Elettricità, mercato libero: conviene cambiare fornitore?

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La Redazione
Di La Redazione
Pubblicato il: 16/03/2009
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Roma – Una delle principali domande che si fa l’utente comune di fronte al c.d. «mercato libero dell’energia» è: “a parità di servizio, posso risparmiare?” e la risposta, alla luce dei fatti, in linea di massima è no. Brutta notizia, ma se si analizzano i pochi e decisivi fattori necessari, si addiverrà alla stessa conclusione.

Per prima cosa, occorre riflettere sulla natura del servizio di cui si è utenti. Si tratta di energia elettrica, una forma d’energia che, al pari di tutte le altre, è contraddistinta da caratteristiche che ne determinano la qualità, come ad esempio la stabilità della tensione e della frequenza.

In secondo luogo, occorre far mente locale sulle condizioni fisiche dell’impianto di distribuzione, anche partendo dal punto di fruizione (casa o azienda che sia). Affinché un cambio di fornitore produca una differenza in termini qualitativi, occorrerebbe che il punto di prelievo si collegasse con una cabina di fornitura diversa, facente capo ad un fornitore diverso da quello attuale. Ma così non è, né potrà – almeno nell’immediato – essere: anche cambiando fornitore, nulla viene variato nel collegamento fisico di fornitura, che resta allacciato alla medesima cabina. Cambia esclusivamente il contatore, che contabilizza per conto della ditta che ha in essere il contratto.

Trasporto energia elettrica - TERNA - Italia

Trasporto energia elettrica - TERNA - Italia

La fornitura di base, infatti, è un’attività a carattere nazionale, svolta dai c.d. distributori di energia elettrica italiani. In sede locale, poi, le aziende di distribuzione locali ricevono tale energia, la trasformano e la distribuiscono.

Cambiare fornitore, dunque, non comporta alcun cambio di rete elettrica, che resterà comunque la medesima impiegata sinora. Cosa cambia, allora, quando si cambia fornitore?

Cambia esclusivamente la titolarità del contratto. In altre parole, per come è stata concepita la normativa che governa il c.d. «mercato libero dell’energia», oggi per assurdo può esistere un’azienda che di elettrico non possiede assolutamente nulla: si limita a garantire un parco clienti, acquista elettricità “all’ingrosso” dal preesistente fornitore e la rivende al dettaglio, sfruttando esattamente gli stessi mezzi del preesistente fornitore.

Dunque, l’unica arma che ha una siffatta azienda per guadagnare clientela è il prezzo, sul cui margine può (limitatamente) giocare in termini economici per conquistarsi il cliente, ma attenzione: tutto l’impianto, fino al punto di prelievo che fornisce energia al cliente, è e resta di proprietà (e di gestione) del fornitore reale, quello che materialmente possiede gli impianti di distribuzione e consegna.

Tra i primi risvolti che comporta un cambio di fornitore c’è prima di tutto l’assistenza clienti. Quando si ha bisogno di assistenza per un qualsiasi guasto non legato all’impianto del cliente, si prefigurano due scenari:

1. Si è clienti dell’azienda che è anche proprietaria degli impianti di distribuzione

In questo caso, l’intervento è a cura dello stesso soggetto giuridico con cui si ha il contratto e che materialmente possiede e gestisce gli impianti di distribuzione. Il rapporto di clientela è diretto, non vi sono intermediari, dunque l’azienda ha tutto l’interesse a fornire assistenza entro i tempi previsti dalla sua carta dei servizi.

2. Si è clienti di un’azienda «terza», quindi rivenditrice di energia prodotta e distribuita da altri

In questo caso, per intervenire a fronte di un guasto l’azienda non può che rivolgersi al fornitore «reale», richiedendo l’intervento per conto del cliente. Tale fornitore è certamente tenuto ad intervenire, ma darà – ovviamente – la precedenza ai propri clienti diretti, lasciando in coda quelli destinati a clienti di un’altra azienda, per di più propria concorrente.

La scelta più sensata, dunque, è quella di non lasciarsi abbindolare dalle mille invoglianti pubblicità che invitano a scegliere il «tale» fornitore esclusivamente attirando l’attenzione sul fattore costo, ma quella di mantenere il rapporto contrattuale diretto con quel soggetto giuridico che, materialmente, è proprietario della rete di distribuzione locale. Una considerazione, per alcuni aspetti, del tutto analoga a quella da farsi in fase di scelta di un fornitore di servizi di telecomunicazioni alternativo, di cui si è recentemente discusso su queste pagine.

Facendo attentamente i conti, difficilmente si potranno avere differenze rilevanti sotto il profilo dei costi tra un gestore e l’altro. In compenso, con un rapporto diretto il trattamento riservato in caso di guasto, l’assistenza tecnica o, più in generale, il customer caring è necessariamente più immediato per una semplice questione di priorità, che ogni azienda stabilisce nei confronti della propria clientela diretta, e che si traduce a sua volta in una normale e plausibile tutela degli interessi aziendali.

Può essere, infine, interessante dare un attento sguardo a questo opuscolo informativo ufficiale, preparato dall’Autorità per l’Energia e il Gas, dalla cui lettura si avrà conferma di quanto qui esposto.

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