Nòverca, un altro MVNO che se ne va

Noverca
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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 10/01/2015
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L’operatore, con un comunicato stampa redatto con abile e accurata scelta di termini, passa i suoi 170mila clienti all’operatore «padre»: TIM. Cioè, chiude.

È notizia del 9 gennaio, dunque della fine della scorsa settimana: Nòverca, uno degli operatori full-MVNO attivi in Italia, con un comunicato stampa ha sancito la fine della propria attività e passerà i suoi 170mila clienti consumer a TIM, per un corrispettivo di 3,9 milioni di euro.

Nulla di paragonabile alla fine dell’operatore BIP Mobile, che qualcuno ricorderà, finita in battaglia legale per ben altri motivi. Nel caso di Nòverca, il comunicato stampa è in termini completamente diversi e a chi non ha dimestichezza con il business language potrebbe anche sembrare un annuncio senza particolare rilievo.

L’azienda la mette sull’apparente “crescita” e dice: «L’accordo consente a Noverca di focalizzarsi nelle attività MVNA (Mobile Virtual Network Aggregator) dove potrà valorizzare gli ingenti investimenti sostenuti negli ultimi esercizi per lo sviluppo di una piattaforma e di soluzioni tecnologiche innovative in grado di abilitare soggetti  interessati ad operare in Italia in qualità di Operatori Mobili Virtuali (MVNO)».

MVNA? E cosa vuol dire? Significa Mobile Virtual Network Aggregator (cioè “aggregatore di reti mobili virtuali”). Non cercate una spiegazione, non ne troverete di chiare. L’unica si trova su Wikipedia in inglese, ma è un po’ “nascosta” tra le righe che parlano dell’operatore francese Transatel, dove si spiega che «l’MVNA acquista mobile airtime (tempo di servizi via rete cellulare, ndB) in blocco da operatori mobili partner, li aggiunge al proprio portafoglio di servizi e vende all’ingrosso tale tempo a molteplici MVNO, ciascuno dei quali a propria volta rivende i servizi mobili agli utenti finali».

Per farla breve, l’azienda cerca di diventare un’organizzazione di “distribuzione all’ingrosso” di servizi mobili per coloro i quali volessero tentare di tirar su un MVNO, laddove essa stessa è fallita. Il vantaggio sarebbe che il “nuovo” MVNO non deve preoccuparsi di acquisire servizi direttamente dagli operatori mobili reali cercando quello che gli pratica i prezzi migliori: ci pensa il MVNA a livellare l’offerta e a cercare quelle migliori. Un po’ pochino, a sommesso avviso di chi scrive, per garantirsi la sopravvivenza in un mercato ormai del tutto saturo (dopo aver, tra l’altro, accarezzato l’idea già da parecchio).

Basti pensare che un operatore come Wind ha appena concluso un’operazione di ricerca di suoi ex-clienti da far “rientrare”, selezionandoli tra quelli il cui numero di cellulare sia nativo di altri operatori e non proprio, che almeno una volta siano “passati” a Wind e poi ancora ad altri operatori.

È il caso di chi scrive: numero nativo Vodafone (un 348), successivamente passato a Wind, poi a Tre Italia con la formula 120/120/1 (120 minuti, 120 SMS e 1 GB) a 6 euro mensili. Tale offerta è però frazionata in quattro segmenti settimanali, cioè 30/30/0,250 (30 minuti, 30 SMS e 250 MB) a settimana, al costo di 1,5o euro a settimana, per un totale di 6 euro al mese, con la grande scomodità di non poter usufuire nel resto del mese di eventuale traffico non sfruttato. Wind ha così proposto una formula non vendibile, battezzata All Inclusive Gold, che per 6 euro al mese dà 400/400/2 (400 minuti, 400 SMS e 2 GB), da fruire liberamente nel mese. Ciò ha significato, naturalmente, che Wind ha fatto “rientrare” quel numero e Tre Italia l’ha perso.

In un mercato così “aggressivo”, dove l’unico modo per avere nuova clientela è quello di tentare di strapparla ad altri operatori, a modesto avviso di chi scrive il concetto di MVNO (sia full che ordinario) non ha alcuno spazio di sopravvivenza in un’ottica di “mirare al profitto per esistere”. Figurarsi quello di MVNA.

Dunque, la “sostanza” dell’annuncio di Nòverca è semplice: stanno chiudendo. E medesima fine, sempre a sommesso avviso di chi scrive, faranno tutti i MVNO. Il suggerimento è semplice: se siete clienti di un qualsiasi operatore mobile virtuale (PosteMobile, Tiscali Mobile, Fastweb Mobile, qui c’è la lista completa) guardate di chi è la rete che usate veramente. Quindi, mollatelo e, se come copertura e servizi vi trovavate bene, passate all’operatore reale, quello di cui il vostro operatore virtuale si serve per fornirvi servizio (lo trovate nella colonna accanto). Vivrete sonni molto più tranquilli.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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