Telefonia fissa e Internet, c’è odor di cartelli

Come si mette si mette, nelle Telco entra denaro da tutte le parti
Come si mette si mette, nelle Telco entra denaro da tutte le parti
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 06/03/2012
Commenti 2 commenti | Permalink

Telecom Italia, Fastweb, Tiscali, Infostrada, Teletu, Vodafone: la proposta “unificata” di “ADSL+telefono” porta a un risultato piatto. Chiamate comprese, ma 15/18 centesimi alla risposta, Internet a 15-20 euro al mese

Roma – Al giorno d’oggi, perché scegliere un operatore di telecomunicazioni piuttosto che un altro? Qual è la differenza in termini economici? Qual è il più conveniente? Perché alcuni hanno avversione irrefrenabile contro il telefono fisso e scelgono di avere il solo cellulare? Queste ed altre domande trovano facilmente risposta se si esamina, in maniera semplicissima e senza ricorrere ad alcuna speciale teoria, cosa offre il mercato e come la gente risponde ai messaggi, espliciti e non, trasmessi dalle pubblicità con cui gli operatori si fanno (ri)conoscere.

Le spese fisse

L’italiano medio ha, in generale, una specie di avversione atavica contro il “canone”, parola che nell’immaginario collettivo trasmette un messaggio univoco: una quota fissa da pagare a Telecom Italia, per il solo fatto di avere un telefono, a prescindere dal traffico effettuato. Non a caso, una delle principali leve comunicative con cui gli operatori alternativi – piccoli e grandi – hanno sempre tentato di procacciarsi clientela è quella di pronunciare la fatidica frase: “non paghi più il canone Telecom Italia e ottieni…”. Tutti, però, omettono di precisare che il canone non sarà più pagato a Telecom Italia bensì al nuovo operatore, sotto altra forma.

Quando la gente – sia pure non a livello di piena consapevolezza, ma sulla sola scorta dell’analisi grezza e diretta degli esborsi, e a patto di non telefonare mai, o quasi, ma di ricevere soltanto – ha cominciato a realizzare che con una bella scheda ricaricabile per il cellulare, al massimo, si può spendere l’importo di una ricarica annuale del minimo valore previsto dall’operatore mobile prescelto, le schede ricaricabili hanno invaso i mercati. Gli abbonamenti agli stessi operatori cellulari, nel frattempo, almeno in Italia sono crollati, anche in virtù dell’anacronistica, iniqua e insensata tassa imposta su tali formule contrattuali, ancora esistente(1).

Tale scelta, di fatto – lo confermano gli studi ISTAT e non solo(2) – ha portato a una maggiore, generica disponibilità di un recapito telefonico, anche presso coloro i quali, in precedenza, non ne era disponibile di alcun tipo, né fisso, né mobile. Ciò vale in special modo al Sud e per i piccoli o piccolissimi comuni.

Da questa scelta il mercato guadagna molto più che da quella di fare il sacrificio (apparente) di dotarsi, invece, di telefono fisso: chi detiene la scheda ricaricabile e non chiama mai o quasi, personalmente spende anche un massimo di cinque euro l’anno (alcuni operatori consentono ricariche di importo ridottissimo, e basta effettuarne una ogni anno per non far decadere il proprio numero), a fronte della media di 20-40 euro al mese. Tuttavia, il costo non è “sparito”: è semplicemente spostato su chi chiama, che sarà costretto a pagare una molto più costosa chiamata a un cellulare, piuttosto che a una molto più economica linea fissa. Se ne può concludere che la scelta di restare con il solo cellulare, pur legittima ed esclusi i casi in cui davvero non si ha la possibilità economica di fare altrimenti, rappresenta una vera e propria scortesia verso i propri interlocutori, i quali faranno sì da restringere tali tipi di traffico al minimo indispensabile. Il danno che ne deriva è sostanzialmente sociale: ci rimettono le relazioni umane, separate dalla minaccia di un costo troppo elevato per il loro mantenimento attraverso il medium telefonico cellulare.

