Cellulari: la Tassa di Concessione Governativa c’è ancora

Dario Bonacina
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Pubblicato il: 09/03/2011
Commenti 6 commenti | Permalink

La TCG applicata sugli abbonamenti è iniqua e tutti la odiano. Nonostante alcune recenti sentenze, però, oggi non esiste alcun provvedimento di legge che garantisca la sua inapplicabilità a privati ed aziende. Per cui, nessuna illusione

Milano – Corre voce, da alcuni giorni, che sia possibile chiedere il rimborso della Tassa di Concessione Governativa applicata sui contratti di telefonia mobile. Fermo restando che chiedere è sempre lecito, allo stato attuale è opportuno tenere presente che la richiesta potrebbe verosimilmente cadere nel vuoto perché la TCG non è mai stata abolita e va tuttora corrisposta.

Gli utenti di telefonia cellulare titolari di un contratto di abbonamento sono tenuti a pagare un balzello mensile di importo fisso, pari a 5,16 euro per i privati e 12,91 euro per le imprese (anche individuali; quest’ultima è deducibile all’80%). La tassa fu introdotta nel 1995 (ma già esisteva, per gli apparecchi radiomobili) per colpire i consumi legati ad uno status symbol: all’epoca, infatti, il telefono cellulare aveva appena cominciato a diffondersi nel mondo italiano delle TLC ed era considerato un bene voluttuario, anziché uno strumento di comunicazione. E’ per questo motivo che in Italia prosperano le utenze prepagate, su cui non grava alcuna tassa (in virtù di una presunta assenza di vincoli tra utente e operatore di telefonia mobile).

Da tempo il presupposto di esazione della TCG è decaduto, giacché il telefonino non può più essere considerato un lusso, e da tempo si parla della necessità di abolirla: da parte delle istituzioni, l’intenzione dichiarata di eliminarla è stata espressa in più occasioni. Quando nel 2007 sono stati aboliti gli odiati costi di ricarica applicati dagli operatori sulle utenze prepagate, il tema guadagnò l’attenzione del Parlamento (a partire da un’interrogazione parlamentare) e dell’Agcom (l’abolizione fu esplicitamente chiesta anche dal commissario Enzo Savarese all’allora ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani,  esortato ”a trovare il modo di eliminare la tassa di concessione governativa, che non favorisce un sano equilibrio del mercato”).

Intenti dichiarati e rimasti senza seguito, ma per un motivo intuibilmente semplice e più che mai d’attualità: lo Stato non ha interesse ad abolire questa entrata che vale centinaia di milioni di euro, esattamente come non ha mai eliminato l’imposizione di accise dell’anteguerra sul prezzo della benzina. Da cosa sono state originate, dunque, le voci della possibilità di abolire l’odiata TCG? Alcune recenti sentenze della Commissione Tributaria Regionale del Veneto (che, a onor del vero, sono state precedute da altre sentenze analoghe emesse da altre Commissioni) hanno confermato l’illegittimità dell’applicazione della tassa per i comuni in quanto Amministrazioni pubbliche, in virtù di quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni che ha abrogato la licenza di esercizio (art 218).

Si tratta di sentenze, che valgono per i casi per cui sono state emesse: non costituiscono norma per tutte le fattispecie analoghe, dal momento che nell’ordinamento giuridico italiano un precedente giurisprudenziale non è assolutamente vincolante per un giudice.

Tutto ciò, comunque, non toglie valore alla campagna promossa da ADOC contro l’applicazione della TCG, avviata proprio in seguito a tali sentenze. Nell’ambito dell’iniziativa, l’associazione invita i consumatori ad inviare al proprio gestore di telefonia mobile - che riscuotendo la tassa agisce da sostituto di imposta - una lettera di diffida con cui chiedere il rimborso della TCG corrisposta negli ultimi tre anni (per un massimo di 185,76 euro per i privati e di 464,76 per i titolari di contratti aziendali), scaricando di fatto sulle compagnie telefoniche l’incombenza di rivalersi sullo Stato.

