decenza, senza pensare ai diritti ceduti e mai più riconquistabili, né alla coda lunga di tali presenze in Rete.

La tendenza è ormai a sottrarre gli internauti dalla consapevolezza, sospingendo l’uso delle App per qualsiasi cosa, piuttosto che all’impiego del browser Internet, il tutto con la complicità dell’enorme complessità nascosta dietro le App stesse. Certo, perché dentro le App gli sviluppatori possono fare quel che vogliono, sottraendosi al controllo e all’osservazione dell’utente medio, che ha una cultura e una preparazione a livelli infimi.

Ormai è razzia quotidiana di informazioni, con la connivenza del sistema operativo mobile leader del mercato, Android, che occupandone oltre l’80 per cento è come dire che controlla (leggi: spia) l’80 per cento della popolazione mobile.

Apple non è da meno ma, a differenza di Android, non è improntata alla gratuità. Dunque, fa razzia di informazioni ugualmente, ma le sfrutta per sé e non le lascia defluire nel grande calderone come fa Google: le condivide solo con chi sigla con lei delle specifiche partnership. Questo le permette di presentarsi alla clientela vestita col velo, casta e pia, illudendola di essere “diversa”. Poi quel che accade sotto al velo nessuno lo dice, ma accade ugualmente.

Ci sarebbe rimasta BlackBerry, che con le sue ridicole quote di mercato ormai non spaventa più neanche le startup. Con un ermetico John Chen che pur di dimostrare di essere capace di non far affondare l’azienda, si è venduto l’anima al diavolo, cioè ad Android, col suo ultimo smartphone Priv. Se ne accorgerà: sta andando a rubare a casa di ladri, vestito da sceriffo per far vedere che non ha perso di vista la sicurezza, dunque con ogni probabilità lo attende un tonfo contro il cemento armato.

Oggi più che mai, con tutto il rispetto, si può affermare che quell’uomo, di marketing, non ne capisce nulla: aveva tutte le carte in regola per differenziarsi e per portare alle stelle la brand identity, ricavandone un lento, ma progressivo e inarrestabile aumento della brand loyalty, tanto per usare qualche termine pertinente.

Al momento, l’unica ancora di salvezza che si può suggerire è quella di restare ben saldi sui vecchi smartphone BlackBerry (con sistema operativo versione 7.1) per chi ci tiene fino in fondo e, per chi volesse anche usare qualcosa di più nuovo (ma con un po’ di attenzione: la situazione è leggermente meno rosea), a uno dei loro smartphone della serie 10.

Tutto il resto – a partire da Android, passando per Apple e finendo su Windows Phone – può essere preso in considerazione solo per “giocare”. Un gioco d’elite, a volte costoso, ma sempre un gioco: per le cose serie, purtroppo, c’è rimasto davvero poco. E quel poco, se continua così, è destinato a scomparire.

Ma tanto, essendo il mercato composto dal 95 per cento di uTonti, nessuno se ne accorgerà.

Ciò nondimeno chi scrive, con la collaborazione di persone di propria fiducia, sta svolgendo uno studio approfondito in materia, al termine del quale – se tutto va bene – verranno all’evidenza questioni ben peggiori, teoricamente condannabili in ambito penale. Pur sapendo che anche questo, purtroppo, servirà a ben poco e non perché non sia grave, ma perché non c’è un pubblico in grado di apprezzarlo.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Rossana ha detto:

    Grazie molte, è stato gentilissimo.

  2. Rossana ha detto:

    Grazie e Lei per la gentile risposta!
    Ho un Mac, forse del 2009, come pc, quindi uso MacOsX. (Anche se ho scaricato Open Office, ma questo non credo centri molto…). Quando scrive, relativamente al Mac, “facendo attenzione”, fa riferimento solo alle impostazioni sulla sicurezza? Quindi, per un eventuale acquisto di un notebook, anche Windows 7 o 8, dal punto di vista della privacy, sono inferiori a Linux e Mac…
    Grazie ancora.

