Profilazione delle utenze TV, dall’America a qui il passo è breve

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 09/03/2009
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Roma – Se ne parla già da un po’, ma l’argomento è spesso sottaciuto, specie dai media mainstream. Negli States è invece ormai una realtà che sta prendendo forma: inviare pubblicità contestualizzata agli spettatori TV nelle proprie case. Una realtà di sperimentazione che oggi ha raggiunto la quota di 500mila abitazioni.

Stando a quanto raccontano le cronache, a fare l’esperimento più imponente è CableVision Systems, uno dei maggiori operatori di TV via cavo a stelle e strisce, che sta provando il funzionamento di un sistema di contestualizzazione sulle zone del Bronx, di Brooklin ed in alcune aree del New Jersey.

La tecnologia in uso – spiega il New York Times – non richiede alcun particolare hardware, dunque l’abbonato non realizza minimamente di far parte dell’esperimento.

A prescindere dagli innegabili risvolti sotto il profilo della privacy e nonostante ampie dichiarazioni da parte degli operatori circa il rispetto di quel minimo di anonimato che non crei seri «incidenti», gli esperimenti condotti sinora hanno già dimostrato un’efficacia di profitto che non è passata inosservata e il quotidiano lo dice chiaramente.

La testata statunitense infatti informa che un’altra azienda, Visible World, sta iniziando a lavorare con Comcast e Verizon (due tra gli ISP più «forti» negli States) per creare un sistema completo di profilazione che “segue ciò che una persona sta vedendo e confronta quel dato con le statistiche e le guide programmi, cercando di inferire sino a risalire a sesso ed età dello spettatore. Può impiegare dati di censimenti per ulteriore affinamento del profilo. Al termine del processo, è capace di inviare allo spettatore una pubblicità mirata”, spiega il quotidiano.

E in Italia? Non c’è molto da sorridere: mentre la visione di programmi TV attraverso le trasmissioni analogiche, tramite lo stesso digitale terrestre o via satellite può restare assolutamente anonima e non profilabile (a meno che volontariamente si connetta il proprio ricevitore o decodificatore a Internet o alla linea telefonica), non altrettanto avviene quando si diventa clienti di servizi di broadcasting via ADSL.

Gli esempi più eloquenti sono proprio la TV di Fastweb e Alice Home TV. Tutti gli operatori che distribuiscono tali servizi, infatti, hanno armi molto imponenti a loro disposizione: se i contenuti trasmessi sono ricevuti attraverso apparecchi specificamente concepiti per tale scopo (come il Decoder Unico di Fastweb o il Decoder Alice Home TV), hanno la certezza matematica di poter profilare l’utenza a proprio piacimento perché:

  1. conoscono tutti i dati anagrafici e fiscali di quell’utenza e sanno che dispone del loro decoder;
  2. possono attivare la collaborazione alla profilazione all’interno del decoder in qualsiasi momento;
  3. sanno con certezza di ottenere dati coerenti perché necessariamente il mezzo su cui viaggiano le trasmissioni è bidirezionale (al contrario della trasmissione radio, che è monodirezionale).

La medesima considerazione vale per chi assiste a contenuti TV via Internet, in quanto Alice permette di fruire di trasmissioni TV sul proprio computer ma, anche qui, a condizione che la linea ADSL sia di Alice, dunque tutto noto per il fornitore.

Ora, se al momento la penetrazione di mercato dei sistemi TV via ADSL in Italia è ancora trascurabile, per via della non uniforme diffusione della Rete e dell’ancora alta quota di digital-divide, la tendenza potrebbe invertirsi rapidamente a seguito degli interessi degli inserzionisti pubblicitari.

Qualora, infatti, la sperimentazione in atto negli Stati Uniti dovesse portare – come certamente sarà – profitti considerevolmente più ingenti, si può star certi che l’indotto gigantesco della macchina della pubblicità spingerà forte per la creazione di uno standard, attraverserà l’oceano in men che non si dica e farà pressioni su tutti gli operatori, da quello dominante a tutti gli altri a seguire, per tendere verso questo nuovo (per modo di dire) sistema che offre lo stesso servizio all’utenza TV ma molto, molto di più all’inserzionista pubblicitario.

Ci vuol poco, dunque, a immaginare uno scenario in cui le varie Auditel e simili convertano il proprio business da quello attuale, che richiede comunque la volontà del partecipante per funzionare, ad altri sistemi molto più subdoli, sui quali l’utente finale/spettatore non ha più alcun esplicito potere di controllo.

Estote parati, come ama dire il blogger Matteo Flora. Si potrebbe assistere, stranamente ed improvvisamente, ad un (apparentemente) inspiegabile veloce declino del digitale terrestre, ad una codifica forte all’impazzata del satellitare, allo spegnimento a tappeto dell’analogico e ad un inatteso, florido ricolmarsi di ADSL veloci in tutte le zone d’Italia. Il motivo, a questo punto, dovrebbe essere chiaro.

Marco Valerio Principato

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