A livello commerciale, per iniziativa unilaterale di operatori di telefonia mobile, esistono già piani tariffari (denominati ad esempio Tasso zero o No Tax) che, nominalmente, prevedono uno sconto pari all’importo della TCG, che al cliente è certamente gradito, ma non c’è nessun regalo: dal momento che la compagnia è sempre obbligata a girare allo stato l’importo della tassa per ogni abbonamento sottoscritto, verosimilmente il piano tariffario ha una composizione tale da garantire comunque, con i consumi addebitati al cliente, la copertura dell’importo che viene formalmente defalcato a titolo di sconto.

Non esistendo oggi una norma che assicuri anche ad aziende e privati l’inapplicabilità di tale tassa, è facile prevedere che gli operatori lascino cadere nel vuoto ogni richiesta, nella certezza di non incorrere in alcuna illegittimità. Tuttavia è auspicabile, da parte loro, un impegno congiunto con le associazioni di difesa dei consumatori presso le istituzioni, affinché l’ingiustificata TCG venga definitivamente eliminata.

Inutile illudersi che ciò possa avvenire in tempi brevi, ma nella prospettiva che il sogno si possa concretizzare, è necessario fin da subito lavorare in previsione di una contromossa: l’eventualità di una rimodulazione fiscale (l’introduzione di una nuova imposta in seguito al contentino dato dall’eliminazione della TCG) è ampiamente prevedibile.

Dario Bonacina


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Commenti
  1. Dario Bonacina scrive:

    PIXELw: dalla lettura della sentenza, purtroppo, emerge che il principio ha validità solamente per i Comuni.
    Di conseguenza, prima che sia possibile chiedere un rimborso, è necessario che venga emanato un provvedimento univoco e oggettivo che elimini una volta per tutte la norma che impone l’applicazione della TCG sugli abbonamenti ai servizi di telefonia mobile.
    Sarebbe bello potersi esprimere con un referendum abrogativo in questo senso, ma non so se l’argomento possa arrivare ai “numeri” necessari per guadagnare l’auspicabile quorum.

  2. PIXELw scrive:

    La Commissione Tributaria Regionale del Veneto, con sentenza n.5 del 10 gennaio 2011, non solo ha riconosciuto che a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Codice delle Telecomunicazioni questa tassa non è più prevista, ma ne ha addirittura affermato l’illegittimità e l’anacronismo, in un mercato in cui vigono le regole della liberalizzazione!
    Si può agire con il Codacons, tutte le informazioni, i moduli etc sono disponibili sul sito internet che allego di sotto.

    http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=132501&id=46

  3. Ferdinando scrive:

    in giro si legge che è stata dichiarata “illegittima” per i comuni, ma questo mi sembra ovvio: i comuni sono enti pubblici, l’erario è un ente pubblico. che senso ha dare i soldi al gestore telefonico che poi deve girarli ancora ad un ente pubblico?
    due cose che non so:
    . per caso i comuni pagano anche l’iva sui beni e servizi acquistati?
    . pagano l’ici in quanto titolari di immobili non destinati a residenza?

    perchè illegittima? se è lo stato a fare le leggi, e se è lo stato ad esigere la tassa, quella tassa è legittima. in questo caso credo sia solo “inapplicabile” verso la p.a.

    poi possiamo essere d’accordo che è ingiusta, immotivata, insensata come altre imposte (appunto le accise sulla benzina, il canone rai, ecc), ma on si dica che è illegittima, il codice delle comunicazioni elettroniche non l’ha abrogata chiaramente. e come tutti sappiamo benissimo in italia, se non c’è chiarezza, a rimetterci è sempre il contribuente.

  4. Franz Devecchi scrive:

    Ottimo chiarimento grazie.
    Alla fine rimane il fatto che la dobbiamo pagare (sai che novita’).
    La situazione della tassa di cg e’ un vizio solo italiano esattamente come lo erano i costi di ricarica e l’ipotesi che possano toglierla per rimetterla sotto altra forma e’ molto probabile.
    Secondo me entro un anno la aboliranno, ma nel frattempo inventeranno la tassa di possesso sul telefono cellulare esigibile anche da chi ha la prepagata. A chi pensa che non sia possibile faccio notare che esiste gia’ la tassa sul possesso del televisore (canone rai) e quella dell’auto che ha inglobato quella dell’autoradio.

  5. [...] [pubblicata oggi dal sottoscritto su The New Blog Times] [...]


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