    • Certo Rossana: l’unico modo, su PC, per stare veramente tranquilli, diciamo al 99,9 per cento, è Linux. Se lei usa solo OpenOffice, poi, non noterebbe pressoché nessuna differenza nell’uso.
      Sui portatili vale esattamente lo stesso: solo Linux è in grado di farla stare veramente tranquilla. E ci sono fior di Notebook (basta fare una ricerca su Google: “notebook con linux preinstallato”) che possono funzionare meravigliosamente con Linux.
      Quanto a Mac OS-X, la tendenza di Apple è a ottenere dal proprio utente un quadro completo (dati anagrafici, residenza, carta di credito, tutto) ma, poi, a non far uscire quelle informazioni dall’azienda. Inoltre, un po’ come sul mondo mobile, le applicazioni per Mac OS-X tendono a “sficcanasare” e questo bisogna essere pronti a impedirlo se non è necessario/affidabile. Ciò comporta una certa dimestichezza con le funzioni un po’ più “intime” del sistema operativo, tutto lì. Lo avrà capito: in tema di sicurezza e privacy la scala (decrescente) è Linux, Mac OS-X, Windows.
      Penso abbia tutto, ora, per potersi regolare.
      Saluti
      MVP

    • Fabio ha detto:

      Buongiorno Sig.a Rossana
      per fare installare un sistema Linux sul suo Mac del 2009 si può rivolgere al Linux User Group più vicino a casa sua (qua http://lugmap.linux.it/ trova la mappa). I LUG sono gruppi di persone che usano il sistema operativo Linux e saranno sicuramente disponibili ad installarlo sul suo Mac (io stesso ne ho da poco installato uno proprio su un Mac del 2008, ed il proprietario è soddisfattissimo). Essendo una nuova utente non le rimuoveranno MacOS X (a meno che non sia lei a richiederlo) ma avrà la possibilità, all’avvio del Mac, di scegliere se avviarlo con MacOS o con Linux, in modo che il passaggio tra i due sistemi sia il più graduale possibile (ma vedrà che non troverà grandi problemi).
      Cordiali saluti

  3. Rossana ha detto:

    Buongiorno, ma secondo Lei, un vecchio BlackBerry (con sistema operativo versione 7.1) garantisce privacy al 100%? Ma io che ho un vecchio cellulare, nokia_c3-01, (che un sito ha definito “smartphone” !), senza WhatsApp, non sono tutelata a causa dei miei amici con cui messaggio che invece hanno WhatsApp?
    A me gli smartphone piacerebbero anche (che mi siano proprio utili, no però!), per la comodità di avere il web a portata di mano e per fare foto migliori (il mio comunque offre 5 Mp). Però vorrei continuare ad avere il registratore e la torcia, senza dover spendere 500 euro! Però che brutto rinunciare alla privacy, al fatto di non poter togliere la batteria affinchè quando è spento effettivamente non mandi radiazioni…Anche di questo problema non parlano in molti… Inoltre non amo le cose gratuite grazie alla pubblicità (anche se il mondo va da un altro versante), ad es. Android, ma queste sono idee mie…! Insomma non ho smartphone, social, WhatsApp ma amo il pc! Navigo parecchio, mi piace fare ricerche, non sono “tecnologicamente antica”, mi frenano questo genere di cose! :-))
    Grazie molte.

