USA, preoccupazioni per l’IPAA
Lamar Smith – papà del SOPA – rilancia promuovendo l’IPAA, disegno di legge copyright-oriented. La storia recente fa alzare la guardia alla Rete anche a causa della paternità della proposta, ma c’è anche un fronte che esprime cauto ottimismo
Roma – PIPA, CISPA, SOPA… Le sigle che negli USA corrispondono alle varie proposte di provvedimenti antipirateria che rischiavano di imbavagliare la Rete sono scolpite nella memoria degli utenti, al punto che l’emersione di un acronimo analogo ai precedenti fa temere nuove iniziative-bavaglio. Oltreoceano in questi giorni si parla di IPAA e l’attenzione sul tema si è risvegliata, ma la vicenda può avere più chiavi di lettura.
Tutto nasce appunto dall’IPAA (Intellectual Property Attaché Act), disegno di legge sulla proprietà intellettuale proposto dal congressman (e già promotore del SOPA) Lamar Smith. I principi fondamentali di questa proposta erano effettivamente contenuti nel SOPA, ma ne costituivano solamente una piccola parte: Andrew Couts, su Digital Trends, sottolinea come questi principi siano già in vigore da tempo e che il disegno di legge proponga sostanzialmente un trasferimento di competenze tra Authority in materia di proprietà intellettuale (che passerebbero dall’US Patent & Trademark Office al Dipartimento per il Commercio).
Il documento, a onor del vero, include alcuni aspetti che meritano attenzione, perché potrebbero aprire la strada a leggi potenzialmente molto restrittive sull’utilizzo di Internet, a scapito della libertà degli utenti e ad esclusivo vantaggio delle major cinematografiche e discografiche.
Ci sono, tuttavia, alcune differenze di fondo: SOPA prevedeva esplicitamente azioni punitive contro i siti web ritenuti colpevoli di violazioni di copyright, come il DNS blocking (per inibire agli utenti USA l’accesso a siti ospitati oltre confine, pratica pericolosa non solo perché censoria, ma anche ritenuta tecnicamente distruttiva). Con tali siti web, inoltre, aziende di advertising e piattaforme di pagamento (come PayPal) avrebbero dovuto interrompere qualunque relazione commerciale.
L’IPAA non prevede queste contromisure e il membro del congresso Darrell Issa – in precedenza oppositore di SOPA e oggi promotore di IPAA – offre un quadro decisamente più confortante, confidando a TechCrunch che all’orizzonte – e prima che parta l’iter di valutazione – il provvedimento dovrebbe accogliere un emendamento mirato alla promozione del fair use.
Le perplessità sul tema sono comunque legittime e comprensibili e, anche in questo caso, è certo che la comunità internazionale più attenta alla tutela dei diritti degli utenti vigilerà.



































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