MPAA: ecco i principali “rei” del P2P, acchiappateli

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 09/11/2010
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La MPAA ha inviato un’accorata lettera di segnalazione all’USTR, l’Ufficio Proprietà Intellettuale, al fine di sollecitare controlli e repressioni su una lista di possibili obiettivi “rei”. Ma con quali speranze?

Roma – Kira Alvarez, assistente delegato e capo relazioni dell’Ufficio Proprietà Intellettuale statunitense, ha ricevuto una lettera della MPAA (Motion Picture Association of America) con una lista di indirizzi e siti online da cui risulta si possano ottenere prodotti dell’industria multimediale.

La lettera accompagna una serie di atti amministrativi e va a sostegno di una nuova politica di contrasto che le autorità statunitensi intendono condurre, con il fine di difendere la proprietà intellettuale e, in definitiva, le major.

In un punto della lettera, pervenuta in copia a questo sito da fonte che desidera restare anonima – benché in Rete vi siano ulteriori testimonianze della sua circolazione – si legge: “L’industria (mediatica, ndR) distribuisce i propri film in oltre 150 paesi e, nel corso del 2007, il 46 per cento delle aziende iscritte alla MPAA hanno ricevuto margini da oltreoceano”.

“La MPAA – continua la lettera – ha estremo interesse nella salute e sostenibilità di tali mercati internazionali e apprezza gli sforzi di codesto Ufficio nell’individuare quei mercati che minacciano il legittimo commercio, vanificano la penetrabilità di tali mercati, inficiano la competitività americana e indeboliscono il potere economico complessivo. È vitale per i nostri partner commerciali proteggere e sostenere i diritti di proprietà intellettuale”.

Non occorre – evidentemente – aggiungere altri stralci oltre a precisare che la lettera individua e segnala anche fonti “fisiche” di pirateria, quali alcuni esercizi commerciali: l’obiettivo è chiaro ed è quello di sostenere, in ogni caso, il più possibile la lotta alla pirateria. In allegato alla lettera, infatti, sono stati anche inclusi i dettagli di alcuni tra i più noti aggregatori e tracker da cui è possibile scaricare file BitTorrent e ricevere quanto in essi è descritto, unitamente alle titolarità dei nomi a dominio, DNS, dislocazioni degli indirizzi IP e ogni altro dettaglio ottenibile.

Tra questi, sono stati compresi:

  • BTjunkie.org – Svezia
  • Demonoid.com – Ucraina
  • IsoHunt – Canada
  • Kickasstorrents.com – Svezia
  • Rutracker.org – Russia
  • ThePirateBay.org – Svezia/Olanda

La lettera non risparmia di citare anche alcuni tra i principali siti sui quali vengono poi ospitati in hosting o collegati tramite link i file ritenuti “ricettati” e tra questi cita Megaupload.com, Megavideo.com, RapidShare.com, Webhards (Corea) e Ba-k.com (Messico).

Tra quelli nei quali sono stati individuati numerosi link, la lettera cita Kino.to, un sito nel quale si recano molti internauti certi di trovare quanto cercano anche su temi a luci rosse. Non risparmia, da ultimo, la citazione di UseNext.de, un newsgroup in cui circolano folte liste di link a file evidentemente illegali, tra cui anche copie di filmati HD ricavati da dischi Blu Ray.

La segnalazione, evidentemente, tende a sollevare l’attenzione delle autorità al fine di avviare, nei confronti di tutte le realtà citate, delle attività di controllo e repressione. Sfortunatamente (per la MPAA) si tratta di nuovo di un’attività il cui effetto somiglia più a un colpo di coda che a una vera e propria azione repressiva dagli effetti concreti: con il recente diffondersi di sistemi di cifratura quali SmarTorrent e il suo predecessore Ipredator, diviene lecito domandarsi quali aspettative di successo pensano di avere.


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Nucleo redazionale del sito a cui lavorano i responsabili, ossia Marco V. Principato e Dario Bonacina, su articoli scritti da altri collaboratori o da essi stessi. Vedere le rispettive bio.



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