Di qui la nascita delle offerte degli operatori mobili, tendenti a occultare le spese reali per far sì che si formino delle “tribù” (un noto operatore ha usato proprio questo termine in alcune sue campagne) di adepti, i quali parlano tra loro tramite l’operatore e verso altri operatori credendo di risparmiare. In realtà il risparmio è assolutamente illusorio: tariffe e offerte sono quasi sempre progettate apposta per permetterlo solo in apparenza, ma non in sostanza.

Linee fisse: perché il canone si paga sempre e comunque, a chiunque

Il “canone”, in realtà, non è altro che il prezzo d’affitto del cavo telefonico che congiunge la centrale telefonica con la propria abitazione e il relativo noleggio della “risorsa numero telefonico” e relativa capacità di smistamento delle chiamate, che ciascun abbonato si riserva per essere raggiungibile sulla rete telefonica fissa. Può essere elevato, iniquo e ingiustificato quanto si vuole, ma il “canone” è questo, null’altro: non è un “dispetto” di qualcuno ai danni di qualcun altro.

Di qui si comprende che, essendo tali risorse indispensabili per chiunque intenda fornire (e fruire di) un servizio di telefonia fissa tradizionale, chiunque lo farà pagare, eventualmente mascherandolo con la sovrimpressione obbligatoria di altri servizi. Si noti, in proposito, che l’unica offerta di sola telefonia (senza annessa Internet) ad oggi sottoscrivibile è quella(3) di Telecom Italia, che per tale formula – oltre a notevoli “costi di attivazione” – chiede un “fisso” (il canone, appunto) pari a quasi 17 euro mensili, a cui si somma il traffico telefonico secondo la tariffa scelta. Pressoché nessun altro operatore è disposto a fornire il solo servizio telefonico (tradizionale: non si parla di VoIP(4)): avrebbe spese troppo cospicue e non sarebbe in grado di allettare la propria utenza. Ciò dimostra anche quanto irrisori siano i reali costi dei servizi, sia telefonici che Internet, e quanto la voce che più incide sui costi sia proprio il nolo della linea e delle apparecchiature.

Inoltre, va tenuto presente che le risorse telematiche di trasmissione dati verso l’utenza finale, in Italia, sono possedute in via pressoché esclusiva da Telecom Italia: gli altri operatori, di fatto, debbono noleggiarle dall’operatore dominante e rivenderle, non hanno altra scelta. Nessuno di essi – salvo alcuni limitati casi di stesura di fibra ottica destinata a raggiungere le abitazioni, come qualche zona coperta da Fastweb – ha una propria struttura di trasporto in rame e/o fibra verso la clientela, dunque non resta che il “noleggio” e successiva rivendita.

Le tariffe della scelta media: ADSL + Telefono

C’è davvero concorrenza, sotto questo profilo? La risposta è un secco no, anzi, osservando quanto i mercanti telefonici e Internet offrono, c’è a tutti gli effetti la sensazione di trovarsi dinanzi a un cartello: la spesa è pressoché uniforme. Basta collegarsi con i siti dei principali grandi operatori: Telecom Italia, Fastweb, Tiscali, Infostrada, Teletu, Vodafone.

Come si può osservare anche dalle copie video annesse in fondo, formula e spesa per le chiamate da rete fissa verso rete fissa sono sempre le medesime: chiamate urbane e interurbane comprese, con scatto alla risposta oscillante tra i 15 centesimi di Tiscali e i 18 centesimi di Infostrada e Teletu. Un importo assolutamente iniquo, se si considera che esso viene addebitato non appena il corrispondente risponde, anche se si è sbagliato numero, anche se la telefonata è brevissima.

