Cosa vedo al di là del doppino? Gocce di Internet. Ma poche

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La Redazione
Di La Redazione
Pubblicato il: 04/03/2009
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Roma – Riceviamo e pubblichiamo volentieri una lettera di un lettore, che ha preferito restare anonimo, stanco della limitatezza della soluzione Mini-DSLAM, unica via d’uscita su Internet della sua realtà di vita, un esempio schietto e sincero di come funzionano tali sistemi visti «da casa». 

Gentile redazione di The New Blog Times,

vi seguo quasi dall’inizio, da quando ho scoperto il vostro blog un’occhiata gliela do sempre. Lo ammetto, sono stato colpito dall’aspetto, quasi uguale a quello del noto giornale americano che, francamente, è bello, mi piacerebbe di leggere ma l’inglese è per me tabù (a scuola ho studiato francese).

E ora il mio problema. Vivo in un paesino di provincia della nostra bella Italia, sperduto tra le colline: per questo non faccio nomi, non faccio riferimenti perché come sapete in paese si sa tutto, magari pesti i piedi a qualcuno senza volerlo e non vivi più.

Qui si verifica un assurdo: siamo in tutto una cinquantina di utenti di Internet privati, più una ditta poco distante che ha però collegamenti di tipo diverso (sappiamo benissimo che non ha alcun problema a navigare, ma i soldi là girano ed evidentemente hanno avuto la possibilità di avere un collegamento veloce solo per loro). Sappiamo di essere una cinquantina un po’ perché lo ha detto il tecnico Telecom a più di qualcuno, un po’ perché almeno di vista ci si conosce.

Qui di ADSL vera e propria ancora non se ne parla, noi privati siamo tutti collegati tramite progetto anti-digital-divide. La lettura del vostro articolo di qualche giorno fa mi ha creato un po’ di ansia, perché ora so il motivo per cui in certi momenti, specie la sera o la notte, il traffico (già non un razzo, visti i 640K) diventa inaccettabilmente lento e non c’è verso di farlo velocizzare.

Qui arrivano pochi canali televisivi, poche radio, è difficile perfino comprare un CD originale di musica se non vuoi prendere la macchina e fare diversi chilometri per andare al più vicino negozio di musica ben fornito. E Internet ci aiuta (correggo, dovrebbe aiutarci) a non sentirci così isolati. In piazza è normale sentir dire “ho scaricato il CD tal dei tali da Internet” o il film talaltro da E-mule.

Non sarò bravo in inglese, ma due conti li so fare e sulla scia del vostro articolo l’ho fatti: se qui tutti scaricano CD da Internet e siamo 50 persone a farlo, ci vorrebbero 640K moltiplicato 50, che farebbero 32 Mega, mentre dietro alla centrale Telecom che ne sono solo 2. Ecco perché quando tutti lo usano, restano 40K, dico 40K! Meno della velocità di un modem a 56K!

Mi domando se sia mai possibile, oggi, una situazione di questo genere. Ah, dimenticavo: coi cellulari qualcosa si può pure fare, ma prima di tutto i costi non sono così economici e poi le antenne dei cellulari sono tutte abbastanza lontane: si parla per miracolo, spesso con difficoltà dentro le case e chi ha provato ad usarli per andare su Internet non è mai riuscito ad avere velocità decenti.

Ecco, scusate lo sfogo, ma capisco che tanto finché qua non dovesse venire a vivere qualche dipendente di qualche operatore grosso (nel qual caso, per miracolo, sono sicuro che Internet arriverebbe a fiumi) sarà molto difficile che ne veniamo fuori.

Cordiali saluti da un vostro lettore digital-diviso a orario, un po’ invidioso di chi vive in città.

Gentilissimo lettore,

non ci rallegriamo davvero della sua situazione. L’azienda di cui lei parla certamente ha risolto il proprio problema servendosi di connettività HDSL, cioè la stessa utilizzata per rifornire di connettività il DSLAM a cui lei e i suoi concittadini – o compaesani, che dir si voglia – siete collegati. Se l’azienda paga, e certamente lo fa, le HDSL possono essere “accorpate”, ovvero se ne può chiedere più di una e mediante specifiche apparecchiature la velocità complessiva ricavata è grosso modo la somma: chiedendo 4 flussi da 2 Megabit, si avrà connettività all’incirca ad 8 Megabit. I costi, evidentemente, pur se molto elevati, sono tali da restare in un ambito di convenienza e profittabilità per l’azienda stessa, altrimenti può star certo che anche là non se ne sarebbero serviti.

Non disperi, comunque. Le situazioni cambiano e, come giustamente lei osserva, possono sopravvenire interessi inattesi che spingono il principale operatore italiano a rivolgere le proprie attenzioni anche là dove finora non le ha mai rivolte, o quasi. Come avrà certamente letto e come – in parte – qualcuno di voi ha già provato, la soluzione cellulare non sempre rappresenta la panacea. Il fatto che lei precisi che le antenne dei cellulari siano non proprio vicine fa supporre che manchi, in zona, la disponibilità di una adeguata connettività cablata. Ciò significa che essa arriva attraverso dei ponti radio a microonde, una tecnologia che Telecom Italia (e non solo) impiega diffusamente nelle realtà periferiche e rurali, in grado di sostituire egregiamente la connettività via cavo per tutti i servizi, dal telefono in poi. Evidentemente nella sua zona tale connettività si serve di diversi “rilanci”, tutti alla stessa velocità e questo frena l’investimento di upgrade perché costringerebbe l’operatore ad aggiornare tutti i ponti radio a microonde coinvolti nel recapito verso la sua zona, attualmente dimensionati per rifornirla di sola connettività telefonica più un congruo “margine di sicurezza” (una quota di velocità in più che si calcola sempre, un po’ come le “coppie di riserva” in un cavo telefonico).

Infine tenga presente che lo scenario ideale da lei dipinto circa la connettività al DSLAM, pur se aritmeticamente corretto, è al di fuori di ogni pianificazione reale, di qualunque provider. Oggi, anche in città, un’ADSL vera e propria in versione “base” è già oro colato se ha 20K di banda garantita. Ciò significa che, in condizioni di congestione, nonostante i 7 Megabit dichiarati (che è la velocità della maggior parte dei pacchetti base) non ci si può attendere altro che quei 20K anche se, per essere onesti, un tal livello di congestione è abbastanza raro. E mai, comunque, l’impossibilità di scaricare CD che lei stesso ammette, potrebbe essere utilizzata come ragione per chiedere maggiore banda, essendo un’attività comunque ricadente nella sfera di quelle”piratesche”, dunque illegittime. Eventualmente potrebbe esserlo, invece, quella di dichiarare l’impossibilità – o la grande difficoltà – ad eseguire la stessa operazione su circuiti legalmente abilitati alla distribuzione di contenuti digitali.

Vedrà, comunque – anche se non possiamo certo dirle quando – che le cose cambieranno anche per lei. E non è un “contentino” per tranquillizzarla, ma una ragionevole supposizione corroborata dal fatto che gli abbonamenti ad Internet, in questo momento in cui le economie di tutto il mondo non brillano, conosce una crisi non poi così pronunciata.

Nell’augurarle un’improvvisa sorpresa in tema di connettività, le inviamo cordiali saluti.

La Redazione

 


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