Unbundling, emendamento cambiato, UE dirà l’ultima. Cosa significa per i clienti?

La Redazione
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Pubblicato il: 28/03/2012
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Emendamento al Decreto Semplificazioni approvato: ora l’ultima parola spetta all’UE, soprattutto per verificare i poteri attribuiti ad AGCOM sul tema. Ma per i clienti finali cosa significherà in concreto la novità?

Roma – L’emendamento al Decreto Semplificazioni, riguardante la disaggregazione dei prezzi d’affitto delle risorse della rete in rame Telecom Italia, è passato grazie alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Questo ora significa che, con ampi poteri decisionali e discrezionali all’AGCOM, che deciderà entro 120 giorni, la manutenzione di quelle linee potrà anche essere affidata a terzi e il prezzo dell’affitto sarà diversificato nelle sue componenti.

Cosa significa per l’utente finale? Che – almeno si spera, in linea teorica – quando si paga un abbonamento a un qualsiasi fornitore di servizio che attraversa il cavo in rame si dovrebbe poter conoscere ogni singola componente che esula dal servizio in sé.

Per esempio: a fronte di un abbonamento mensile di 31 euro, pagato a qualsiasi provider, si dovrebbero poter distinguere in quell’importo quello destinato all’affitto della linea, quello destinato alla sua manutenzione e quello che il provider vero e proprio intasca per l’erogazione del servizio a prescindere dal mezzo utilizzato per recapitarlo a casa del cliente.

Fino a oggi, tale chiarezza non c’era. Telecom Italia chiedeva un importo per il “nolo” della linea agli altri operatori, per un importo che in totale gravava ulteriormente sul cliente per una somma compresa tra 8-9 e 13-14 euro. Nulla però si sapeva esattamente sulle singole componenti di quel prezzo.

Ciò dà, quindi, libertà (con la supervisione di AGCOM) al singolo provider di decidere, ad esempio, se accettare o meno di corrispondere all’operatore dominante (cioè Telecom Italia) l’importo completo di quota manutenzione o meno: potrebbe, per esempio, decidere di acquistare il “nolo” del doppino con diritto di rivendita ma privo di manutenzione perché, magari, dispone di un proprio servizio di manutenzione che reputa ugualmente efficace e più economico.

Ora l’UE dovrà vagliare il provvdimento e, in particolare, valutare se i poteri attribuiti ad AGCOM siano conformi alle disposizioni in materia della Comunità Europea. A leggere(1) le reazioni di alcuni esponenti delle forze politiche, sembra quasi che ognuno si aggiudichi una fetta di merito per quanto è stato concordato. Poco consola sapere che dal 2000 a oggi i prezzi dell’unbundling (ossia dell’impiego della rete in rame da parte di terzi rispetto a Telecom Italia) siano calati di molto(2): solo dalla chiarezza di quanto sarà addebitato in bolletta si vedrà l’effettiva efficacia della novità.


Note, link, fonti:

  1. Corriere delle Comunicazioni, Unbundling, emendamento “compromesso” al Senato, ma l’ultima parola spetta all’Ue (Su)
  2. Adnkronos, Tlc: studio, prezzi unbundling in Italia dimezzati dal 2000 a oggi (Su)

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