Facebook trascinato in tribunale per i cookie traccianti
Altre nubi minacciose si addensano sul cielo di Facebook: gli utenti l’accusano di attuare una vera e propria intercettazione grazie ai cookie traccianti. Scattano le denunce, si prospetta la class action
Roma – Alla già notevole quantità di segnalazioni e denunce scagliate contro Facebook per questioni di privacy se ne aggiunge ancora una: una denuncia per supposta violazione della legge degli Stati Uniti in materia di intercettazioni.
A presentarla è Brooke Rutledge del Mississippi, che si accoda a una lunga serie di utenti intenzionati a non lasciar correre sul tema. Del resto – spiega Cnet - Facebook indubbiamente non è una phone company, un’azienda telefonica, ma le accuse di tracciamento degli utenti anche quando essi non si trovano sul portale in effetti richiamano molto il concetto di intercettazione vera e propria.
Naturalmente – racconta Cnet - in più occasioni su queste vicende Facebook ha risposto, ha smentito, ha corretto e ha modificato, il che significa che, in fondo, qualcosa di vero deve esserci, magari non nei termini di accusa tipicamente infarciti di retorica alla greca antica ma, senz’altro, c’è.

La faccenda dei cookie traccianti ha fatto scattare il sospetto di intercettazione
Tra l’altro, oltre a questa denuncia, ce ne è un’altra presentata dall’ex-Attorney General della Lousiana Richard Ieyoub, che l’ha redatta a nome e per conto dell’utente di Facebook Janet Seamon.
I capi d’accusa sono pressoché identici e l’Attorney chiede al giudice di accertare i fatti e dichiararli class action, con l’aggravante di 100 dollari al giorno di sanzioni per ogni giorno di tracciamento accertato ovvero 10mila dollari per ogni violazione nel suo complesso.
Un’altra manciata di nubi minacciose, insomma, contro le quali in ogni caso il social network dovrà in qualche maniera prendere posizione. Cnet ha richiesto una dichiarazione al riguardo ma, al momento, tutto tace.


