Pur vero che l’importo è lo stesso anche se la telefonata è lunghissima ma, ragionando: a chi può convenire una simile architettura tariffaria? Esclusivamente a chi effettua solo chiamate molto lunghe, diversamente il costo si “allinea” a quello di circa un minuto di conversazione al cellulare. In definitiva, gli operatori sembrano essersi fatti i loro calcoli: debbono incassare, per il solo traffico telefonico, almeno 9-10 euro al mese. Tale importo lo presentano sotto diverse forme: sotto forma di importo dovuto per avere “urbane e interurbane senza limiti di tempo e senza scatto alla risposta” (ma con un tetto massimo mensile di tempo), oppure con la tecnica dei soli scatti alla risposta (che fanno affidamento sulla media di due telefonate effettuate al giorno), oppure sulla media del tempo giornaliero trascorso al telefono (venti minuti). Se l’utente non accetta, non gli resta che ripiegare sull’utenza cellulare, con conseguente risparmio del tutto apparente e, invece, profitto molto maggiore da parte degli operatori.

Cosa resta, dunque, come parametro di scelta per l’utente finale, se la spesa media che gli operatori cercano di rastrellare è sempre la stessa? Resta un’accurata e veritiera analisi delle proprie esigenze reali. Chi parla davvero poco e non ama intrattenersi al telefono, dovrebbe cercare di scegliere quegli operatori che prevedono la tariffazione a tempo senza scatto alla risposta (ad oggi, esclusa in parte Telecom Italia e alcune offerte VoIP come quella di Eutelia(5), pressoché nessuno) e privilegiare al massimo la direttrice fisso-fisso per le proprie poche e brevi chiamate.

Chi parla molto e si intrattiene a lungo al telefono dovrebbe orientarsi sulle formule “flat”, ossia quelle che addebitano sempre i 9-10 euro mensili addizionali, ma permettono, entro certi limiti, di esagerare con il tempo di conversazione. Chi svolge un traffico medio dovrebbe comunque evitare l’adesione a tariffe “illimitate ma con scatto alla risposta” in quanto esse rappresentano il maggior rischio di spesa fuori controllo: bastano due telefonate in cui in una si sbaglia a formare numero, in un’altra non si trova la persona cercata ma qualcun altro ha risposto, e la bolletta cresce facilmente, oltretutto in maniera non proporzionale al traffico utile effettivamente svolto.

La scelta di tariffe a tempo è ardua: o ci si orienta sulla tariffa base(4) di Telecom Italia – quasi l’unica, peraltro, a fare ancora l’anacronistica distinzione tra urbane e interurbane, ma comunque tariffata a tempo e con scatti alla risposta più “moderati” – o si decide per una linea ADSL priva di servizio telefonico tradizionale (la cosiddetta ADSL naked(6), ossia nuda) e poi ci si orienta su un fornitore di servizio telefonico in VoIP. Su questa scelta entrano in gioco altri fattori, come il doversi dotare di un router ADSL munito di porte telefoniche e sul doversi accertare di sottoscrivere un abbonamento ADSL idoneo all’uso del VoIP di qualsiasi operatore(7), ma di questo si è già parlato in altre pagine(8) di questo sito.

Conclusioni e osservazioni

Anche se ci si guarda dal concluderlo – non ci sono prove, su questo – si sente odor di cartello, questo è indubitabile. Il primo è di fatto, dovuto alla titolarità pressoché esclusiva dell’ultimo miglio(9). La rete in rame dell’ultimo miglio è di Telecom Italia, dunque è di fatto lei a decidere il prezzo in via esclusiva e senza alcun concorrente. Più che odor di cartello, è odor di… monopolio residuo, favorito dal fatto che ben pochi sarebbero gli operatori minori disposti a mettere mano a vanga e badile e stendere i propri cavi.

Il secondo odor di cartello riguarda il traffico telefonico: tutte le offerte più evidenziate dagli operatori sono quelle che danno servizio Internet a 7-8 Mbps standard (esclusa Tiscali, che ne offre 20) e servizio telefonico con traffico nazionale compreso (e a volte comprese alcune direttrici internazionali), con scatto alla risposta.

