Più si rinnovano, più diventano grossi

Foto di Michael Homnick
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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 23/07/2014
Commenti 2 commenti | Permalink

Più potenti, più agili, più resistenti, più capaci di durare a lungo. Gli smartphone vanno tutti in quella direzione. Meno i display: là, esiste la «contro-miniaturizzazione».

È vero, nel titolo e nell’introduzione abbiamo giocato un po’ con le parole, lasciando spazio a possibili doppi sensi. Ma era un gioco, un gimmick, perché il fatto invece è reale: tutto si miniaturizza, tutto si fa più compatto, tranne i display che, invece, diventano sempre più grossi, più luminosi e con maggiore risoluzione. Il che non è ininfluente sulle dimensioni: gli smartphone più nuovi sono certamente più leggeri e più sottili, ma le dimensioni – base per altezza, si intende – crescono, altro che diminuire.

La constatazione non è casuale. L’ha accuratamente sistematizzata FindTheBest, azienda che raccoglie specifiche e caratteristiche dei gadget più amati e le memorizza in un archivio centralizzato.

Da questo archivio sono emerse, appunto, sistematiche conferme alla constatazione d’apertura. Samsung, per esempio, dai 4 pollici del Galaxy S è andata crescendo, fino ai 5,1 pollici del Galaxy S5 (e chissà con il successivo a che rapporto arriverà). Stessa cosa per HTC: dai 3,8 pollici dell’One V, crescendo sempre, fino ai cinque dell’One M8. Grosso il salto di Nokia: dai 3,7 del primo Lumia 610 ai 4,5 del Lumia 1020, un salto in alto nel 1520 che offre sei pollici di display.

Apple, invece, è andata più “a scaletta”: i 3,5 pollici di iPhone 3GS sono rimasti fino a iPhone 4S. iPhone 5 (semplice, C ed S) si è invece attestato sui 4 pollici. Per questo tutte le chiacchiere ritengono che ora Apple non possa ripresentarsi con le stesse dimensioni e FindTheBest include un iPhone 6 da almeno 4,7 pollici.

Come mai questa crescita? Abbiamo davvero bisogno di display sempre più grandi su uno smartphone? Qual è, allora, il confine dopo il quale non possono attecchire scuse linguistiche come “phablet” (PHone-tABLET) e si passa a tablet senza alcuna remora?

L’azienda ipotizza alcune ragioni. La prima è il marketing: nulla attrae di più, specie in vetrina, di un display più ampio, più luminoso, più… grosso, per riprendere il gimmick del titolo. Giochino che continua con il secondo motivo, allacciandovisi: Apple si è mantenuta in dimensioni inferiori, quindi, per batterla, occorre superarla prima di tutto nelle apparenze.

Poi può essere una questione di scelte fatte dai marchi più importanti, derivate inizialmente da ragioni tecniche e che gli altri si sono limitati a imitare solo per “non essere da meno”: sui mercati questo conta, eccome.

Quindi FindTheBest sottolinea che, forse, i costruttori avrebbero sempre voluto dei display più grandi ma, semplicemente, finora le tecnologie non glielo hanno permesso. Alimentare un display da 5 pollici con oltre 400 punti per pollice è una cosa (sotto il profilo della potenza di calcolo e del consumo), alimentarne uno da 3 pollici e mezzo con 200 o poco più punti per pollice è ben altra cosa. Oggi, semplicemente, si può, grazie anche alle batterie che riescono a restare delle stesse dimensioni pur con maggiori capacità.

Ultima – e forse più rilevante – ragione esposta da FindTheBest è che gli smartphone si stanno trasformando nei computer principali. Se la posta elettronica, per esempio, la si gestisce interamente e solo sullo smartphone, uno schermo più grande rende quella circostanza decisamente più agevole. E così tante altre simili.

Dunque, conclude l’azienda, forse dovremmo ricrederci sull’ironia nascosta in neologismi come “phablet”, appunto: li abbiamo creati per prendere in giro chi impiegava i primi esemplari di smartphone con display maggiorati, ma non è forse lì che l’industria di settore, spinta dagli stessi mercati, sta puntando?

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Nadia Ridolfi ha detto:

    Sarò controcorrente ma io ho ancora un iPhone 3GS, per le mie esigenze va bene, me ne guardo bene dall’aggiornare iOS e me lo tengo così.
    Altrimenti qui andiamo falliti.




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