    • Rossana, le dico solo questo: oggi le cose cambiano alla velocità della luce. Con BlackBerry 7.1 ha la possibilità di tutela quasi totale (non inferiore a quella che ha oggi, inficiata solo dal fatto che, essendo comunque gli altri a usare WhatsApp, il suo numero di cellulare comunque “circola” nei grandi sistemi di analisi e profilazione), occorre essere attenti a come lo si imposta e ha uno smartphone un po’ “limitato” per scarsezza e obsolescenza di applicazioni disponibili. Con BB 10 leggermente meglio come App disponibili, ma occorre fare più attenzione a come si usa. Con iOS di Apple, oggi cambiato rispetto al passato (vedi anche posizione di Tim Cook circa la richiesta di FBI) si ha un buon grado di protezione a patto di saperlo usare bene ed essere attenti. Android, purtroppo, quel tipo di protezione non la prevede e ha un concetto di privacy e riservatezza tutto suo (ma è facile da usare e si trova tutto). Una questione di scelte, ricordando che la privacy totale, oggi, non esiste a meno di non “uscire” dall’alveo dell’impiego di qualsiasi dispositivo di comunicazione elettronico, computer incluso. Bisognerebbe anche non usare Google, Gmail, né alcun sistema di posta fornito dai provider Internet, non usare alcun servizio cloud (come iCloud, SmartDrive o Dropbox). Diciamo, però, che è possibile “vendere cara la pelle”, questo sì. Se è questo che vuol fare, resti con il suo cellulare o al massimo vada su un Bold 9900 (come il sottoscritto). Su PC, ovviamente, dovrà utilizzare solo Linux o, in subordine, Mac OSX (facendo attenzione) ma mai Windows, specie se 8.1 o, peggio ancora, 10.
      Non è facile.
      Un saluto e grazie per l’intervento.
      MVP

  4. Buongiorno Fabio,

    non ho nominato Firefox OS solo perché, esattamente come accade per BlackBerry Messenger (BBM), la gente avrebbe detto “e che è?”. Io mi auguro che progetti come quello, persino come Ubuntu Mobile, trovino spazio: è sempre meglio di Android (anche se non è certo totale e piena sicurezza). In realtà il punto di non ritorno sono i poteri forti a volerlo, e ci sono riusciti (Android supera l’80 per cento delle quote di mercato).

    Come insegna la storia, contro i poteri forti può vincere una sola arma: la cultura. Per cui chi sa ha l’obbligo morale di formare, informare, dire le cose come stanno, anche a costo di essere ignorato, deriso, accantonato. Lei ha fatto bene, secondo me, ad esternare le sue perplessità, come l’ho fatto e lo faccio io. Al momento non servirà a nulla o quasi, ma capisce da lei che questa tendenza insulsa all’abuso prima o poi verrà a galla e stancherà.

    Installi pure WhatsApp: l’ho recentemente rifatto anch’io, ma su un BlackBerry 10, che mi consente di farlo funzionare senza dargli accesso alla rubrica. Sicché chi mi scrive può scrivermi e io posso rispondere, l’unico “neo” è che, non avendo accesso alla rubrica, l’App non “decodifica” il nome del corrispondente e visualizza solo il numero, dunque non può nemmeno “originare” chat, ma solo rispondere a chat originate da altri.

    Non importa: consente di fare l’indispensabile. Poi, su un altro smartphone-giocattolo (un qualsiasi Android, un Windows Phone e persino un device iOS) si può installare avendo cura di non memorizzarci NULLA che sia da “tutelare” e di avere in rubrica SOLO corrispondenti WhatsApp: in questo modo avrà tutelato tutti gli altri nomi che ha in rubrica (che non usano WhatsApp né vogliono cadere nelle maglie dei Big Data), che sono i veri dati da proteggere contro le “grinfie” di Zuckerberg &c.

    Ci rifletta.
    Saluti e grazie per l’intervento.

    MVP

  5. Fabio ha detto:

    Buongiorno
    leggendo come sempre con interesse il suo articolo, mi sono detto che forse ha dimenticato l’unica possibilità per il futuro, e cioè quel Firefox OS completamente open source di cui è appena stata presentata la versione 2.5. Purtroppo di un futuro alquanto lontano e nebuloso si tratta, perché ad oggi, schiacciato dalle potenti macchine di Google e Apple, non sembra avere particolarmente successo.

    A parte ciò, credo che siamo ormai arrivati ad un punto di non ritorno e che dovremo rinunciare completamente alla nostra vita privata; quando dicevo ai clienti che non avevo Facebook e Whatsapp e gli raccontavo della privacy, se andava bene cominciavano a guardarmi come se fossi un complottista di estrema sinistra e c’è chi, molto seriamente, mi ha chiesto cos’avevo da nascondere. A questo punto non mi è rimasto che installare almeno Whatsapp sullo smartphone e spiegare che non ho Facebook perché comunque non avrei tempo di seguirlo…




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