Le differenze tra un prezzo e l’altro degli scatti alla risposta sono all’apparenza incomprensibili: perché Tiscali chiede 15 centesimi e Infostrada ne chiede 18? La prima offre compresi nei 15 centesimi una durata illimitata della conversazione, ma solo verso la rete fissa italiana, mentre la seconda include nello scatto non solo le chiamate nazionali, ma anche quelle dirette verso Europa occidentale, USA e Canada.

Si può concludere, in realtà, che lo scatto chiesto da Infostrada (e altri simili) – salvo quei casi in cui effettivamente si telefona anche in Europa, USA e Canada, non frequentissimi per la “famiglia media” – sia semplicemente più esoso e basta, null’altro: la stessa Eutelia, nelle sue tariffe(10), rivela con chiarezza che l’invio di una telefonata verso gli Stati Uniti costa addirittura meno (€ 0,010 al minuto, ossia 1 centesimo al minuto) di una telefonata inviata verso la rete fissa italiana (€ 0,018 al minuto, ossia 1,8 centesimi al minuto). Dunque, per Infostrada (e per chi ha fatto analoga scelta tariffaria) il fornire tale ulteriore direttrice come apparente giustificazione per il maggior costo dello scatto alla risposta sembra essere semplicemente uno specchietto per le allodole: anzi, se il suo cliente effettuerà quel tipo di chiamate piuttosto che normali chiamate entro l’Italia, l’operatore spenderà ancora meno per condurre la chiamata a destinazione.

Infine, c’è ancora odor di cartello di fatto su Internet: essa, oggi, al netto di offerte, aggiunge tra 15 e 20 euro al mese in sé al totale della spesa, in quanto servizio. Mancano, salvo poche eccezioni e specie con gli operatori più grandi – delle possibilità come ad esempio il volere una maggiore banda garantita, oppure un indirizzo IP fisso, a meno che non ci si rivolga ai piccoli e piccolissimi operatori o alle offerte business dei grandi, che – richiedendo partita IVA – per il privato sono inaccessibili.

In definitiva, tra i grandi player c’è una notevole abbondanza di offerte nettamente ridondanti, che spesso non si distinguono tra loro se non per fattori del tutto marginali. Ciò comporta un fenomeno analogo a quello del sovraccarico cognitivo(11) e mette il “cliente medio” in difficoltà per l’assenza di reali, concrete e consistenti differenze tra un’offerta e l’altra.

Del resto, questo non è uno scenario solo italiano: sono i mercati internazionali a essere orientati su queste formule. E dietro, come sempre, il primo a essere privilegiato è il profitto, trattandosi di aziende che lavorano tutte esclusivamente per scopo di lucro. Il risparmio, le offerte, le formule all inclusive, le aziende “non profit” e simili, salvo pochi casi, sono del tutto illusorie.

Marco Valerio Principato


Note, link, fonti:

  1. The New Blog Times, Cellulari: la Tassa di Concessione Governativa c’è ancora (Dario Bonacina)
  2. Key4Biz, Rapporto ISTAT: l’Italia il paese dei telefonini. Cresce anche il possesso di DVD e decoder per il digitale terrestre;
    The New Blog Times, Studio di IBM sul gap tra Telco e fedeltà dei consumatori
  3. Telecom Italia, Linea Base
  4. Wikipedia, Voice Over IP (VoIP)
  5. Eutelia, portale EuteliaVoIP
  6. Wikipedia (inglese): Naked DSL
  7. Nibble, Tiscali, qualche problema con il VoIP di altri operatori? Occhio, articolo incentrato su problemi derivanti dall’uso del VoIP di altri operatori tramite ADSL Tiscali
  8. The New Blog Times, Telefonia VoIP e qualità, un binomio possibile
  9. Wikipedia, Ultimo miglio
  10. EuteliaVoIP, Specchio generale delle tariffe
  11. Wikipedia, Sovraccarico cognitivo

