Office e Dropbox, la strategia di Microsoft

Office su iPad, con Dropbox integrato
Office su iPad, con Dropbox integrato
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 05/11/2014
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L’incontro tra Dropbox e Microsoft, in ottica «pro-Office», fornirà agli utenti di quest’ultimo spazio di cloud storage. Con prospettive di ulteriori novità.

Interoperabilità, integrazione e libertà: queste le parole chiave che definiscono meglio l’accordo tra Microsoft e Dropbox. Annunciato ieri dalla casa di Redmond, permette agli utenti di accedere a Dropbox direttamente da Office per gestire i propri documenti e modificarli, sfruttandone le caratteristiche di sincronizzazione e condivisione.

Diverrà quindi indifferente quale sia il device sul quale si è iniziato a lavorare: i file saranno disponibili su tutti, dunque diverrà possibile iniziare un foglio elettronico Excel su tablet, portarlo a compimento sul computer, quindi visualizzarlo su un phablet o smartphone.

Gli effetti a tutto tondo dell’accordo dovrebbero divenire operativi all’inizio del 2015.

Quale, però, il “senso” dell’operazione?, si chiede Il Sole 24 Ore. La domanda è più che lecita: Microsoft ha OneDrive, un servizio di cloud storage in piena concorrenza frontale con Dropbox. Avrebbe potuto impiegare quello (e per certi versi era già possibile). Come si spiega?

Non si tratta – argomenta il quotidiano di Confindustria – di una cannibalizzazione o di inutile duplicazione di un servizio, ma di una mossa strategica dell’AD Satya Nadella. Il terreno del cloud è fertile, Microsoft non intende perdere utenza su Office – uno degli asset più consistenti per la casa di Redmond – e preferisce, dunque, almeno per ora, perdere utenti OneDrive piuttosto che Office.

La riflessione “ci sta tutta”, ma aggiungerei qualcos’altro. Satya Nadella è indiano, dunque è geneticamente incline alla riflessione filosofica tipica del suo paese d’origine. A mio avviso ha riflettuto non solo sull’immediato, ma anche sul medio termine.

Ossia: se “va bene” – cioè le persone approfittando dell’occasione sfruttano inizialmente Dropbox ma poi passano a OneDrive – tanto meglio: OneDrive Cresce, Office resiste bene. Se “va male” – cioè le persone approfittano dell’occasione e, allettate dai risultati, si abbonano a Dropbox (per avere più spazio) e ci restano – Office avrà resistito bene e si aprirà una nuova prospettiva.

La prospettiva non può che essere una: prendere atto dello scarso risultato ottenuto da OneDrive e, dunque – perché no? – proporre a Dropbox una fusione con Microsoft, un po’ á la Skype. Funzionerebbe: Dropbox otterrebbe altro traffico, Microsoft otterrebbe un notevole allargamento del proprio servizio di cloud storage senza… faticarci troppo.

Vedremo. Nel frattempo, con l’anno nuovo dovrebbe arrivare la novità: fermo restando che occorre sempre riflettere accuratamente per l’uso dei servizi cloud, non resta che attendere.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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