Immagini:

Tariffa base ADSL + Telefono di Fastweb (click per ingrandire)

Tariffa base ADSL + Telefono di Fastweb (click per ingrandire)

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Tariffa base ADSL + Telefono di Infostrada (click per ingrandire)

Tariffa base ADSL + Telefono di Infostrada (click per ingrandire)

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Tariffa base ADSL + Telefono di Tiscali (click per ingrandire)

Tariffa base ADSL + Telefono di Tiscali (click per ingrandire)

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Tariffa base ADSL + Telefono di Telecom Italia (click per ingrandire)

Tariffa base ADSL + Telefono di Telecom Italia (click per ingrandire)

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Tariffa base ADSL + Telefono di Teletu (click per ingrandire)

Tariffa base ADSL + Telefono di Teletu (click per ingrandire)

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Tariffa base ADSL + Telefono di Vodafone (click per ingrandire)

Tariffa base ADSL + Telefono di Vodafone (click per ingrandire)


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Commenti
  1. Marco Valerio Principato scrive:

    Andrea, ho voluto lasciarle spazio perché la sua argomentazione è garbata, anche se personalmente non la condivido, e per permetterle di farsi conoscere.

    Tenga comunque presente che questo articolo esula dalle “convenienze” commerciali legate a singoli operatori e singole offerte; si incentra sostanzialmente sul fatto che le offerte di telefonia fissa risultano sostanzialmente indifferenziate tra operatori diversi. Tra le righe – ma neanche troppo – ho inteso ricordare che quello che molti pensano “normale” (ossia utilizzare il cellulare in piena libertà, anche “a sproposito”) è qualcosa di assurdo.

    La nozione che lei sottolinea – aderire a un programma commerciale in toto, fisso e mobile – non fa che alimentare l’assurda sostituzione del fisso con il mobile anche quando ciò non è affatto necessario. Purtroppo i messaggi trasmessi dalla TV non aiutano e, anzi, stimolano mutamenti sociali in tal senso, assolutamente non condivisibili. Il concetto della “indifferenza” tra fisso e mobile non è sbagliato: potrà, però, essere preso in ragionevole considerazione quando si avrà una vera, autentica convergenza dei servizi, quando – come negli Stati Uniti – chiamare un mobile dalla rete fissa avrà lo stesso costo del chiamare un fisso. Fino ad allora, non si tratterà d’altro che di mezzi – mezzucci, in molti casi – adottati dagli operatori per sfruttare a proprio vantaggio questa assenza di consapevolezza da parte del consumatore.

    In ogni caso, grazie per l’intervento, ma le consiglio di valutare lo scenario che propone in maniera più ampia: la ripagherà meno nell’immediato, ma le costruirà una maggiore autorevolezza nel tempo.

    Cordiali saluti

  2. Andrea scrive:

    Bell’ articolo , complimenti.Posso confermare che le offerte dei più grandi si assomigliano moltissimo , attualmente si nota la diffenza solo per il servizio. Ma da aggiungere che scegliendo di migrare ad altri gestori sia per le linee fisse che mobili si ha un risparmio anche del 50% in base ai periodi dell’ anno, molto più semplice il passaggio per le linee mobili prepagate.Leggermente più burocratico quello per le linee fisse ed abbonamenti, ma in entrambi i casi il vantaggio è reale , anche per 24 mesi. Finita la promozione si Cambia nuovamente, in 10 anni senza nulla di sconvolgente abbiamo risparmiato almeno il 40 % a parità di prodotto rispetto a chi non cambia mai. Tradotto in soldi per le famiglie, data una media tra chi spende molto e chi spende poco di circa 70€ a bimestre moltiplicato per i bimestri contenuti in 10 anni otteniamo un risparmio di circa 1700€.
    Per chi volesse informazioni più dettagliate.Consulente wind
    Andrea.


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